Ogni anno, la Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), una contraddizione in termini praticamente, rende pubblico un Rapporto per raccontarci che il Sud non assomiglia al Nord, e tutti i giornali non aspettano altro per avviare campagne che non fanno altro che confermare tutti gli stereotipi e i pregiudizi che dal 1946, anno di costituzione dell’Associazione, animano il suo agire riguardo al Sud.
Se il Nord rallenta allora il Sud rallenta ancora di più; se i consumi al Nord stagnano al Sud marciscono; se gli investimenti in opere pubbliche al Nord diminuiscono allora al Sud sono inesistenti; se le costruzioni diminuiscono al Nord allora al Sud sono ferme; se gli occupati al Nord crescono al Sud crescono molto meno; se il PIL non aumenta al Nord allora immaginatevi al Sud e via denigrando e disperando. A questo fanno subito seguito previsioni drammatiche di crisi e di fallimento che non si verificano mai, salvo attendere l’anno successivo per riprendere la lagna con il nuovo Rapporto.
Ve lo volete mettere in testa che non siamo il Nord (per fortuna) e non abbiamo nessuna voglia di assomigliargli? Da più di mezzo secolo vi ostinate e impegnate per far si che questo appiattimento avvenga e ancora non avete capito che vi tocca desistere? Il Sud è un’altra cosa, è talmente un’altra cosa che neanche i meridionali ancora l’hanno capito. È questo vostro atteggiamento che ha sempre impedito e continua a impedire ai meridionali di guardarsi dentro e ascoltarsi. Sono frastornati dal vostro rumore.
Non è il Sud sbagliato, siete voi che continuate a immaginarvelo come non è. E’ così difficile comprenderlo? Ed è proprio questo vostro ostinarvi, seguito da conseguenti provvedimenti governativi animati dagli spauracchi che voi e i media quotidianamente lanciate, a far si che le condizioni del Sud rimangano tali. Se da un lato ci si ostina a credere ancora che l’industrializzazione possa essere una via di sviluppo per il Sud, che l’obiettivo sia aumentare i consumi e il PIL e si continuano a finanziare, come sta facendo l’attuale governo, i Contratti Istituzionali di Sviluppo, che altro non sono che finanziamenti per opere pubbliche di cui il Sud non ha urgente bisogno, come immaginate che possa cambiare il Sud? Quale altra ricetta si può mettere in campo se viene continuamente raccontato che ne esiste una sola, la vostra?
E’ sempre la vostra (assieme a quella di altri) comunicazione fuorviante a convincere molti giovani ad abbandonare il Sud, così come fanno altri giovani del Sud del mondo, per raggiungere questi finti paradisi che raccontate. Siete voi il problema e le vostre ricette non sono la soluzione.
Il presidente del Ghana la scorsa primavera ha affermato: “Il Ghana non può più continuare a fare politica per noi stessi, nel nostro paese, nella nostra regione, nel nostro continente, sulla base di un qualsivoglia sostegno che il mondo occidentale, Francia o Unione europea possono darci. Non funzionerà. Non ha funzionato e non funzionerà. Dobbiamo uscire da questa mentalità di dipendenza. Questo pensiero su ‘cosa può fare la Francia per noi?’. La Francia farà i suoi interessi, e quando questi coincidono con i nostri, tant mieux, come dicono i francesi. Ma la nostra preoccupazione dovrebbe essere quella di capire che cosa dobbiamo fare in questo XXI secolo per togliere il cappello dalle mani dell’Africa per chiedere aiuto e carità. Semmai è il continente africano, quando si guardano alle sue risorse, che dovrebbe dare denaro agli altri. Dobbiamo avere una mentalità che ci dice che possiamo farlo. E una volta che avremo questa mentalità sarà una liberazione per noi stessi e per l’Africa“. Da quando ha rifiutato questi finanziamenti il PIL del Ghana si è messo a correre più di quello della Cina.
Lo hanno capito perfino in Africa mentre noi, in Italia, corriamo ancora dietro le false e illusorie sirene dell’industrializzazione e i Rapporti che raccontano una realtà illusoria che mai diverrà realtà.

Massimiliano Capalbo

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