Quando insegnavo ebbi per alcuni anni uno studente che veniva da un piccolo paese della provincia; era semplice, buono di carattere, poco adatto allo studio (pessimi i risultati in tutte le materie), gli piaceva essere utile agli altri perchè allora, diceva, si sentiva importante, anche se nessuno lo ringraziava.
Per la sua semplicità a volte i compagni lo prendevano in giro e talvolta anche una perfida collega, ma lui non se ne risentiva minimamente, non conosceva il risentimento.
Una volta, durante un consiglio di classe, un collega, riferendosi a lui, disse: se ne va felice con le due pive che ha in saccoccia.
Esatto, M. era il ragazzo più felice della classe pur essendo il meno dotato per lo studio, era come se si sentisse ricco pur avendo poco o niente. Spesso si dice: “chi si accontenta gode”, ma il detto esprime una mentalità pauperistica secondo la quale chi non ha dovrebbe abbassare le proprie aspettative a quello che effettivamente ha.
Questa “tradizione” presume (e purtroppo insegna) che l’uomo abbia poco, che sia un misero essere bisognoso di sostegni e aiuti esterni.
Ogni potere: politico, culturale, religioso, economico, ha sfruttato questo sentimento della propria miseria. La ricchezza è fuori di te e allora la devi strappare agli altri. Accumula.
Passi il tuo tempo a elencare quello che ti manca (quanti ci insegnano fin da piccoli a farlo!), finisci col far confronti con quello che gli altri hanno e diventi geloso e invidioso e finisci col desiderarne la rovina.
Se invece ti senti ricco, ti viene voglia di elargire agli altri, chi si sente ricco non può tenere tutto per sè.
“Conosci te stesso” significa anche: scopri in te le ricchezze che hai, i talenti, le doti, scopri l’oro che è nelle profondità del tuo essere.
E’ un invito a scavare nella miniera interiore, nella convinzione che contiene immense risorse. Perchè l’uomo è grande.
Sentirsi poveri induce a voler distruggere gli altri. Sentirsi ricchi fa nascere il desiderio di far del bene agli altri.
M. si sentiva ricco. Di che? Direbbe il povero. Intanto della vita che aveva in sè, era gioioso di essere vivo.
Se ai bambini ogni tanto si dicesse: fermati, respira, senti la vita che scorre in te, gioisci… guarda la fonte della luce, senti come si espande nelle tue cellule, gioisci…

Giuliano Buselli

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