Sono stato in quel Nord Italia fatto di piccole e medie imprese familiari che, al Sud, ci raccontano essere poco socievole da un lato e più creativo e dinamico di noi dall’altro e mi sono accorto che si tratta solo di stereotipi. Così come esiste una narrazione del Sud come di una terra abitata solo da mafiosi e scansafatiche esiste una narrazione del Nord, speculare, che lo vedrebbe il luogo dove “il saper fare impresa” rappresenterebbe il principale prodotto tipico.
Sono stato a Premana, in provincia di Lecco, in un paesino di poco più di duemila anime che vive di intrapresa. Qui, un tempo, operavano circa 140 realtà produttive che esportavano in tutto il mondo forbici e coltelli, oggi ne restano solo una trentina. Ma la strada è sempre la stessa: 18 km di curve che si inerpicano su per la montagna, fino ai 1000 metri di altitudine. Ma come? Non ci hanno sempre raccontato che, per fare impresa, occorrono le infrastrutture? E come hanno fatto (e continuano a fare) le aziende di qui ad esportare i propri prodotti in tutto il mondo? Stereotipi.
Sono stato vicino Biella, in provincia di Torino, un territorio disseminato di capannoni vuoti dove un tempo sorgeva uno dei poli del tessile italiano e che oggi appare come una cittadina incapace di ridefinirsi e di riattivare delle dinamiche economiche nuove, nonostante esistano dei luoghi e delle piccole iniziative imprenditoriali basate sul turismo e sull’agricoltura biologica estremamente accoglienti e inclusive. Ma come? Non ci hanno sempre raccontato che i piemontesi sono chiusi e restii alle relazioni? Non ci hanno sempre raccontato che al Nord sanno reinventarsi? Stereotipi.
Sono stato in provincia di Bergamo, per visitare un’azienda che realizza prefabbricati in legno, e mi sono trovato davanti ad una villetta familiare dalla quale è venuto fuori un giovane troglodito, dall’aspetto e dai modi diffidenti, contrariato dal fatto che non l’avessi avvisato prima (ma io ero convinto di stare per visitare un’azienda non una casa privata) nonostante una mail di preavviso alla quale non ha risposto perchè, testuali parole, “se dovessi rispondere a tutti quelli che mi scrivono una mail….” Ma come? Non ci hanno sempre raccontato che al Nord sanno fare rete e anche impresa? Stereotipi anche questi.
Sono stato in provincia di Trento, sui Monti Lessini, e ho trovato una straordinaria accoglienza e disponibilità anche qui, ma anche sinergie lavorative tra meridionali e settentrionali. Ancora stereotipi.
Sono stato nel Parco del Beigua, in Liguria, e ho incontrato un giovane che ha messo su un’idea innovativa nel campo del turismo che deve scontrarsi con il giudizio e con la diffidenza degli abitanti del suo piccolo paese. Ma come? L’invida e il pregiudizio non erano prerogative meridionali? Anche qui stereotipi.
Sono stato, infine, nei pressi di Santa Croce sull’Arno, in provincia di Pisa, nel distretto del cuoio dove i più grandi marchi del lusso producono i loro manufatti e dove l’80% di essi hanno chiuso i battenti in seguito alla crisi e ho scoperto, parlando con alcuni residenti, che da questi territori (incapaci di ridefinirsi) i giovani emigrano al Nord, Germania e Inghilterra in primis, ma nessuno ce lo racconta. Ma come? L’emigrazione non era un fenomeno prettamente meridionale? Altri stereotipi.
In realtà, come ho scritto anche nelle conclusioni de “La terra dei recinti“, molti di questi atteggiamenti non appartengono più solo al Sud (e alla Calabria in particolare) ma stanno diventando tratti distintivi dell’italia e dell’italiano medio. Anche se noi continuiamo a raccontarci una storia ideale e di parte.
Gli stereotipi servono a semplificarci la vita. Non abbiamo voglia di perder tempo a cercare di comprendere l’altro, costa fatica. Così come non abbiamo voglia di sacrificarci per raggiungere degli obiettivi di lavoro o personali, non abbiamo voglia di dedicare del tempo per fare gli opportuni distinguo. E’ sufficiente appiccicare un’etichetta per risolvere il disagio. Eppure gli stereotipi ci guidano nel corso della nostra esistenza: c’è gente che sceglie di vivere in un posto, di fare un lavoro, di votare un partito, di sposare una persona, di scegliere un corso di studi, di acquistare dei prodotti, semplicemente in accordo ad uno stereotipo. Lo stereotipo ci svia, ci tiene inchiodati al passato (mentre il mondo cambia), non ci fa vivere a pieno il presente e ci impedisce di immaginare il nostro futuro.

Massimiliano Capalbo

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