Ne parliamo per proporre uno sguardo rinnovato su tutto ciò che ormai è dato per scontato. Ne parliamo per aprire gli occhi sulle opportunità non colte, su quello che abbiamo davanti senza vederlo veramente. Ne parliamo per affrontare la vita diversamente, con la mente libera dai pregiudizi e dalle verità preconfezionate. Eresia non è uno slogan o un cartellino appeso al collo. È sinonimo di dubbio, quello sano, quello che ci rende degni di essere definite persone. Poniamo domande e non imponiamo soluzioni, ma solo questioni aperte che trovano nell’interpretazione personale della vita le proprie risposte.
Eresia è cambiamento, accettare che la storia non si ripeta ciclicamente seguendo corsi e ricorsi, negando a noi stessi la possibilità di interferire. Accettare che siamo parte integrante di un percorso in divenire e possiamo contribuire a modificarlo con una visione, con un’idea, con un’intenzione. Parliamo di eresie perché le passioni e i talenti non siano soltanto divertissement occasionali, ma rappresentazioni socialmente utili della nostra personalità e del nostro agire. Eresia come metodo personale per affrontare la quotidianità, i progetti, le vittorie, gli errori e i fallimenti. Siamo eretici perché è il pensiero critico che ci invita ad essere tali. Siamo eretici perché, come insegna Machiavelli, la virtù è quella capacità di vedere e saper conciliare competenze e occasioni. Forse una provocazione? Si, certamente. Siamo eretici perché scegliamo di godere del nostro piccolo spazio di mondo e di assaporarlo con gli occhi di chi lo guarda ogni giorno in modo nuovo, afferrandone unicità e difetti, sorridendo di fronte ai primi e cercando di comprendere le motivazioni dei secondi. Eresia perché la vita di ognuno di noi è un’unità irripetibile e come tale merita di essere indagata, dando sfogo agli elementi peculiari che fanno di una singola esistenza un’esistenza ben vissuta.
Eresie da imprenditori. Non basta. Eresie da cittadini, eresie da animali sociali liberi nel pensiero e nelle azioni. Iniziamo questo tour per interrogare prima di tutto noi stessi su quello che può essere il nostro contributo, per chiederci in cosa consiste il nostro stare al mondo e dargli un senso nuovo, guardare alle nostre responsabilità come prime occasioni per andare in fondo alla nostra autocoscienza. L’eresia è un’impresa. È l’impresa del vivere. Un’impresa che riguarda il nostro modo di affrontare il lavoro come strumento che nobilita realmente l’uomo, che c’entra con la nostra maniera di trascorrere il tempo, che interessa la nostra capacità di valorizzare i luoghi e i contesti sociali in cui viviamo. Partire dal pensiero per cambiare la materia e costruire l’armonia.
Scegliamo di essere eretici non perché sia politicamente corretto farlo, per aderire a un’etichetta o ad un’ennesima verità, ma perché è verso il nostro essere “qui ed ora” che abbiamo il compito di interrogarci tutti i giorni e tutti i giorni di trovare risposte diverse in noi e in quello che ci sta attorno. Per quale strana ragione? Perché “vivere richiede una sforzo decisamente maggiore del semplice fatto di respirare”.

Roberta Caruso

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