Le affermazioni di Corrado Augias hanno suscitato scalpore e reazioni contrastanti. Si tratterebbe di dichiarazioni in gran parte condivisibili se non provenissero da lui. Che la mafia abbia vinto, infatti, è sotto gli occhi di tutti, l’ho detto e scritto tante volte in questi anni, non perché abbia a sua disposizione questo o quel personaggio insospettabile ma perché la mentalità mafiosa è diventata mentalità collettiva e non solo al Sud. Sono tanti gli intellettuali calabresi che, nel tempo, hanno usato parole dure nei confronti della propria terra ma, quando queste nascono dallo sconforto e dal desiderio di rivalsa che si agita nel cuore di chi le pronuncia, hanno ben altro sapore e generano ben altre reazioni. Conoscendo Augias, invece, non si è trattato di dichiarazioni casuali, erano volte a suscitare le polemiche che hanno prodotto. Una persona di esperienza come lui, infatti, non può non prevedere gli effetti delle proprie dichiarazioni, in una società sempre più interconnessa.
Perché allora lo ha fatto? E quale scopo si era prefissato di raggiungere? Nessuno, semplicemente generare quello che ha generato. Si tratta di un atteggiamento tipico degli “intellettuali di sinistra” che, essendosi misurati con le problematiche che denunciano e, avendo fallito, sono mossi semplicemente da un atteggiamento di rivalsa nei confronti del problema che non sono riusciti a comprendere e piegare alla propria visione delle cose. Sembrano voler affermare: “se non mi avete capito non sono io che non mi sono saputo spiegare ma siete voi che non avete l’intelligenza, gli strumenti, la cultura per comprendermi”, sovvertendo qualsiasi principio fondamentale della comunicazione. A questa lunga schiera di “teorici senza successo” appartengono personaggi del calibro di Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani, Marco Minniti, Piero Fassino, e compagnia fallendo.
Quando Corrado Augias, nel 1994, fu eletto parlamentare europeo dell’allora PDS per la circoscrizione meridionale, grazie anche ai voti dei calabresi, non considerava la regione una partita persa, almeno non pubblicamente. Quando ancora ero un giovane e povero illuso, attratto dai pifferai magici della sinistra, lo seguii per un’intera giornata nella sua campagna elettorale in Calabria. Pranzammo assieme a Crotone, perché avevo un amico, giovane militante della sinistra, che mi invitò a fare quest’esperienza con lui.
Nei suoi discorsi emergeva, già allora, come nei discorsi di tutti quelli che rientrano nella schiera precedentemente indicata, questa concezione platonica del governo dei migliori. “Chi deve governare?” si domandava Platone e la risposta era “i pochi, i prescelti, i migliori” dunque l’aristocrazia; questa assoluta mancanza di alternative all’élite di cui faceva e continua a far parte; questo considerare ciò che non gli assomigliava non degno di esistere e di considerazione e questo giudicare realtà socio-culturalmente così differenti dalla propria, come inferiori o non all’altezza della sfida e, infine, questo atteggiamento da professorino che continua a tenere, nel corso delle sue trasmissioni televisive, nei confronti dei malcapitati giovani che vi partecipano. In quell’occasione noi eravamo i suoi discepoli e lui ci stava indottrinando sulle sue teorie aristocratiche. La convinzione socratica “io so di non sapere quasi niente” avrebbe dovuto all’epoca, e dovrebbe ancora oggi, condurre alla prudenza il nostro amico. Tanto Socrate quanto Platone, infatti, esigono che l’uomo di Stato (o che ambisce ad esserlo) sia saggio. Ciò significa che lo statista dev’essere perfettamente conscio della propria palese ignoranza, soprattutto se non vive nel territorio del quale si erge a narratore.
Cosa ha fatto Augias da parlamentare europeo per ridurre questa condizione di irrecuperabilità della Calabria di cui parla oggi? Se oggi è così mal messa ci saranno delle responsabilità anche da parte di chi, come lui, ha chiesto la fiducia e il consenso per rappresentarla nei consessi parlamentari? Qual è stata la differenza di efficacia della propria azione politica rispetto a quella dei suoi avversarsi? E cosa ha generato di concreto?
Se Augias, e tutti gli altri come lui, non avessero miseramente fallito non starebbero oggi a rilasciare dichiarazioni di questo genere ma, dopo un’attenta autocritica, andrebbero a ricercare nuove chiavi di lettura, e scoprirebbero che nonostante la latitanza delle istituzioni di cui sono stati anch’essi rappresentanti, in questo territorio vi sono centinaia di imprese eretiche, che personalmente ho conosciuto e raccontato negli ultimi 12 anni, che spesso hanno sopperito alle loro mancanze, invece di limitarsi a parlare delle inchieste di Gratteri o di invocare interventi dall’alto inutili (non si capisce cosa ci sia di più alto del ruolo che ha ricoperto lui stesso), visto che il problema è di natura socio-psico-culturale. Ma così non è. Chi tiene veramente alle sorti di un territorio cerca di non nascondere le negatività oltre che le proprie responsabilità ma, nel contempo, di mettere in evidenza le positività, per non consentire alla sfiducia di prendere il sopravvento. Perché il raggiungimento o meno di un obiettivo è un lavoro di squadra, non un progetto calato dall’alto da chi si considera migliore.

Massimiliano Capalbo

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