Si chiama Rosario Benedetto, ha 31 anni, e dalla provincia di Varese ha deciso di trasferirsi in Calabria esattamente a Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, dove vive da un paio d’anni. A far cosa? Vi chiederete voi. A ripiantare le rose a Roseto che, in epoca greco-romana, venivano coltivate e utilizzate per riempire i guanciali delle principesse sibarite.
Chi ha letto “L’uomo che piantava gli alberi”, di Jean Giono, potrà comprendere che si tratta di una storia semplice ma allo stesso tempo capace di propagarsi come le radici di un albero, in questo caso di una rosa. Questo Elzéard Bouffier dei giorni nostri è un rivoluzionario. Mentre la maggior parte dei nostri contemporanei è impegnato a fare a gara a chi fa più rumore, con l’intento dichiarato di fare la rivoluzione, c’è chi la compie quotidianamente in silenzio. Le trasformazioni più efficaci sono quelle che avvengono lentamente e in solitudine, scrive Giono, sono quelle che entrano nell’abitudine senza provocare stupore. E’ l’unico modo per non essere disturbati e proseguire nei propri intenti.
Rosario ha abbandonato il suo lavoro e anche il suo ruolo di precario al Nord, molto ambito invece da molti suoi coetanei, (faceva lo stewart per una compagnia aerea), ha venduto la propria auto e ha investito tutti i suoi risparmi per acquistare sei ettari di terreno tra Roseto e Montegiordano, perchè crede fermamente in questo progetto a tal punto che lo ha presentato anche alla Regione Calabria. Si tratta di un progetto molto innovativo e unico nel Sud Italia, la creazione di un percorso benessere tra le rose con struttura ricettiva annessa, oltre a laboratori per la trasformazione delle rose e la realizzazione di prodotti alimentari e cosmetici, sfruttando il recente bando dei Pisl, ma è intenzionato ad andare avanti anche senza finanziamenti pubblici come un vero imprenditore. Rosario è un eretico a tutti gli effetti, una fiamma che arde, un esempio per tanti, la scintilla che può rimettere in moto quella parte della regione.
I tempi sono maturi. Il cambiamento è già in atto. Sono tanti i Rosario sparsi per la regione che ogni giorno si ingegnano e prodigano per realizzare se stessi e trasformare il territorio nel quale operano. Sono i veri politici sui quali da oggi in poi dovremmo riversare la nostra fiducia. L’alto astensionismo registrato alle ultime consultazioni elettorali regionali è un ottimo segnale. Ci dice che la maggior parte della gente ha già cominciato a cambiare, ad abbandonare i recinti. Ora si tratta di orientare gli orsi affinchè trovino una nuova casa, ma soprattutto una nuova ragione per vivere. Ci sono molti territori che attendono di essere coltivati o ricoltivati in silenzio e solitudine. Molti luoghi che hanno perso il senso del proprio nome, la propria identità, e dunque la propria ragion d’essere, traditi dagli stessi abitanti impegnati ad inseguire esclusivamente le vanità proposte dalla società post-moderna. Se spegnessimo la tv e cominciassimo a rincontrarci fisicamente scopriremmo che il cambiamento è a portata di mano, che basta volerlo.
Ereticamente da oggi in poi si occuperà esclusivamente di questo. Di individuare le fiamme che ardono e ravvivare i fuochi sotto cenere. Rosario sarà uno dei soldati del nostro esercito. Chi vorrà arruolarsi e partecipare al cambiamento dovrà armarsi solo di idee e buona volontà. Niente altro. Perchè per fare la rivoluzione non serve granchè, a volte può bastare anche una rosa.

Massimiliano Capalbo

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3 commenti
  1. LUIGI CALZONE
    LUIGI CALZONE dice:

    Ottima intuizione, complimenti e tanti auguri.
    D’altronde solo un Rosario poteva piantare le rose e per giunta sei anche Benedetto.
    Hai la benedizione di tutti quelli che amano la nostra terra.

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