Solo un attimo prima…

gennaio 19, 2012 in Eretiche riflessioni

Andava tutto per il meglio, solo un attimo prima. Non c’era burrasca sull’acqua, nemmeno nell’aria, quieta benchè fredda. Era tutto a posto, anche le regole di navigazione, lì, pronte da infrangere, perchè è così che ci si sente Il Comandante. Per ottenere il rispetto degli altri, s’ha da fare. Se voglio essere Leone, ho da ruggire.
Adesso sono aggrappato ad uno scoglio e col cellulare inspiegabilmente ancora asciutto cerco di chiamare qualcuno che mi porti subito via da qui, da questa scena dove non posso evitare di vedere persone che affogano, colte da una tragica sorpresa. E sono stato io a buttarle là sotto. Sarò massacrato dalla tv e dalla stampa. Ma io sono una persona buona e tranquilla, non ho mai fatto del male a nessuno, non sono un assassino. Tutto davanti a me va a fondo, l’unica cosa che rimane a galla è la mia responsabilità su quello che sto vedendo. Ma che ho combinato? Che m’è passato per la mente? Era tutto a posto, solo un attimo prima.”

“Andava tutto per il meglio, solo un attimo prima. Non ci posso credere che il comandante sia stato così incapace. Era una manovra semplicissima, di quelle che sanno fare anche i principianti. Aveva promesso di farla per rendere la crociera spettacolare e far provare il gusto del brivido ai passeggeri. Alla faccia di quelli che a bordo protestavano e dicevano che era un rischio stupido. Sembrava davvero in gamba il comandante, così la pensavano tanti altri come me. Averlo saputo prima, anzichè incitarlo, anch’io avrei chiesto di evitare la manovra, come facevano quegli odiosi fifoni, che era la prima volta che venivano in crociera. Pezzenti portasfiga. Ecco, sono stati loro a chiamare il disastro, con le loro paure. Adesso sono su una scialuppa e attendo che mi vengano a trarre in salvo. Mi fanno pena quei poveretti che, senza nemmeno accorgersene, sono rimasti intrappolati nella nave e non hanno fatto in tempo a salvarsi. Certo, fossero stati più furbi, si sarebbero mossi prima. Bastava solo un attimo prima.”

Attimi. La nostra esistenza dipende da attimi. La vita, la morte, il bene, il male, il giusto, lo sbagliato dipendono da semplici, fuggevoli, inafferrabili attimi. Non siete onesti con voi stessi se non ammettete che, almeno una volta nella vita, avete pensato che qualcosa sarebbe potuto andare diversamente se “in quell’attimo” aveste visto qualcosa che avreste dovuto vedere, ma non avete visto.
Qual è il problema? E’ che noi troppo spesso ci soffermiamo  a recriminare sugli attimi fuggiti per sempre. E ci giudichiamo in base a quegli attimi. Qual è il dramma? E’ che quando questi attimi capitano ad altri, ci mettiamo a giudicare,  con un metro di valutazione molto più spietato, gli altri. Mai una volta ci chiediamo da dove accidenti vengano quegli attimi. Da dove nascono e soprattutto chi li fa nascere.
Bene, se ritenete che che questi attimi siano mero frutto del “caso”, non leggete oltre, tornate pure a lamentarvi e a maledire gli attimi che “vi hanno fregato la vita”.
Se invece pensate che gli attimi abbiano un’origine, non dico precisa ma rintracciabile, in una sorta di “coscienza collettivo/individuale”, allora vorrei farvi notare una cosa: nei due monologhi di cui sopra, del Comandante e del Naufrago, ho inteso evidenziare come la stessa idea sia all’origine dell’attimo cruciale che ha provocato il naufragio. L’idea del “Capitano Superuomo dominatore dei mari”, di per sè è neutra. Ma una volta che comincia ad essere sostenuta da un numero sufficiente di persone, allora prende forza e si trasforma in “evento”, in pratica diventa “l’attimo”.
La cosa più interessante, però, è notare come la suddetta idea non prenda forza solo da coloro che si dimostrano “a favore” della stessa, ma anche grazie “all’opposizione”. Il Comandante fa la manovra pericolosa non solo perchè incitato dai suoi sostenitori, ma anche, e forse soprattutto, per raccogliere la sfida che gli oppositori, magari inconsciamente, pongono in essere.
I monologhi che ho scritto sono frutto della mia fantasia, ovviamente, ma ho inteso unirmi alla folta schiera di coloro che vedono nei fatti recenti del naufragio della nave da crociera all’Isola del Giglio, una parabola di quello che è lo “status quo” nel nostro paese. Ed in effetti è vero. E’ così.
Il fatto è che in troppi sono tentati a sostituire il nome del Comandante della nave con quello dell’ex presidente del consiglio, ma, a mio avviso, sostituire i nomi non svela il meccanismo che sta dietro.
Il meccanismo sono le idee che tutti noi mettiamo in moto e contribuiamo a far diventare “attimi”. Se questi “attimi” ci piacciono allora le idee sono valide, ma se diventano tragedie “casuali” o crisi di governo o crisi economiche, allora significa che sono idee corrotte.
Possiamo scegliere: cambiare le idee o continuare a dividere il mondo in colpevoli e vittime. Cerchiamo di accorgercene, magari un attimo prima…

Marco Bertelli