Ma quanti esperti a posteriori, quanti analisti del giorno dopo, tutti con la spiegazione in tasca, prodighi di consigli, dentro e fuori dai movimenti/partiti. Quello ha perso per questo motivo, quell’altro ha vinto per quell’altro motivo, che ci voleva a capirlo? Tutti i commentatori, però, si sono guardati bene dallo sbilanciarsi prima, dal correre il minimo rischio, un pò come gli elettori.
Non è poi così difficile dare spiegazioni quando accadono le cose. Ogni persona e ogni cosa hanno dei punti di forza e dei punti di debolezza basta esaltare gli uni quando si vince e gli altri quando si perde e si può giustificare e spiegare la qualunque a posteriori. Se Grillo avesse vinto le motivazioni sarebbero state che il PD aveva fatto l’inciucio con Berlusconi, che non era più la sinistra di una volta, che la gente non arriva a fine mese etc. Ora che ne esce ridimensionato, invece, è perchè ha insultato troppo, non ha parlato di Europa, ha sbagliato ad andare da Vespa e via elencando.
In realtà il dato che emerge clamorosamente da queste elezioni è che gli italiani si sono ben guardati dal rischiare. Il comportamento dell’italiano medio è diventato strategia, per salvarsi basta puntare sul cavallo vincente. Di fronte ad un’Italia disorientata, conservatrice, spaventata, assistenzialista, piagnona, opportunista, stereotipata dai media che gioca in difesa dei piccoli e grandi privilegi individuali sin qui acquisiti, Renzi può atteggiarsi perfino a statista.
Il 20% è la soglia sulla quale si fermano i visionari, quelli che pensano in termini di comunità, che non hanno paura di fare il salto nel buio, di rischiare, quelli che agiscono a prescindere, ogni giorno, nel proprio piccolo per cambiare non solo la propria vita ma anche quella degli altri e che, anche non stando in prima fila, ci credono comunque. Oltre ci sono i pragmatici/opportunisti, quelli che tengono famiglia, che hanno paura di non arrivare a fine mese, che si mettono in fila in attesa del proprio turno, che si sottomettono volontariamente. Quelli che al massimo si lamentano, anche perchè se volessero cambiare veramente agirebbero (non votando questo o quel partito, intendiamoci, ma rimboccandosi le maniche). E’ un partito trasversale ed è maggioranza nel Paese.
Alla luce dei risultati odierni lo scambio di battute tra Grillo e Vespa, sottolineato in un altro intervento, assume contorni più chiari.
Quel “Per non rubare più!” dato in risposta alla domanda “Per fare che?” evidentemente a quel 40% di elettori del PD non ha detto nulla, non gli ha smosso di una virgola la coscienza. Mettere una persona onesta non è una motivazione di voto ma, soprattutto, non è sufficiente per un elettore che chiede di essere salvato dalla propria ignavia. Il PD è riuscito dove neanche Berlusconi, con i suoi potenti mezzi, era riuscito. Il voto di ieri ha sancito la fine di un’epoca, quella del cosiddetto “giustizialismo” cominciata con Mani Pulite, la fine del moralismo berlingueriano che il PD ha abbandonato da tempo e che il M5S ha abbracciato prepotentemente. L’italiano medio è ormai abituato a convivere con le ruberia quotidiane, spesso ne è complice, per lui l’onestà non è un valore soprattutto se non lo è anche per gli altri. Il risultato ottenuto dalla Lega Nord, nonostante gli scandali che l’hanno travolta, e il consenso che il PDL (Forza Italia + NCD + Fratelli d’Italia) ha mantenuto al Sud, ne sono la conferma. L’onestà non è mai andata e mai andrà di moda in questo Paese, checchè ne dica Grillo, se non diventa conveniente. E’ questa convenienza che il M5S non è riuscito ad indicare al potenziale elettore, neanche a quello non schierato che si è astenuto dall’andare a votare. Perchè devo fare l’onesto? Che ci guadagno? Dopo che l’ho fatto potrò continuare a dare da mangiare ai miei figli? Potrò conservare la mia sacca di privilegio? Potrò sperare nel favore all’occorrenza? Potrò continuare a fare il furbo alla bisogna? Glielo darete un lavoro a mio figlio? O è solo filosofia? Nel dubbio meglio non rischiare.

Massimiliano Capalbo

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