rodotàHo sempre pensato che il miglior candidato alla Presidenza della Repubblica fosse Stefano Rodotà. Ancora prima che il suo nome comparisse tra i papabili. Per alcune ragioni molto semplici che mi accingo a spiegare, prima fra tutte la capacità di dialogare con le molteplici tribù che compongono la società post-moderna.
Scrivevo circa due anni fa, in un articolo pubblicato su ereticamente: “Forse il leader di cui abbiamo tutti bisogno, in questo difficile momento di transizione, dovrà essere in grado di dialogare e mediare sulla base di idee e proposte, non ideologiche ma trasversali, con le varie e numerose tribù che popolano il Paese. Un leader in grado di avere quella visione di insieme che alle singole tribù manca, riconosciuto da tutti per le sue capacità relazionali e di sintesi, le uniche in grado di consentirgli di governare il caos e la complessità sociale in cui viviamo, nell’attesa che la democrazia partecipata, attraverso la Rete, diventi capillare e reale e che ciascuno, come auspica Grillo, possa finalmente contare uno.”
Stefano Rodotà è una persona integerrima, al di fuori degli schemi politici consueti, giuridicamente competente, libera, ma soprattutto capace di guardare oltre. Stefano Rodotà è la persona che può contribuire (il mondo non lo cambiano i singoli ma possono dare un contributo importante) a dare all’Italia quell’accelerazione necessaria a recuperare il tempo fin qui perso (soltanto una ventina d’anni).
Stefano Rodotà, dal 2007, è a capo di una Commissione che porta il suo nome, istituita dal Ministero della Giustizia, frutto politico-istituzionale di un itinerario di studio nato nell’Accademia Nazionale dei Lincei che ambisce a recuperare un nuovo governo democratico dell’economia, da interpretarsi soprattutto in chiave ecologica e di lungo periodo, per porre rimedio alla continua privatizzazione dei beni comuni.
Proprio quello di cui c’è bisogno in una fase di crisi come quella attuale. Una fase in cui il modello economico imperante sta implodendo, una fase in cui c’è bisogno di portare in Europa una ventata di idee innovative ma, soprattutto, sostenibili. E questo può essere fatto partendo dal concetto di bene comune in una società in cui tutto tende ad essere privatizzato e l’economia sembra essere l’unica unità di misura possibile. Secondo la Commissione Rodotà “i beni comuni valgono per il loro valore d’uso e non per quello di scambio. Il bene comune – si legge nel libro di Ugo Mattei, Beni Comuni – presenta una struttura di consumo relazionale che ne accresce il valore attraverso un uso qualitativamente responsabile.
Stefano Rodotà, infine, è un calabrese e questo non è un caso e neanche un fattore secondario. La Calabria è tra le regioni italiane quella con le maggiori potenzialità e risorse, se riparte la Calabria riparte il Meridione e di conseguenza anche l’Italia. La Calabria, anche se non sembra, è la regione che cova il maggior fermento culturale e imprenditoriale. La Calabria sta all’Italia come l’Italia sta all’Europa, c’è sempre più bisogno di Calabria in Italia. E’ qui che, nei prossimi anni, si combatteranno battaglie determinanti per il futuro proprio e dell’intera nazione. Stefano Rodotà può essere il primo alto contributo dell’era post-moderna che la Calabria può offrire al resto del Paese, dopo decenni di sterile vittimismo e colpevole inedia.

Massimiliano Capalbo

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1 commento
  1. agdistis
    agdistis dice:

    Non mi trovo d’accordo. Intanto un presidente della repubblica non ha possibilità di cambiare le regole e di conseguenza non è da un presidente della repubblica che dobbiamo aspettarci un cambiamento, poi francamente la commissione da lui presieduta in un paese che funzionasse sarebbe superflua. Per finire quel che capisco meno di tutto è la critica alle privatizzazioni, proprio in un paese come il nostro dove andrebbe privatizzato tutto, visto come funzionano le istituzioni che private non sono. Meglio che non sia diventato presidente questo Rodotà, che lo abbiano votato i manutengoli di un demagogo da strapazzo come Grillo non depone a sua favore, mi sembra. nè gente come Rodotà né come Grillo potranno mai essere la soluzione.

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