Cosa accade quando nasce un bambino? E’ l’irruzione dell’imprevisto, nessuno sa chi diventerà e che farà quell’essere nuovo che arriva sulla scena del mondo. Bisognerebbe interrogarsi sul significato della sua comparsa, scrutare nel volto i segni di un messaggio dalle profondità dell’essere universale e riempirsi di stupore.Succede invece, il più delle volte, che genitori e parenti scrutino quel volto nuovo alla ricerca di segni conosciuti, di esistenze già vissute: la bocca ricorda la nonna, il ciglio lo zio, la fronte il papà, il sorriso la mamma e così via e quando, poi, con gli anni, il bambino manifesterà le prime inclinazioni si dirà che ricorda il carattere di qualche avo. La scuola completerà la “formazione” insegnandogli che ogni suo atto è determinato dal DNA (la divulgazione scientifica non ha ancora scoperto l’epigenetica). Insomma quasi tutti vogliono ricondurre il nuovo arrivato alle sue “origini”, pare quasi che tutti abbiano paura delle dimensioni sconosciute del bambino, del suo “mistero”, è come se ci fosse un Erode in ogni adulto che cerca continuamente di cancellare l’inedito infantile.
Eppure l’infinita varietà dei volti umani mostra l’irriducibilità dell’essere umano all’essere animale e a ogni programmazione genetica. Sembrano piccolezze, eppure le conseguenze sono enormi: i bambini vengono educati a interiorizzare vecchie esistenze invece che a sviluppare le proprie unicità.
Il problema dell’imprevisto comincia ad affiorare anche in ambito religioso. Un teologo cristiano ha pubblicato di recente un libro sul tema: la rivelazione è conclusa (come afferma la tradizione religiosa cristiana) o è suscettibile di nuovi sviluppi?
L’imprevisto bussa alle porte e molti, spaventati, cercheranno di chiudere ogni fessura, inutilmente. L’imprevisto è più forte di ogni resistenza umana.

Giuliano Buselli

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