Il feticcio è appena uscito di scena, l’uomo che ha saputo attrarre su di sè (più di ogni altro) invidie, gelosie, odii, rancori, attenzioni, passioni, fedi e chi più ne ha più ne metta, è stato “affettuosamente salutato” dai suoi elettori e tutto ciò ci ha dato la percezione di essere arrivati ad una svolta. Ma se ci soffermiamo ad analizzare la situazione ci accorgiamo che ancora una volta la svolta non c’è stata.
Abbiamo commesso il solito errore di sempre: ci siamo rifiutati di fare i conti con la storia. Abbiamo fatto quello che sappiamo fare meglio di altri, scendere da un carro perdente e salire su un altro vincitore senza batter ciglio, con molta disinvoltura. Quella stessa disinvoltura che ci ha caratterizzato nel passaggio dalla divisione all’Unità d’Italia, dalla sconfitta militare alla vittoria durante le due guerre mondiali, dalla Monarchia alla Repubblica, dalla prima alla seconda Repubblica, e che oggi caratterizza il passaggio dalla seconda alla terza. Le contrapposizioni sorte in ciascuna di queste fasi della nostra storia non sono mai state sanate e, così come le nanoparticelle prodotte da un inceneritore, si diffondono nell’atmosfera, si moltiplicano e si depositano momentaneamente al suolo in attesa di risollevarsi con la prossima folata di vento. Ma soprattutto sono eterne, non scompaiono mai, aumentano soltanto.
I dibattiti continueranno a vertere sugli stessi odi: nord contro sud, fascisti contro comunisti, ladri contro onesti, berlusconiani contro antiberlusconiani.
Siamo un popolo diviso, polemico, inaffidabile, abitudinario, inefficiente, sprecone, furbo, abbiamo tutte le qualità per riuscire a raggiungere il tanto temuto default. E come gli elettori anche gli eletti, i cui partiti/movimenti non sono altro che il frutto di queste contrapposizioni: quelli di sinistra in origine avevano nel loro DNA l’antifascismo ed oggi l’antiberlusconismo, la Lega è nata contro “Roma Ladrona” e il Sud sprecone, Forza Italia e sigle conseguenti sono nate contro le sinistre e i comunisti, l’Italia dei Valori è nata sulla scia del giustizialismo, per combattere i partiti che con Tangentopoli si erano macchiati di ruberie, persino il Movimento Cinque Stelle di Grillo, nonostante sia l’unico in grado di mettere in campo alcune idee concrete, trova la sua spinta nell’avversione contro i partiti e la cosiddetta casta, senza parlare poi del Popolo Viola, degli Indignati e compagnia protestando. Nessun partito/movimento italiano ha nella sua ragion d’essere lo scopo di costruire qualcosa ma solo di distruggere, di contrastare qualcun altro.
In un tessuto sociale così frammentato e contrastante sarà veramente dura per Monti riuscire a far approvare qualcosa, anche perchè quelli che dovranno votare i suoi provvedimenti (a parte i nuovi ministri) saranno gli stessi di prima, motivati e animati dalle stesse nanocontrapposizioni di sempre, con lo scopo primario di vendicarsi delle sconfitte subite e di rianimare vecchi rancori.

Massimiliano Capalbo

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5 commenti
  1. Nuccio Cantelmi
    Nuccio Cantelmi dice:

    Non sarà dura per Monti approvare qualcosa. Il pensiero unico è dominante e pare che tutti concordino nella soluzione rapida alla crisi. Gli appelli all'unità nazionale colgono nel segno perché, dinnanzi alle contrapposizioni fittizie e di facciata, c'è un sostrato di intesa dominante, un understandment strisciante e trasversale. Ci saranno le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Ci saranno riforme. Tutto calato dall'alto e nel silenzio collettivo. Perché siamo sotto anestetico, sotto shock… Non è tempo di contrapposizioni vere (basate sulla effettiva diversità di pensiero) ma di scontri fittizi, artefatti. E' tempo del pensiero unico!

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  2. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    In un paese unito dalle divisioni com'è il nostro, le contrapposizioni sono come la scialuppa di salvataggio per il potere, di qualunque fede politica si tratti. Il fatto è che noi crediamo che siano contrapposizioni "reali", o per lo meno contrapposizioni per le quali valga la pena impegnarsi, indignarsi e lottare.

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  3. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    In un paese unito dalle divisioni com'è il nostro, le contrapposizioni sono come la scialuppa di salvataggio per il potere, di qualunque fede politica si tratti. Il fatto è che noi crediamo che siano contrapposizioni "reali", o per lo meno contrapposizioni per le quali valga la pena impegnarsi, indignarsi e lottare.
    Personalmente non credo che Monti abbia trascurato questo aspetto, e il fatto che abbia o meno facilità a far passare i provvedimenti del suo prossimo governo non costituisce per lui un ostacolo insormontabile.
    Però l'articolo di Massimiliano mette in giusto rilievo l'aspetto che, non tanto per i governi, ma per la maggioranza di noi italiani, costituisce uno dei motivi per cui siamo sempre così limitati nella nostra visione globale delle cose.

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  4. Pasquale Allegro
    Pasquale Allegro dice:

    sembra il PARADOSSO DELL'ASSURDO…ma credo che con oggi si sia realmente materializzato quanto veniva scritto un pò di mesi fa in un lungimirante post di questo blog: IL PAESE E' ORA PIU' CHE MAI NELLE MANI (BCE ED FMI) "DEGL'ALTRI"…se non recepiamo neanche questo FORTE SEGNALE…in che modo potremmo pensare di "uscire dal tunnel" in un futuro futuro?

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