Nulla di pubblico ieri sera nella trasmissione di Michele Santoro. Soltanto una resa dei conti tra lui è il suo nemico numero uno Silvio Berlusconi che, ormai alla canna del gas, è stato costretto a scendere nell’arena televisiva per lui più scomoda nel disperato tentativo di ribaltare un risultato elettorale scontato.
Chi ha seguito la trasmissione non era davanti alla tv per cambiare opinione su Berlusconi ma per assistere allo scontro, allo spettacolo della rissa, sul cui esito (scontato) magari ha anche scommesso.
Una rissa sollecitata, cercata a più riprese dal conduttore (la peggiore conduzione da quando fa questo mestiere, carica di astio) nel tentativo di vendicarsi di vent’anni di “ingerenze” e vessazioni. Umanamente comprensibile, professionalmente no.
Ancora una volta ciò che viene “venduto” come pubblico in Italia nasconde (non più di tanto poi) esigenze/beghe private. La commistione politica-media è il vero problema di questo paese. Il gran numero di giornalisti candidati alle prossime elezioni, sommato al gran numero di giornalisti (tra cui Santoro stesso, la Gruber ed altri) già candidati in passato, la dice lunga sull’attendibilità (e non sull’imparzialità che non esiste) dell’informazione diffusa in questo paese e sulla confusione di ruoli e comportamenti che caratterizzano questi ambienti e che ieri sera sono emersi chiaramente, come non mai, nel corso della trasmissione.
Assistere alla scena di un ex-presidente del consiglio che, (con atteggiamento infantile tipico del bambino che racconta alla maestra il dispetto compiuto dal compagno nei suoi confronti), per vendicarsi elenca le condanne riportate dal giornalista-biografo, che ha costruito la sua carriera e la sua celebrità sugli errori/malefatte del primo, è qualcosa che può avvenire solo in Italia o in qualche paese dell’est europeo (con esiti purtroppo più cruenti da quelle parti).
Tutto il resto è passato in secondo piano, ovviamente. Ancora una volta le personalità e le ambizioni personali hanno soppiantato i temi di interesse pubblico. A nulla è valso il tentativo di un’imprenditrice presente in studio di riportare l’attenzione sui temi importanti. Ieri sera Santoro doveva vendicarsi di Berlusconi e Berlusconi doveva vendicarsi di Travaglio. E così è stato.
Nulla di diverso da ciò che avviene quotidianamente negli uffici, nelle scuole, nelle famiglie, nei circoli ricreativi, nelle sedi istituzionali di questo paese dove si consumano ogni giorno le vendette private piccole e grandi di un popolo, quello italiano, che ha deciso da tempo di candidarsi alla contrapposizione interna ed eterna.
Ma mentre Berlusconi, Santoro e Travaglio da questa contrapposizione, in questi vent’anni, alla fine hanno solo tratto giovamento economico, il primo accrescendo il valore delle proprie aziende i secondi accrescendo l’audience dei propri prodotti culturali, quelli che ne escono sconfitti sono ancora una volta gli italiani.
Il cambiamento vero ci sarà quando gli italiani decideranno di deporre le armi, quando decideranno di spendere quelle due ore di tempo perse davanti alla tv per assistere alle varie corride per incontrarsi con altri concittadini in carne ed ossa, discutere dei problemi del proprio quartiere e sforzarsi di comprendersi a vicenda, quando decideranno di farlo con atteggiamento responsabile e costruttivo.
Solo allora potremo fare a meno di conduttori televisivi e condottieri politici.

Massimiliano Capalbo

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