Simbolo, certamente, ma non modello

La maggior parte delle persone che si stanno schierando pro o contro il sindaco di Riace, in queste ore, non è mai stata a Riace. Non sa, quindi, di cosa parla. Un’abitudine, quella di parlare senza cognizione di causa, ormai diffusissima. Le persone più sono ignoranti e più hanno bisogno di schierarsi, di prendere partito e di far proprie le opinioni di altri. Non ho alcuna intenzione di entrare nel merito delle indagini che lo riguardano (compito della magistratura che rispetto) e quindi di condannare o assolvere Lucano, per il quale è difficile provare altro che umana compassione. Quanto sto per scrivere, pertanto, esula dalle vicende che lo riguardano in queste ore.
Non ricordo esattamente quando fu la prima volta che andai a Riace e conobbi Domenico Lucano, sono passati certamente più di dieci anni. All’epoca il “modello Riace” non faceva notizia, nessuno scendeva in piazza per sostenerlo ma, soprattutto, non era strumentale alla lotta partitica e ideologica come in questi giorni.
Entrai in questo grande palazzo del centro storico e al secondo piano in una stanza molto grande trovai una donna extracomunitaria con dei bambini che facevano scuola. Lui mi spiegò il progetto e mi parve nobile e avanzato, sia per l’epoca sia per il luogo in cui veniva proposto. Ci portai una scolaresca qualche anno più tardi, nel 2010, per visitare le botteghe artigiane ed ebbi l’impressione di trovarmi più di fronte ad un tentativo di convivenza possibile che ad un vero e proprio modello. Ma, al di là delle mie impressioni che sono datate e che possono essere anche suscettibili di errore, io non considero un modello il progetto di Lucano per un semplice motivo: dopo venti anni non ha dimostrato di essere sostenibile (soprattutto economicamente) e di poter camminare con le proprie gambe.
Da venti anni lo Stato Italiano sovvenziona il progetto di Lucano e dopo tanto tempo mi aspetto che il modello, se di modello veramente si tratta, non solo stia in piedi da solo ma generi altro valore, che diventi virale non perché ne parlano i media ma perché la sua sostenibilità ha generato tanti tentativi di imitazione. E invece Lucano, ad agosto scorso, ha continuato a battere cassa e a lamentarsi dei ritardi nell’erogazione dei finanziamenti. Un modello può considerarsi tale quando ha assunto una tale autonomia finanziaria, organizzativa, gestionale, sociale, culturale da trasformarsi in motore per il miglioramento della comunità nella quale viene applicato ed esempio per quelle che ancora non l’hanno applicato. Non ho bisogno di sapere se Lucano ha ben o mal gestito quei soldi per affermarlo, perchè le sue continue richieste di denaro confermano che senza finanziamenti pubblici il progetto si arresterebbe. Dunque, se così è, Riace non è un modello, è un tentativo di modello che però deve ancora trovare le fondamenta su cui reggersi. Qualunque persona onesta e appassionata come Lucano, con la stessa disponibilità economica, sarebbe capace di fare lo stesso.
Non sono sufficienti dunque la buona volontà, la passione, l’impegno, il coraggio per trasformare una visione in un modello, occorre poi il metodo. La mancanza di un metodo ma, soprattutto, di apertura al territorio circostante spesso limita quando non arresta i processi di evoluzione sociale ed economica, anche quelli più virtuosi. Invece di scendere in piazza contro le istituzioni, per consentire ai media di costruire l’evento da manipolare a piacimento, chi crede veramente in questo modello si dia da fare per replicarlo altrove (con risorse proprie), chi è così preoccupato del futuro dei migranti cominci ad ospitarne qualcuno in casa, chi li ama li sposi, chi crede che siano un valore gli dia l’opportunità di esprimersi in qualche modo. Il resto sono solo velleità o argomenti da usare contro l’avversario del momento.
Perchè se di qualcuno Lucano può considerarsi vittima (ammesso che le vittime esistano) questo qualcuno sono i media. Ad un certo punto qualcuno ha deciso che dovesse diventare un simbolo e di farlo rientrare nelle cinquanta persone più influenti al mondo, questo lo ha proiettato di colpo sul palcoscenico internazionale. Domenico Lucano è una persona semplice, non possiede gli strumenti culturali per affrontare lo tsunami mediatico che la notorietà del suo “modello” di accoglienza ha generato in questi ultimi anni e che nessuno ci ha mai spiegato in dettaglio. Per il tritacarne media-partitica è apparsa la persona perfetta, da usare come simbolo nella contrapposizione partitica alla quale (e forse questo è stato il suo errore più grande) ha prestato il fianco più volte. Il seguito è cronaca, per qualcun altro mi auguro monito.

Massimiliano Capalbo

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Ottobre 3, 2018

  • Possiamo dire che una pagina che si chiama Ereticamente e mette Giordano Bruno in copertina, non può che schierarsi con Mimmo Lucano, senza se e senza ma. Se l’eretico è: “chi sfida lo status quo. E’ eretico chi non crede, chi non riesce ad accettare ciò che viene spacciato come dogma o verità assoluta. L’eretico è sempre alla ricerca di una sua verità, non si accontenta di facili definizioni o di schemi predefiniti. Essere eretici è un metodo di vita. Essere eretici impone di scavare dove ci dicono che non c’è nulla da scavare, di parlare quando tentano di zittirci, di sollevare le coperte della (dis)-informazione main stream. Ma, soprattutto, essere eretici oggi vuol dire: condividere, partecipare, appassionarsi. Vivere”. Ecco se tutto ciò ha un senso, Mimmo Lucano è un eretico a tutto tondo e non ha mai parlato di modello, ma di metodo di accoglienza e di integrazione, che ha prodotto valore a Riace. Chiede soldi? Se la memoria non mi inganna li hanno bloccati da mesi per boicottarlo e comunque per ogni attività di un comune ci vogliono soldi e lo Stato che si deve fare carico dei bisogni dei propri cittadini e Riace non può essere diversa da Roma o Milano. C’è chi lo contesta perché escluso e perché il sindaco favorisce gli immigrati in danno dei riacesi ed è giusto che se questo succedesse e fosse reato, dovrebbe essere perseguito. Anche il Papa è criticato da Viganò, possiamo dire che c’è sempre uno più puro che chiede conto delle azioni degli altri ed è per questo che esiste la magistratura come potere indipendente sancito in Costituzione. Se Mimmo Lucano sarà riconosciuto colpevole al terzo grado di giudizio sconterà la pena, ma nulla toglierà a quest’uomo di essere un grande del nostro tempo, la carenza culturale e la sua umile esistenza, gli danno diritto al rispetto per avere fatto qualcosa di grande, non ora, ma da venti anni e l’amore che lo contorna, ha un senso superiore ad ogni legge dell’uomo.

  • Io non credo che si stia discutendo della “persona Lucano” o della nobiltà dei suoi propositi. Quelli non possiamo conoscerli, ma per quel che sembra, in entrambi i casi l’unica parola è nobiltà, della persona e dei suoi intenti.
    Il modello di accoglienza infatti riflette questa nobiltà d’animo e di intenti, tuttavia, c’è da dire che il modello presentava AHIMÈ qualche debolezza e questa debolezza l’ha portata a porgere il fianco a chi questo modello lo osteggia. La forma mentis sta anche nel voler rinunciare all’assistenzialismo e se all’inizio (specialmente in iniziative del genere) i fondi pubblici sono ben accetti, alla lunga si deve puntare a esserne indipendenti.
    Solo così si può diventare immuni da attacchi del Salvini o dell’ignorante di turno, solo così si può avere la libertà di dire: “non ti piace quel che faccio?pazienza, posso farlo comunque”. Per come la vedo io, pensare “eretico” è stupendo e fa di una persona una bella persona, creare qualcosa di “eretico” che stia in piedi, è il passo successivo, il coronamento dei sogni di un “eretico”.

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