Da lunedì 16 luglio il Pollino brucia e nessuno se n’è accorto. Il Parco Nazionale più grande d’Italia è sotto attacco nell’indifferenza collettiva. Soprattutto dei calabresi che non percepiscono minimamente la gravità di ciò che sta accadendo. L’incendio è doloso oltre che doloroso, i pini loricati esemplari unici che tutto il mondo ci invidia stanno andando in fumo.
Mentre tutti sono alla ricerca dei piromani nessuno punta il dito sui complici. In questa indifferenza collettiva, infatti, c’è tutta la storia della nostra terra, c’è tutta la stoltezza dei suoi abitanti (di quelli che appiccano gli incendi e di quelli che se ne disinteressano), sviati ad arte, attraverso progetti faraonici impossibili e dunque mai realizzati, da una politica attenta solamente a garantirsi la propria rielezione.
Il vero patrimonio, la vera ricchezza, l’unica risorsa sulla quale la nostra regione potrebbe puntare, trovando le ragioni e le coordinate di un nuovo inizio, ovvero il patrimonio naturalistico, storico e culturale va in fumo o, nella migliore delle ipotesi, versa in stato di abbandono.
I boschi bruciano e le aree archeologiche sono seppellite dalle erbacce e umiliate quotidianamente sotto lo sguardo, compassionevole, dei loro visitatori.
Se ne avessero consapevolezza, i calabresi organizzerebbero le ronde notturne per difendere questi valori, e invece nulla. Le ragioni di tale sfacelo sono riconducibili a due verità. La prima è che i calabresi non conoscono la Calabria e questo è il peccato originale che ci portiamo dietro da secoli e che impedisce qualsiasi iniziativa a difesa del territorio. Come si può difendere qualcosa che non si conosce?
La seconda verità è che decenni di assistenzialismo hanno fatto il resto, uccidendo lo spirito di iniziativa e diffondendo come un virus la cecità, l’incapacità di vedere il bello che ci circonda e di trasformarlo in ricchezza per la collettività. Il risultato è sotto gli occhi (che non vedono) di tutti.
Al II° Raduno delle Imprese eretiche ridaremo la vista ai ciechi.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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4 commenti
  1. rav
    rav dice:

    beh io direi anche che gli interventi sono minimi, se non inesistenti, e che la "politica" gestisce ancora una volta i propri interessi fregandosene dello sfacelo…. i soccorsi vengono sollecitati e arrivano dopo 24 ore, si punta al risparmio interpellando gli elicotteri che in questo "inferno" non servono a molto ….. quindi prima di additare la cittadinanza parlate d'altro….

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    • Massimiliano
      Massimiliano dice:

      Non spetta alla politica la cura del territorio ma ai cittadini, l'incendio una volta appiccato può essere solo circoscritto. Bisogna impedire che accada e per fare ciò bisogna partire da molto lontano.

      Rispondi

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