Qualche giorno fa un caro amico mi segnala un bando, pubblicato sul sito dell’UNICAL, per svolgere attività di docenza presso la medesima università sul tema del turismo sostenibile. Nonostante la mia atavica ritrosia a partecipare a bandi, gare, concorsi et simili decido di scaricare il bando, compilo la domanda e gli allegati e mi reco (ieri mattina) presso l’ufficio protocollo del DIMES, in via P. Bucci, cubo 42C, V Piano, per presentare la domanda.
Attraverso il lungo ponte, in una delle giornate più calde dell’anno, che divide in due gli edifici orrendi che compongono l’ateneo, per raggiungere il cubo all’interno del quale è ubicato l’ufficio. Entro, saluto e chiedo conferma di essere nel posto giusto, l’ufficio del protocollo. Un signore coi capelli bianchi, seduto dietro un grande bancone posto nell’atrio, mi fa cenno di si e gli consegno la mia documentazione.
La prima obiezione riguarda il fatto che i documenti non siano in busta ma, alla mia risposta “sul bando per le consegne a mano non è specificato” chiama una sua collega che arriva, si limita ad alzare le sopracciglia e risponde che non ci sono problemi. A quel punto il signore coi capelli bianchi mi dice che posso lasciare la documentazione li, sul bancone, provvederà appena possibile a protocollarla.
Alla mia obiezione, scontata, “come provvederà? Non mi rilascia un numero di protocollo?” risponde di non preoccuparmi che sarà fatto successivamente. Al che stupito esclamo “è la prima volta che in un ufficio di protocollo mi rispondono così! Come faccio a dimostrare di aver presentato domanda se non mi rilascia un numero di protocollo?” A questo punto lui, stizzito, mi domanda “non si fida?” e la sua collega con un sorrisetto di circostanza aggiunge: “stia tranquillo“. Decido di impuntarmi e di fronte alla mia insistenza il signore coi capelli bianchi mi mostra alcuni documenti sparsi sulla scrivania che, a suo dire, gli impedirebbero di protocollare la mia domanda e aggiunge, “se vuole aspettare…” “Si, aspetto“, rispondo.
Nel frattempo arrivano altre due persone che lui serve senza lamentarsi e, mentre comincio a pensare che trascorreremo la giornata insieme, mi chiama dicendomi ad alta voce il numero di protocollo con cui ha archiviato la mia domanda. Lo appunto sulla mia copia ed esigo che mi metta almeno un timbro che attesti che io sono stato in quella specie d’ufficio, ne prende uno a caso sulla scrivania e lo appone sul foglio.
Esco e, mentre ripercorro a ritroso quell’orrendo ponte che mi separa dall’auto, penso che forse non ho nulla da insegnare in quest’Università più Unical che rara. Ma soprattutto ottengo un’ulteriore conferma del perchè, nonostante esista da 40 anni, non sia riuscita a produrre un’impresa, un pensiero, un’idea, una classe dirigente in grado di cambiare il destino di questa regione.

Massimiliano Capalbo

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