Che strane elezioni quelle calabresi. A pochi giorni dalle consultazioni il silenzio è assordante, fa più rumore del chiasso che eravamo abituati a sentire nelle passate consultazioni elettorali. E sapete perchè? Perchè non c’è competizione. Tutto è già stato stabilito. Destra e sinistra si sono accordati, adesso tocca ad Oliverio prendere in gestione la fetta più grande dello zoo.
Mentre i pesci piccoli sono ancora impegnati a contrattare fino all’ultimo minuto per riuscire a piazzare i propri pacchetti di voti in cambio di qualcosa, i grandi sono già d’accordo. Solo l’astensionismo potrebbe rappresentare una novità. In Calabria funziona così da tempo con la differenza che mentre in passato vi erano alcune figure di primo piano in grado di polarizzare gli interessi, sfoderando un pò di retorica e di ideologia, oggi ciò che conta è solo ed esclusivamente mettere d’accordo tutti per continuare ad agire indisturbati. In un contesto del genere Oliverio può anche permettersi di non avere un programma elettorale, dimostrando almeno maggiore coerenza rispetto ai suoi predecessori che ne proponevano uno di facciata. Anche perchè il programma è sempre lo stesso, quello di continuare a gestire lo zoo con i metodi che tutti i calabresi conoscono e avallano da tempo.
Lo zoo Calabria è molto grande, al suo interno sono stati costruiti numerosi recinti per contenere le varie specie faunistiche presenti. Tra i recinti più affollati troviamo quelli che ospitano gli LSU ed LPU, i Forestali, i dipendenti della PA e delle varie controllate, della sanità, della scuola, delle medie-grandi aziende e dei centri commerciali, che sommati vanno a comporre il numero sufficiente a garantire la “governabilità” in un senso o nell’altro. E’ sufficiente controllare questi recinti per controllare l’intero zoo. Sono molti gli esemplari che ambiscono ad entrare nei recinti, ogni giorno. Sono loro che, così facendo, contribuiscono da un lato ad aumentare il potere dei gestori e, dall’altro, i costi di gestione dell’impianto.
Lo zoo infatti costa molto, a partire dai lauti stipendi degli addetti a finire alle enormi quantità di cibo che vi vengono riversate quotidianamente per sfamare gli ospiti. I gestori non saprebbero di cosa parlare e cosa fare se non ci fossero queste risorse. Ogni tanto, quando il cibo scarseggia (ultimamente sempre più spesso), qualche esemplare comincia a gridare e a far oscillare paurosamente la recinzione, attirando l’attenzione degli addetti che si affrettano a trovare le risorse per far rifornimento e scongiurare l’irreparabile. Ma la buona notizia è che le risorse stanno per terminare e i gestori dello zoo non sono più in grado di garantirle ancora per molto tempo, la merce di scambio comincia a scarseggiare. Anche se le risorse previste consentiranno allo zoo di tirare a campare fino al 2020-2021 la situazione economica e sociale al suo interno fa spavento e chiunque, con un minimo di coscienza, dovrebbe preoccuparsi di migliorarla.
Di fronte ad uno scenario di questo tipo le opzioni erano solo due: continuare a credere che il cambiamento potesse avvenire per via elettorale e rappresentativa oppure provare a dimostrare che il cambiamento può avvenire solo mettendo insieme le forze produttive del territorio e i cittadini consapevoli in modo tale da incidere direttamente sul territorio e raggiungere quel potere contrattuale tale da costringere la partitica a fare cose di buon senso.
1) Nel primo caso proprio ora, in tempi di magra, la comparsa di un nuovo soggetto politico come il M5S avrebbe potuto sparigliare le carte e scardinare i recinti dello zoo. Ma il movimento non è più quello degli albori, ha subito un’involuzione, sono stati compiuti molti errori (a livello nazionale e locale) anche gravi. Ma questo scritto intende parlare della situazione locale. Innanzitutto l’improvvisazione con cui è stata creata la lista e con cui è stata condotta la campagna elettorale che denota una mancanza di strategia e di coesione all’interno del movimento stesso ma, soprattutto, un’assenza di radicazione territoriale. Intendiamoci, nella storia di questa regione non c’è mai stata una candidatura dello spessore di Cono Cantelmi, ma è sufficiente affidarsi ad un condottiero di valore per portare a vincere un esercito in battaglia? Il contrasto tra la comunicazione (verbale e non verbale) del condottiero e quella dei suoi soldati è apparsa da subito evidente. La campagna elettorale di Cantelmi è stata condotta tutta all’interno del movimento perchè lui stesso rappresentava una novità (se non un elemento di discontinuità) per il movimento stesso. Ha provato all’inizio ad introdurre dei temi (troppo innovativi anche per il movimento) ma non era quello il momento di farlo. Il tempo della protesta è finito, occorreva avere il coraggio di sbattere in faccia la verità ai calabresi, non di allettarli con il reddito di cittadinanza, anche perchè di fatto è sempre stato garantito per decenni, all’interno dello zoo, ma con metodi diversi. Bisognava andare nei recinti dello zoo a parlare con gli ospiti, a spiegargli che il tempo dell’assistenzialismo è finito, che gli addetti tra un pò non saranno più in grado di assicurargli il cibo. Bisognava parlare agli imprenditori di buona volontà, che rappresentano la parte produttiva della regione, per invitarli a compiere un percorso diverso insieme ma, soprattutto, ai giovani (l’età media dei partecipanti ai comizi del M5S è di 50 anni) che non si sentono rappresentati da nessuno (e che contribuiranno ad incrementare le fila dell’astensionismo) e per un movimento che ambiva a rappresentare l’innovazione (non solo tecnologica) questa è la certificazione del fallimento della sua comunicazione. Ma, soprattutto, bisognava farlo prima della campagna elettorale, molto prima.
Insomma, dando per obbligata la strada della partitica, la Calabria non aveva bisogno dell’ennesimo soggetto governato da un altrove (ieri Roma oggi Milano) ma di un movimento politico radicato nel ed espressione del territorio, operazione che si sarebbe potuta compiere nei cinque anni precedenti le consultazioni elettorali se ci fosse stata la consapevolezza e la maturità di farlo. Mi auguro, nonostante tutto, che il M5S riesca a far eleggere almeno un rappresentante in consiglio regionale, e che questo sia Cono Cantelmi, per assolvere all’unico compito a cui il movimento calabrese può ambire: quello di garantire la trasparenza degli atti amministrativi dei gestori dello zoo.
2) La seconda opzione resta in piedi e appare, al momento, l’unica percorribile oltre che già avviata da tempo con Ereticamente. Ripartire dal territorio e dalle persone che lo vivono. Sono sempre stato scettico riguardo la prima opzione, ancor di più oggi, e in coerenza con questa mia convinzione intendo continuare a percorrere fino in fondo la seconda. Smetterò dunque di parlare di passato e continuerò a immaginare il futuro, non limitandomi ad osservare e descrivere ciò che accade intorno a me ma provando a immaginare cosa potrebbe diventare assieme ai tanti calabresi con cui ogni giorno ho l’occasione di interagire. E’ una questione di messa a fuoco. Prestare attenzione a qualcosa significa amplificarla, nel bene e nel male. Occorre dunque spostare il focus su ciò che merita, su ciò che può essere e non su ciò che non è stato. Ci siamo ostinati per molto tempo ad auspicare il cambiamento senza averne un’esatta e precisa definizione. E’ un autocritica quella che sto compiendo che probabilmente richiederà tempo e riflessione per trovare la sua messa a fuoco. Esserne consapevole e cominciare ad esprimerla è già un primo passo verso il futuro.

Massimiliano Capalbo

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