Tra le tante motivazioni del non andare a votare che ho raccolto ieri tra conoscenti e sconosciuti incontrati in viaggio ce ne è una che mi induce a una riflessione: “tanto non serve a niente“, parole pronunciate a volte con rassegnazione, altre volte con malcelato senso di superiorità. Queste parole mi richiamano un episodio di qualche giorno fa.
In un comune del catanzarese, Stalettì, un signore si trova allagato il suo giardino per la rottura di un tubo dell’acquedotto comunale, segnala la cosa al comune e il sindaco sospende subito l’erogazione dell’acqua nel tratto interessato, ma, diversamente da altre volte, non ordina la riparazione perché, dice, il tratto è privato e dunque non di competenza del comune. Che gli interessati paghino regolarmente le bollette inviate dal comune sembra ignoto al sindaco così come l’obbligo di legge di portare acqua fino al contatore dei singoli utenti.
Ebbene, come reagiscono i cittadini privati arbitrariamente di un bene primario? Si recano in delegazione dal sindaco? Fanno un esposto o una denuncia per abuso di ufficio o interruzione di servizio pubblico? Chiamano il prefetto a intervenire d’urgenza? Vanno dai carabinieri a sporgere denuncia?
Niente di tutto questo. Ciascuno provvede a risolvere per proprio conto il problema: c’è chi chiede a un vicino di potersi collegare alla sua rete, chi si allacccia a monte a parente, chi a valle a conoscente, chi se ne va in un’altra casa in attesa che la cosa si risolva (da sola ?) e così via, ognuno per proprio conto.
Mi pare l’emblema della giornata di ieri: la rinuncia all’azione collettiva. Ognuno per sé, “tanto non serve a niente”.
Quando una comunità rinuncia ad agire collettivamente?
– quando non è più comunità
– quando la nave sta affondando.
Questo atteggiamento è ben raffigurato dal sistema politico: i partiti sono scomparsi e al loro posto abbiamo un aggregato di bande che procedono ognuna per proprio conto a spartirsi il bottino. Che deve fare allora quella piccola parte minoritaria che, mentre la nave affonda, pensa al destino di tutti?
Pensare come maggioranza pur essendo minoranza, parlare a nome di tutti, anche dei topi che stanno scappando all’impazzata, senza alzare troppo la voce perchè vedere lontano basta a se stesso.

Giuliano Buselli

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