Non ha destato molto interesse tra i calabresi la scomparsa, qualche settimana fa, di uno degli ultimi rappresentanti della Calabria laboriosa e creativa: il maestro Vincenzo De Bonis. Erede dell’omonima famiglia che dal 1700 produce, nell’antica liuteria del rione della Giudecca, a Bisignano, strumenti musicali di pregiata manifattura e dal suono particolarmente dolce e vibrante, si è spento all’età di 84 anni.
Uno degli ultimi grandi artigiani della musica italiana, artefice di una scuola di liutai noti in tutto il mondo che ha annoverato tra i suoi clienti più illustri Domenico Modugno e Angelo Branduardi, è scomparso nell’indifferenza della quasi totalità dei suoi corregionali. Si certo, ai funerali ci sarà stata tanta gente e tante autorità e adesso il comune provvederà magari ad intitolargli strade e monumenti e ad inaugurare musei in suo ricordo, ma fin quando è rimasto in vita quanta considerazione, quanto del suo sapere è stato reso disponibile o valorizzato o considerato fonte di sviluppo artistico, economico e sociale per questa regione? Quanti giovani tra quelli che scendono in piazza per chiedere che qualcuno gli garantisca per decreto un lavoro hanno mai pensato di apprendere, con umiltà e spirito di sacrificio, l’arte di uno di questi maestri? E quanti genitori post-moderni avrebbero storto il naso al solo pensiero?
Il maestro De Bonis non è l’unico pezzo di valore che, in vita, la Calabria non ha mai saputo valorizzare adeguatamente. Ci sono, ad esempio, gli artigiani delle pipe di Mandatoriccio o di San Vito sullo Jonio che continuano a lavorare in silenzio, i maestri d’ascia e i vasai di Cariati che stanno scomparendo, i ceramisti di Squillace e di Cropalati che nonostante tutto continuano a crederci e tanti altri come loro. La lista è lunga e testimonia come in questa nostra regione non siano soltanto il turismo e l’agricoltura ed essere stati messi da parte in questi ultimi decenni, in nome di un “progresso” mai arrivato, ma anche l’arte e l’artigianato, snobbati dai sostenitori della modernità e del gigantismo che tanto danno hanno arrecato a questo territorio.
L’oggetto che esce dalle mani di un artigiano – secondo lo scrittore francese Jean Giono – è vivo, è il segno della più grande potenza che l’uomo possa amorevolmente esercitare sulla natura, mentre quello che esce dalle fabbriche è morto. Mentre la maggior parte dei calabresi sono diventati operai e hanno ceduto, svendendosi anima e corpo, al dio dell’industria, uomini come De Bonis hanno preferito rimanere artigiani, hanno continuato a lavorare liberamente nella loro bottega, senza inseguire quelli usciti dalle grandi scuole, dove gli apprendisti stregoni professavano (e continuano ancora oggi a professare) la stregoneria del mito industriale. L’operaio è prigioniero della catena di montaggio nella quale lavora perchè non sa fare tutto il lavoro, sa farne solo una parte. Se se ne andasse dalla fabbrica non potrebbe vivere come invece si può permettere di fare l’artigiano che ha un mestiere e che è capace di svolgerlo ovunque, difendendo le sue autentiche ragioni di vita perchè, come scrive sempre Giono, “la vera cultura dell’uomo è il suo lavoro, ma un lavoro che sia la sua vita.

Massimiliano Capalbo

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2 commenti
  1. Raffaella
    Raffaella dice:

    Ho apprezzato molto che si sia voluto ricordare un’importantissima figura della cultura calabrese. Ho sentito troppo spesso descrivere il Maestro Vincenzo e il fratello precedentemente scomparso, il Maestro Nicola, semplicemente come gli ultimi esponenti della dinastia di liutai De Bonis. Credo che bisogna fortemente sottolineare che i Maestri Nicola e Vincenzo sono stati innanzitutto due importantissimi artisti che hanno apportato un grande contributo all’evoluzione della liuteria internazionale per quanto riguarda le chitarre classiche, i violini e i mandolini. I due Maestri sono stati troppo spesso associati alla realtà dell’artigianato locale, trascurando il fatto che le loro opere sono state ricercate dai più grandi chitarristi e violinisti di tutto il mondo (per fare alcuni esempi: Uto Ughi, Alirio Diaz e si pensa che anche Andres Segovia avesse una chitarra De Bonis)e hanno ricevuto i più importanti riconoscimenti internazionali per la liuteria.
    Sono anche io convinta che l’artigianato sia una delle più nobili attività lavorative che l’uomo possa svolgere. Tuttavia credo che, anche per rispetto di artisti come Vincenzo e Nicola De Bonis, bisogna fare una distinzione netta rispetto all’arte che è un atto di intelligenza e creatività unica e irreplicabile che rende la vita di coloro che l’ammirano e la rispettano migliore.

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  2. Massimiliano
    Massimiliano dice:

    Gentile Raffaella, ho apprezzato molto il suo commento che lascia trasparire conoscenza e sensibilità riguardo l’argomento.
    Sono assolutamente d’accordo con lei, ho voluto solo evidenziare come tante cose in Calabria siano tanto conosciute all’estero quanto assolutamente sconosciute in patria (nemo profeta purtroppo).

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