La caduta di Bossi ha generato smarrimento e disorientamento tra i cosiddetti militanti. Un fenomeno naturale, che si verifica ogni qual volta, chi decide di sposare un’ideologia ne rimane vittima, in seguito alla dipartita del leader carismatico che ne è al tempo stesso significante e significato.
L’ideologia si basa sul pre-giudizio. Un pregiudizio non è altro che un giudizio emesso a priori, sulla base di pochi, insufficienti e superficiali elementi di valutazione. Secondo Alberto Oliverio “rispecchia criteri di economia mentale in quanto implica un ricorso a schemi mentali che incasellano diverse situazioni e perciò semplifica i rapporti con la realtà.” Tutti noi, quotidianamente, ricorriamo a pregiudizi, a schemi mentali pre-fabbricati, molto utili perché in grado di farci risparmiare tempo e di semplificarci la vita.
Ogni essere umano – scrive Giulio Granata – ha una sua idea del mondo, una chiave di lettura che gli consente di orientarsi, prendere delle direzioni, compiere delle scelte funzionali per sé. Questa idea ha una valenza soggettiva, non un carattere di verità assoluta.”
Quando decidiamo di abbracciare un’ideologia scegliamo di affidarci ai pregiudizi. Il pregiudizio è utile perché rafforza le convinzioni di chi ne fa uso, rendendole inconfutabili e inattaccabili e consente di risparmiare tempo, ma costringe il pensiero all’interno di un sistema di idee rigidamente strutturato, “che – secondo Anthony Wilden – fornisce spiegazioni o razionalizzazioni sul perché il mondo è così com’è, e sul come o sul perché ci si può aspettare che questo cambi o no”. Questo atteggiamento, portato alle estreme conseguenze, solitamente si trasforma in dittatura.
Un’ideologia è una rappresentazione del mondo impermeabile al confronto, “un’avarizia del pensiero”.
Un atteggiamento di chiusura verso gli altri. Riduce notevolmente le occasioni di confronto, genera previsioni che ovviamente tendono a rafforzarla, riduce le possibilità di scelta aumentando, di conseguenza, la capacità di governare il caos. Ma soprattutto acceca, impedisce di vedere oltre la facciata, ne annulla da subito il bisogno. Il seguace si accontenta di ciò che affermano i capi, non scava, non verifica, non ne ha bisogno, la sua massima soddisfazione è sentirsi parte del sogno e quando il sogno svanisce cerca di aggrapparsi con tutte le sue forze a quel pò che resta e che continua ad illuderlo che potrà ancora essere.
Tutto funziona benissimo – scrive Annamaria Testa – fino a quando l’ideologia riesce a conservare la propria impermeabilità al mondo e contemporaneamente a stare in piedi come modello plausibile del mondo. Se la tempesta degli eventi le rovina addosso fino a farla crollare, le persone possono sentirsi crollare con lei: non avendo più comportamenti ortodossi disponibili, si ritrovano a non avere più comportamenti disponibili. Non avendo più pregiudizi utilizzabili, si ritrovano senza capacità di giudicare.”
E’ quello che sta accadendo in questi giorni agli “ultras” della Lega Nord che, come i concorrenti di una storica trasmissione televisiva, tentando di dimostrare di essere ancora parte di qualcosa che non è più, si rivelano soltanto dei militanti allo sbaraglio.

Massimiliano Capalbo

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