Quando si parla di turismo, in Calabria, nel corso di dibattiti televisivi o convegni spesso va in onda il solito atteggiamento vittimistico. C’è sempre una “campagna di demonizzazione” avviata dai media nazionali contro la Calabria. Gli articoli e i servizi televisivi sulle navi dei veleni, lo scandalo dei depuratori, la strage di Duisburg, i fatti di Rosarno, l’uccisione del piccolo Nicholas Green (solo per citare alcuni fatti di cronaca che hanno contribuito a costruire negli anni passati l’immagine turistica della Calabria nel mondo) sarebbero sempre il frutto di un complotto ordito dai media ai danni della nostra immacolata regione.

Peccato che non sia sufficiente negare l’esistenza di alcuni fenomeni per farli scomparire con la stessa abilità con cui un prestigiatore farebbe scomparire le sue colombe.
La ricetta che viene indicata, per ovviare alla comunicazione negativa, è spesso frutto di un’ossessione nei confronti dell’immagine, di una concezione della comunicazione che vede più nell’apparenza che nella sostanza il modello da applicare, un modello di comunicazione berlusconiano che fa scuola, ormai, da quindici anni. Si tratterebbe, secondo questi novelli Dorian Gray, di rilanciare l’immagine in questione attraverso contro-campagne di comunicazione martellanti volte a convincere del contrario a costi, tra l’altro, elevatissimi.
Le strategie comunicazionali di Berlusconi, infatti, rappresentano per molti un modello da imitare, un modello vincente, soprattutto per quanto riguarda la capacità di persuadere, di convincere, di vendere. Incontro spesso imprenditori e politici o aspiranti tali convinti del fatto che per comunicare efficacemente sia necessario “occupare” più media possibili gridando, con il volume più alto degli altri, le proprie bugie. E questo è preoccupante. Sento di dover difendere in qualche modo la categoria dei professionisti che, invece, lavorano seriamente in questo settore. Perché oggi il marketing e la pubblicità sono diventati sinonimo di “falso”, maschere costruite per celare il trucco.
I grandi comunicatori, di solito, hanno pochi mezzi a disposizione, poche risorse e molto talento e fondano il proprio successo sulla trasparenza, sulla corrispondenza tra ciò che affermano e ciò che realizzano. Purtroppo ci vorranno molti decenni perché le ferite che questo stile comunicativo ha inferto alla comunicazione possano essere rimarginate.

Massimiliano Capalbo

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4 commenti
  1. Luana Ambrosio
    Luana Ambrosio dice:

    "…Egli cercò di diventare occhi per il cieco, orecchi per il sordo e grido sulle labbra di coloro la cui lingua era stata serrata. Il suo desiderio era di essere la tromba con cui potessero arrivare al cielo le moltitudini che mai avevano avuto voce…".

    Questo è il Motto dell'Economia; questo è ciò su cui si fonda la comunicazione, il lavoro di un manager; questo è l'aforismo su cui baso la mia vita e possibilmente il mio futuro lavoro nel settore gestionale.

    L'aspetto? L'apparenza? Non nascondiamoci dietro ad un dito, sono cose indispensabili al giorno d'oggi, specialmente in settori quali: la moda,il turismo, il marketing, lo sport, la pubblicità.

    L'uomo vuole vedere belle donne sponsorizzare un prodotto, così come la donna è più invogliata ad acquistare un capo se a publicizzarlo è un bel ragazzo.

    Su questo si fondano certi settori e certi ambiti, perchè dobbiamo fare gli ipocriti?

    Io non riuscirei a prendere seriamente un "obeso" che mi mostra pillole per dimagrire o una donna in carne durante una pubblicità di fitness.

    Questi sono esempi estremi, ma passiamo ad esempi più concreti.

    Una grande azienda secondo te preferirebbe assumere una bella donna, spigliata, schietta, intelligente, a capo del settore di marketing e comunicazione, o una ragazza sciatta, timida e non curata?

    L'azienda è fatta di immagine e l'immagine è lo specchio di tutti coloro che ci lavorano, se a lavorarci sono persone tristi, cupe e non di bell'aspetto, l'azienda automaticamente asssumerà connotati negativi per coloro che la osservono dall'esterno.

    Per quanto riguarda le pubblicità a discapito della Calabria, ne parlavo poco fa con la mia conquilina…la Calabria che fa per favorire il turismo e la sua immagine? Nulla.

    Questo weekend sono andata al mare (io che ho sempre elogiato le mie spiagge e i nostri scenari omerici), sai cosa ho visto? Spiaggia sporca, siringhe, giornali; per non parlare dell'acqua: olio, detersivo, assorbenti che galleggiavano.

    Un turista davanti a questo paesaggio cosa dovrebbe fare? Io scapperei e me ne andrei a Rimini e a Riccione, dove forse il mare non è così azzurro ma dove quantomeno sanno organizzare un Lido, puliscono le spiagge e cercano di mantenere le acque limpide e contaminate (investendoci milioni e milioni di euro).

    Ah dimenticavo: settore economico; siamo una delle regioni più care in Italia, solo nel mese di luglio l'affitto di un appartamento arriva a costare 2000 euro, se ci spostiamo agli hotel il prezzo sale a dismisura.

    In passato potevamo dire che la nostra regione era una Perla, mare e montagna, connubio perfetto per un turista esigente!Ora mi sento di dire che la gente farebbe meglio a spendere i propri soldi in luoghi in cui non rischiano di prendere qualche malattia o qualche allergia.

    Sto quasi concludendo.

    Il Marketing caro Massimiliano si basa sulla menzogna, l'etica è di vendere a qualsiasi prezzo, in qualsiasi modo; l'essere morale non ripaga in questo settore; all'azienda interessa guadagnare, arrivare ad un certo livello, i mezzi utilizzati per tale ambizione non conoscono sacrifici.

    Un bacio

    Rispondi
  2. favius
    favius dice:

    Caro Massimiliano, sono daccordo con te in toto, ma anche tu nello scrivere il tuo articolo non hai fatto altro che confermare quanto tu critichi. Per evidenziare il problema non hai fatto altro che caderci dentro anche tu, mi spiego meglio… hai parlato, anche se solo per fare un esempio, anche tu del nano. Come vedi hai ragione la sua campagna funziona… male purchè se ne parli… 🙂

    Per quanto riguarda la nostra regione, la sua salvezza sta nella sua gente, se non cambia la mentatlità purtroppo non c'è campagna pubblicitaria o storia/cultura che ci possa salvare…

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  3. Max
    Max dice:

    Cara Luana non sono assolutamente d'accordo, soprattutto con l'ultima parte del tuo scritto. Il marketing è uno strumento e come tutti gli strumenti può essere usato per ingannare o per promuovere nel rispetto della verità. E' un luogo comune pensare che il marketing sia soltanto uno stratagemma usato dalle imprese per vendere, quando invece il marketing è insito nell'essere umano. Ciascuno di noi quando sceglie come vestirsi, come atteggiarsi, di cosa e di chi circondarsi, in che tipo di casa abitare, quale lavoro svolgere, fa un'operazione (spesso anche inconscia) di marketing. L'essere umano teme la solitudine ed è alla costante ricerca di strategie per rendersi appetibile agli occhi degli altri.

    Le imprese sono fatte e gestite da uomini e quindi crescono a agiscono a loro immagine e somiglianza. Quindi, ricollegandomi anche a ciò che scrive Favius (con cui concordo in pieno, aimè hai ragione ci sono cascato ma era quasi inevitabile) la differenza la fanno le persone, i singoli, ma soprattutto (se ne possiedono una) dall'etica che adottano quotidianamente quando agiscono.

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