Passata la piena su Steve Jobs, costituita dal profluvio di articoli e servizi che i media hanno pubblicato per un’intera settimana, per osannare il defunto guru della Apple, vorrei provare a rialzare il giunco della razionalità, piegato momentaneamente dalla corrente.

Non una critica, nessun dubbio, Steve Jobs è stato raccontato e descritto dal coro unanime dei media come un esempio da imitare e il popolo dei fedeli, che lo adorava e continua ad adorarlo anche dopo la morte, è in lutto perchè non sa se domani potrà vivere le stesse emozioni che Jobs è riuscito a regalargli in questi ultimi anni.
Steve Jobs è stato certamente un genio, è su questo tutti concordiamo, ma di cosa? Qui le opinioni sono differenti. C’è chi l’ha definito un genio delle nuove tecnologie, chi un profeta del futuro…
Io credo che Jobs sia stato un genio del marketing e credo che il marketing, con lui, abbia raggiunto livelli mai prima d’ora raggiunti.
Jobs ha compreso prima degli altri una cosa fondamentale: che per ottenere il successo che poi i suoi prodotti hanno ottenuto avrebbe dovuto lavorare sulle emozioni. Ha capito che gli esseri umani sono mossi dalle emozioni prima che dalla ragione. “La differenza essenziale tra emozione e ragione – afferma Donald Calne, neurologo canadese – è che l’emozione porta all’azione, la ragione alle conclusioni”.
Jobs ha capito che la maggioranza della popolazione consuma e acquista con la mente e con il cuore, cerca un motivo razionale (quel che il prodotto fa) e prende una decisione emotiva (mi fa sentire bene).
I suoi prodotti non fanno altro che questo. Il messia lo sapeva ed ha studiato attentamente le curve, i colori, i materiali, gli effetti. Tutto è stato studiato per emozionare, stupire, affascinare, conquistare.
Come un incantatore di serpenti Jobs ha suonato il piffero della Apple e i consumatori post-moderni sempre più alla ricerca di affetto hanno risposto e continuano a rispondere in massa all’irresistibile richiamo.
“Gli esseri umani hanno bisogno d’amore, senza muoiono” afferma Kevin Roberts CEO della Saatchi & Saatchi che ha coniato il concetto di Lovermark (il marchio in grado di creare una relazione emotiva con i propri consumatori) ed oggi l’oggetto del nostro amore sono gli oggetti che acquistiamo, le cose che scegliamo e di cui ci circondiamo e che provvediamo a rivestire con le nostre fantasie, per riempire il vuoto che abbiamo dentro. I prodotti della Apple soddisfano questo bisogno, sono come il richiamo delle sirene, recinti nei quali rinchiudere gli adepti che hanno un’unica chance: venerare il feticcio.
Se a ciò aggiungiamo il fatto che molte delle componenti principali del sistema operativo Mac OS X, che è quello che gira sui dispositivi Apple, sono frutto diretto della comunità del free software e che questo ha permesso alla Apple di poter usufruire del lavoro della comunità, salvo poi rendenderlo successivamente un prodotto proprietario e quindi non libero e costruire intorno ai proprio prodotti una prigione, costituita dal fatto, ad esempio, che un utente Apple (per i prodotti device iPod, IPhone, IPad) non può installare i software che preferisce ma può prenderli solo ed esclusivamente dall’Apple Store, oltre a non essere sicuro di avere sotto controllo la propria privacy, ci rendiamo conto di quanto le parole pronunciate all’Università di Stanford il 12 giugno 2005 dal signor Jobs, in cui incitava i giovani ad essere folli e affamati, stridano con le sue azioni.
D’altronde lo slogan stesso della Apple, “Think different”, lascia presagire un atteggiamento controcorrente salvo poi assistere all’allineamento, in fila davanti agli Apple Store, dei suoi adepti in ansiosa attesa che il messia sforni l’ultimo feticcio.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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4 commenti
  1. Nuccio Cantelmi
    Nuccio Cantelmi dice:

    Siamo sempre alla ricerca del mito, del profeta. Son duemila anni che ci sentiamo orfani di colui che ci possa guidare, prendendoci per mano. E dire che quando il messia venne non fummo capaci di riconoscerlo. Così ci accontentiamo di surrogati, di uomini appena capaci di vedere il mercato prima degli altri. Si fa presto a dire mito….

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  2. Gianluigi Folino
    Gianluigi Folino dice:

    Massimo, mi trovo perfettamente d'accordo con quello che dici. Ti devo far rilevare una piccola imprecisione che non cambia però il senso del discorso.
    dove dici
    "ad esempio, che un utente Apple non può installare i software che preferisce ma può prenderli solo ed esclusivamente dall’Apple Store, oltre a non essere sicuro di avere sotto controllo la propria privacy,"
    dovresti precisare che questo è vero (almeno per ora) solo per i dispositivi mobili e non per i pc Apple, in cui si possono liberamente installare prodotti di terze parti, altrimenti pochi professionisti comprerebbero computer Apple, come invece fanno.

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  3. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    Eresia, tra le altre cose, significa anche indagare in profondità su costumi e miti del presente e del passato, e, ove necessario, non farsi scrupoli di mettere a nudo verità che restano deitro le quinte di un teatro le cui regole sono dogmi da dare in pasto alla massa, che li digerisce in un sol boccone e senza masticare, come fossero pastarelle che riescono sempre ad ingolosire, grazie al loro aspetto esteriore.
    Direi che Massimiliano, in quest'articolo, ha dato dimostrazione proprio di questo: un perfetta analisi Eretica del fenomeno Jobs.
    Sono perfettamente d'accordo sul fatto che Jobs, pur avendo notevoli meriti, non pare quel mito rivoluzionario che i media oggi vogliono far sembrare. Ha navigato sapientemente e con notevole genio artistico, nei mari di un mercato che, secondo me, non si è mai sognato di rivoluzionare. Il suo messaggio agli universitari, che attraverso la rete ha fatto più e più volte il giro del mondo, quel famoso discorso del "be foolish, be hungry", ormai è uno spot che, vedrete, sarà in molte campagne elettorali.
    Eppure trovo che sia giusto dare a "Jobs quel che è di Jobs": in un mondo fatto di slogan e di spot più o meno pubblicitari, dire certe parole a certe persone (studenti neolaureati), può fare l'effetto di una scossa elettrica, se giungono nelle orecchie giuste. Una scossa che può portare nel tempo a riflessioni un po' fuori dagli schemi, e magari realizzare una vita, un progetto, delle idee, che possano rendere compatibili le parole ai fatti.
    E "voglia il cielo" sia così.
    Altrimenti dovremmo accontentarci di un'immagine di Jobs, ottimo cuoco, che con un pizzico di "think different" ed una grattuggiatina di "be foolish, be hungry", ha cucinato il risotto "tecnologia e marketing", versione riveduta e corretta dello stesso piatto che viene servito da parecchie generazioni nei migliori mercati del pianeta.

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