E’ una questione di spazio, è solo una maledetta questione di spazio. Spesso, per comprendere ciò che accade intorno noi, è sufficiente fermarsi a riflettere, osservare le reazioni altrui e trarne le conseguenze.
Quasi tutte le lotte, le battaglie e i conflitti tra gli esseri umani nascono da problemi di spazio. Forse è anche per questo che abbiamo inventato il cyberspazio, perchè quello fisico non ci basta più.
Il mondo è rotondo e gira ma è finito. Qualcuno penserà che sto scoprendo l’acqua calda ma quanti di noi si fermano a riflettere su questa banale e ovvia considerazione? A giudicare da come ci comportiamo quotidianamente la risposta dovrebbe essere: nessuno. Quando pensiamo alle risorse del pianeta terra il pensiero va all’aria, all’acqua, ai combustibili fossili, al legname, a quelli che con una parola che adesso va di moda vengono definiti “beni comuni”, tutte risorse primarie e limitate che, se non correttamente tutelate e utilizzate, rischiano di consumarsi o di essere inquinate per sempre. Ma c’è una risorsa altrettanto limitata e importante che nessuno considera: lo spazio.
La popolazione mondiale ha superato la soglia dei 7 miliardi di esseri viventi alla fine del 2011. L’Onu stima che nel 2040 raggiungeremo i 9 miliardi. Previsioni e cifre a parte non è esattamente sullo spazio fisico che intendo richiamare l’attenzione, quanto su quello di manovra, lo spazio di azione. All’aumento della densità abitativa dei territori corrisponde, infatti, la diminuizione dello spazio di azione, di movimento, di ciascuno e il conseguente aumento dei conflitti sociali dovuto allo sconfinamento nello spazio di azione o di vita altrui.
La maggior parte dei conflitti nasce, infatti, quando non siamo in grado di valutare e prevedere le conseguenze delle nostre scelte, delle nostre decisioni. Quanti hanno la sensibilità di calcolare le ricadute che le proprie azioni hanno su chi gli vive intorno? Quando si decide di costruire una casa, quando si avvia un’impresa, quando si organizzano eventi, quando si vota un candidato, si fa in modo che le proprie scelte condizionino anche la vita degli altri, invadano e incidano lo spazio di vita altrui. Se lo spazio che inevitabilmente sottrarremo agli altri verrà ricompensato dalle ricadute positive che le nostre azioni avranno su di essi, allora questo spazio non verrà considerato “sottratto” ma “accresciuto” e le persone ci considereranno come una risorsa. Se, al contrario, ciò non avverrà l’odio e l’invidia (che non scaturisce da altro che dalla paura degli altri di restare indietro) prevarranno, e saremo considerati una minaccia, un obiettivo da boicottare, contrastare e, se possibile, arrestare.
E’ questa la grande responsabilità che ci portiamo dietro quotidianamente e che, se ben gestita, può contribuire a migliorare (non a risolvere) i rapporti tra le persone. Fino ad oggi abbiamo permesso che l’abilità, l’avidità e l’invidia soppiantassero la saggezza. Una simile scelta ha portato solo alla contrapposizione tra gli esseri umani e all’incapacità di vedere i limiti che le nostre scelte e le nostre azioni naturalmente possiedono e i confini entro i quali possono reclamare il diritto di esistere.

Massimiliano Capalbo

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1 commento
  1. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    Non sono molto d'accordo, caro Massimiliano. Questo articolo è un teorema che si basa sul presupposto della limitatezza delle risorse. La mia eresia mi impedisce di dare per esatti questi presupposti. Li trovo dogmi che da troppi secoli resistono alla voglia di conoscenza delle persone. L'economia attuale, per definizione, si basa proprio sul fatto che siamo competitivi nel momento in cui le risorse sono limitate, se annullassimo questo presupposto (farei meglio a chiamarlo pregiudizio), forse capiremmo, tra le altre cose, che la crisi non esiste, e che potremmo sentirci anche meno schiavi.

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