Tra le tante storie che in questi anni di eresie abbiamo scoperto e raccontato, quella che vede come protagonisti Luca Valentini e Carmelo Cammarisano, due giovani appassionati di kitesurf del lametino, ha dello straordinario. Sono riusciti, in 8 anni, a fare quello che la partitica non è riuscita a fare in 45: individuare una vocazione territoriale, trasformarla in valore e di conseguenza costruirle un’immagine riconoscibile a livello mondiale.
L’immagine è quella che coincide con Hangloose Beach, un parco sportivo balneare di 15.000 mq attrezzato di tutto punto e meta, ogni anno, di appassionati di kitesurf, windsurf, sup, vela e canoa. Luca e Carmelo hanno trasformato una spiaggia abbandonata, (dove la partitica nazionale era riuscita ad imporre, negli anni 70, una cattedrale nel deserto chiamata SIR (Società Italia Resine), fortunatamente mai avviata), in un’oasi per gli appassionati di questi sport che sfruttano il vento come propulsore. Nel 1971, quando il governo nazionale decise l’industrializzazione forzata del Sud Italia per inseguire l’illusione neocapitalistica dell’epoca, consentì all’industriale Nino Rovelli di sbarcare in Calabria e rilevare 400 ettari di terreni (espropriati ad agricoltori che avevano floride attività agricole) per trasformarli in un deserto. Della SIR, che servì per vincere molte campagne elettorali (di tutti i colori) e che non entrò mai in funzione, oggi resta proprio a poche centinaia di metri da Hangloose Beach, un lungo pontile simbolo del fallimento di quelle “politiche”. Un’operazione che, con la collaborazione dei sindacati dell’epoca, costò 230 miliardi delle vecchie lire e che ha contribuito, assieme a tante altre simili, alla formazione del debito pubblico che continuiamo a pagare oggi, con gli interessi.
Luca e Carmelo, invece, senza finanziamenti pubblici e semplicemente guardandosi intorno, hanno scoperto che quella spiaggia aveva il vento giusto per trasformare la loro passione in un lavoro. Talmente giusto da far diventare in pochi anni Gizzeria, la capitale mondiale del Kitesurf. In questi giorni, infatti, sono in corso i campionati del mondo, strappati alla concorrenza di San Francisco ed Abu Dhabi con sindaco di Gizzeria e governatore della regione, che fino a ieri non sapevano neanche cosa fosse il Kitesurf, costretti ad interessarsi dell’evento e a mettersi in moto per evitare figuracce e, soprattutto, è il caso di dirlo “cavalcare l’onda”.
Hangloose Beach registra circa 70.000 presenze l’anno (con il raduno mondiale si stima che quello stesso numero si concentrerà nelle due sole settimane dell’evento) giusto per dare un’idea di ciò che si muove intorno a questo lembo di spiaggia fino a ieri sconosciuto. Nei giorni precedenti l’inizio del raduno sono accadute cose mai viste prima, sono state delimitate delle aree per i parcheggi, è stato riversato del pietrisco lungo la strada che costeggia la spiaggia per impedire che la polvere bianca dello sterrato si levasse in cielo al passaggio delle auto, i lidi adiacenti Hangloose Beach hanno cominciato ad ampliare i loro spazi costruendo gazebo e nuovi ambienti. Insomma, si è messo in moto un processo di trasformazione dell’area partito dal basso. Questo esempio dimostra, come tutti gli altri raccontati in questi anni, che non è la partitica che cambia il territorio ma i cittadini che si fanno istituzione e costringono la partitica a fare la propria parte, mettendola con le spalle al muro. Chi è più forte (in termini di reputazione) vince. Luca e Carmelo la reputazione se la sono costruita passo dopo passo e adesso è tale che, con il loro esempio, possono stimolare anche gli altri ad immaginare un futuro diverso per il proprio territorio.

Massimiliano Capalbo

Commenti

Lascia un commento

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *