La perdita di giovanissime vite avvenuta a Corinaldo, qualche giorno fa, nel corso di una serata in discoteca impone una riflessione sul rapporto tra giovani e adulti nel nostro Paese. Si tratta di adolescenti in fase di crescita alla ricerca continua di punti di riferimento.
Un ragazzo di 14 anni è il risultato di una plasmazione di cui non è responsabile. Gli adulti dovrebbero comprendere molto di più che è necessario “essere” persone genuine e essenziali rivolte verso il bene. Non basta parlare. La potenza del condizionamento esterno è enorme e solo se i genitori agiscono come potenti esempi che vibrano di positività in azione si può contrastare questo massacro psicologico di una generazione.
Faccio la psicoterapeuta da 35 anni, i giovani che trovano nei genitori degli esseri in cammino per la propria crescita e per la verità sono immuni. Non basta parlare. Bisogna essere. Si consegnano i figli al nemico fin da piccoli, non solo rinunciando ad educare ma soprattutto rinunciando loro stessi, genitori, ad “essere” in crescita incontro all’essenza e alla verità.
Tutti i giovani di quella notte (abito a Fano) si sono in un attimo liberati della maschera di cinismo e individualismo narcisistico e sono divenuti buoni, disposti al dono di sé, solidali, addolorati per la tragedia degli altri e non certo solo soddisfatti della loro sopravvivenza, generosi donativi. VERI insomma. In un attimo è riemersa la loro “verità” di esseri puri e orientati al bene, in un attimo la maschera costruita in 14 anni di assurdità è crollata.
I giovani di quella notte ora possono tenersi stretta al cuore quella verità e possono ritornare a diventare “se stessi” e non più dei cloni telecomandati. Non fermiamo tutto al “ritornare alla normalità per superare il trauma”!!! Sarebbe suggellare un fallimento di una grande opportunità di salvezza per loro. Io li sento in studio e in giro dire che gli adulti sono desiderosi che si torni al “come prima” ma loro desiderano coltivare quello che di latente è emerso attraverso il varco del trauma. E per fare questo c’è bisogno di adulti che si sveglino, che non temano lo squilibrio psicologico dei figli ma che abbiano fiducia nella potenza che le splendide anime coraggiose dei loro figli sopravvissuti hanno in sé.
I genitori non devono parlare e basta, devono essere e in questa occasione sono levatrici di un parto necessario, sta nascendo l’altruismo, la bontà d’animo e lo spirito di comunione che i giovani hanno sempre avuto per esprimere le loro idealità più pure che oggi, in un mondo competitivo e aggressivo, sono giudicate virtù da deboli, da perdenti.
Quei giovani erano già nel teatro dell’imitazione di quel modello, già ben avviati. Nella incoscienza dei genitori che pensano “sono fatti così i giovani d’oggi”. Ma non è la verità! I ragazzi vengono RESI così da un capillare condizionamento di cui molti genitori non si avvedono.
Questi nostri ragazzi hanno avuto il dono di perdere quella maschera attraverso un trauma ed è emersa intatta la loro verità purissima, di persone buone e solidali.
Esiste un modello alternativo fatto di comunione e cooperazione. Loro lo hanno incarnato per una notte. Li aiuteremo finalmente a non indossare di nuovo la maschera? Io spero di sì! Le vittime allora, forse, non lo saranno state di un’atrocità vana e insensata.

Maria Letizia Marotti

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