Mi viene da sorridere. Guardo al tg alcuni frammenti del virtuale-matrimonio-Reale di William e Kate e sorrido. Eh si, perchè se ci pensate bene per cambiare il mondo basterebbe veramente poco e invece pensiamo sempre che sia complicato, che ci sia bisogno di enormi sforzi per farlo.
Siamo sempre pronti a criticare, ad additare gli altri come causa del nostro male o della nostra sfiga, ad esprimere giudizi ed invocare giustizia, a lamentarci di non potercela fare da soli perchè “il sistema” è più forte, ma quando il cambiamento è alla nostra portata, quando tocca a ciascuno di noi fare la nostra parte e incidere sull’evolversi della storia, perdiamo puntualmente e facilmente l’occasione.
Se i due giovani rampolli invece di sfilare tra due ali di folla (un milione di persone) avessero trovato il deserto, se la gente fosse andata al lavoro, se ieri gli inglesi non avessero cambiato di una virgola le proprie abitudini quotidiane e fossero rimasti indifferenti all’evento, sarebbe avvenuto un terremoto. Sarebbe bastato un solo giorno per cambiare il volto dell’Inghilterra e forse anche del resto del mondo. Gli invitati non avrebbero avuto ragioni per sfogiare sontuosi abiti, le misure di sicurezza non sarebbero servite, molti soldi si sarebbero risparmiati, qualcuno avrebbe riflettuto.
E invece no, l’occasione è svanita, non abbiamo resistito al richiamo del pifferaio magico, tutti davanti alla tv, tutti catturati dal sogno, quel sogno che abbiamo rinunciato (o forse non ci abbiamo mai provato) ad inseguire nella nostra personale vita e che cerchiamo di vivere come un surrogato, “rubandolo” dalla virtualità degli schermi, dalle vite degli altri, dalle storie artefatte, costruite appositamente per ammaliare gli spettatori e mantenerli, appunto, spettatori.
“Non provavo una simile eccitazione dai tempi di Diana, dice una signora con al seguito due nipotine in abiti da principessa disneyana”, si legge su un articolo del quotidiano “La Repubblica”. Non siamo più in grado di provare eccitazione per la nostra vita, di costruirne una tutta nostra, di essere attori della nostra personale esistenza perchè non sappiamo più riconoscere e leggere la realtà che ci circonda. Quando manca l’eccitazione per la propria vita manca lo stimolo che prelude al cambiamento. Per incidere sulla realtà bisogna uscire dalla virtualità, bisogna trasformarsi da spettatori Reali in attori reali e costruire la propria personale storia. Quando avremo assunto questa consapevolezza forse potremo iniziare a diventare padroni del nostro destino. Fino ad allora evitiamo almeno di lamentarci e di additare gli altri come origine e causa dei nostri mali, spettatori si ma almeno non complici.

Massimiliano Capalbo

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