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Durante gli “anni di piombo”, quelli del terrorismo italiano, una volta Pannella ebbe a dire che il terrorismo sarebbe cessato quando i partiti avessero cessato di utilizzarlo. Non intendeva ovviamente affermare che i partiti politici manovravano i terroristi, ma che gli attentati terroristici venivano usati dai partiti per la loro propaganda, ogni attentato veniva “lavorato” politicamente in modo da accrescere il proprio consenso elettorale (il bisogno di sicurezza, la paura…) o minare quello dell’avversario (l’odio per chi si additava come prossimo ai terroristi…). Giusto o sbagliato che fosse, sta di fatto che la fine del terrorismo in Italia ha coinciso con la fine del suo uso partitico. Difficile stabilire quale sia cessato prima.
Temo che qualcosa di analogo possa oggi accadere con la pandemia. La pandemia esiste, come esisteva il terrorismo, ma ci sono governi che sembrano usarla a scopo politico, appena ne hanno bisogno ne rilanciano l’esistenza e la drammatizzazione: è di ieri la notizia che a Hong Kong sono stati eliminati dalle liste elettorali per le prossime consultazioni i leaders delle proteste degli scorsi mesi, “sono criminali” ha detto un portavoce di Pechino e sono scattati molti arresti.
Oggi giunge la notizia che le elezioni sono rinviate al prossimo anno, la pandemia non consente di effettuarle nel prossimo settembre.
Di fatto la pandemia ha eliminato la più grossa difficoltà che il governo di Pechino aveva incontrato in questi ultimi anni: un fiume di proteste democratiche che non era riuscito ad arginare in alcun modo. Anche Orban ed Erdogan hanno usato la scusa del virus per modificare a proprio vantaggio i poteri di cui dispongono. Ce ne sono altri, in Europa e nel mondo.
E’ quanto aveva paventato, a inizio pandemia, il comunicato dell’agenzia ONU per i diritti civili in cui, per bocca della Bachelet, si invitavano i governi a non utilizzare la pandemia per accrescere i propri poteri, appello ovviamente inascoltato perché tutti i governi hanno vantaggi ad esercitare il potere in situazione di emergenza e con legislazioni ad hoc.
Insomma sta nascendo nel mondo una “politica della pandemia” che è parallela alla sua gestione sanitaria; le due cose si intrecciano e questo rende più difficile scorgere la fine della pandemia.

Giuliano Buselli

Cari presidenti di Olanda, Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia,
stando alla narrazione che ne fa la maggior parte dei media italiani, voi sareste i paesi “frugali” o “rigoristi” perché vi state opponendo a concedere in maniera disinvolta finanziamenti ai paesi dell’UE, come l’Italia, che non sono capaci di accompagnarli a serie riforme. Io mi limito a definirvi semplicemente seri. Uno di voi, in particolare, il presidente dell’Olanda al proposito ha affermatoSe parliamo di prestiti, allora dobbiamo parlare anche di riforme. Ma molti paesi vogliono trasformare parte dei prestiti in aiuti a fondo perduto, allora ragazzi, dobbiamo davvero capire cosa succede.”
Vi scrivo dal Sud dell’Italia, in particolare dalla Calabria, regione Obiettivo 1 dei vostri piani da sempre, dove negli ultimi decenni sono arrivati talmente tanti soldi che oggi dovrebbe essere una delle regioni più ricche e progredite d’Europa, per spiegarvi appunto cosa succede e perché tutti questi soldi erogati fin qui non hanno prodotto nulla e perché occorre impedire che ne arrivino ancora, alle stesse condizioni di ieri.
Se chiedete il perché alla maggior parte dei cittadini di questi territori, vi diranno che se li è intascati la mafia, questa entità sovrannaturale che aleggia sulle nostre vite da decenni e che, proprio perché è così inafferrabile, fa comodo a molti ed è ormai diventata il capro espiatorio per qualsiasi attribuzione di responsabilità. In realtà è l’alleanza malata tra imprenditoria e politica da un lato e l’assenza di controlli seri da parte dell’UE dall’altro, ad aver creato le condizioni per la creazione di un’economia di sussistenza e non di sviluppo nei nostri territori. Il 90% delle aziende del Sud Italia non fallisce non perché ha un prodotto o un servizio capace di competere sul mercato ma perché viene continuamente tenuto in vita dai contributi europei.
Nel Sud Italia, ma ormai anche nel resto paese, non esiste più ormai da tempo un libero mercato, non si compete sulla qualità, le capacità, i talenti e l’innovazione ma sulla capacità o meno dell’imprenditore di conquistarsi le simpatie del partitico di turno per poter accedere all’infinito alle varie forme di agevolazione esistenti. I bilanci della maggior parte delle società sono drogati da questi contributi. La maggior parte dei beneficiari, privi di cultura imprenditoriale e allevati da decenni in cattività, non ha saputo (e spesso anche voluto) investire i soldi ottenuti per far crescere il valore della propria azienda per ignoranza, paura, incapacità, inadeguatezza, grettezza, ignavia e apatia e ha preferito sotterrarli come il servo della parabola dei talenti raccontata nel Vangelo.
Non solo al posto vostro non concederei più neanche un euro all’Italia ma chiederei di conoscere che fine hanno fatto quelli già erogati. Andrei a spulciare uno per uno i progetti finanziati per capire come sono stati spesi questi soldi e cosa hanno generato. I partitici nazionali non lo faranno mai perché non hanno alcun interesse a farlo, i controlli (soprattutto quelli seri) non portano voti.
La presidente della mia regione, per esempio, ha appena deciso di elargire 60 milioni di euro ad un settore, quello del turismo, che dovrebbe e potrebbe essere l’asset economico principale della mia regione ma che in realtà non lo è perché la maggior parte degli imprenditori turistici fa tutt’altro mestiere nella vita e poi durante l’estate si improvvisa ristoratore, albergatore, guida etc. Mettere 60 milioni di euro in un settore così, significa creare un fondo veramente perduto, un buco nero.
Il tessuto imprenditoriale odierno è incapace di far da sè, di creare valore dal nulla, come un normale imprenditore dovrebbe fare. Dovrebbe essere questa la normalità, non il fatto che un ente pubblico sovvenzioni continuamente l’attività. Stiamo percorrendo un crinale pericoloso, molto pericoloso che ci porterà molto presto ad un tracollo, questa finzione non può durare all’infinito. Se invece di insegnare alle persone a pescare continuiamo a portargli il pesce a casa non stiamo facendo altro che creare le condizioni per un fallimento generale. Per non parlare del tessuto istituzionale. L’Italia vi chiede soldi per far fronte all’emergenza Covid ma cosa ne è stato di tutti i soldi già destinati alla sanità? Se volete saperlo e non temete di rabbrividire, leggete il libro che ha scritto il commissario ad acta alla sanità in Calabria, Massimo Scura, che dal 2015 al 2018 è stato chiamato ad occuparsene. Si intitola “Calabria malata. Sanità, l’altra ‘ndrangheta“, un titolo che non richiede ulteriori chiarimenti. Purtroppo anche il Covid ci ha risparmiato, qui non ha attecchito come altrove, e tutto tornerà ad essere come e peggio di prima. Ci vuole coraggio, in queste condizioni e con questo curriculum, per bussare ancora alla porta dell’UE e chiedere soldi come fa il nostro presidente Conte. Come pensa il governo italiano di essere credibile? Oppure di superare l’autunno? Con le tasse pagate da quale tessuto imprenditoriale intende restituire i debiti che vuole contrarre? Ilva? Alitalia? Aspi? Whirlpool? Con quali investimenti trasformati in valore da chi e su quali asset economici?
Questa mentalità parassitaria, mafiosa, inaffidabile, immatura, irresponsabile partita dal Sud Italia è ormai diventata mentalità comune anche nel resto del Paese, si sta espandendo anche in Europa, ecco perché voi rappresentate l’ultimo argine. Nessuno fino ad oggi ha detto no, anzi in molti sono stati coperti e tutelati per continuare ad operare in questo modo, come il commissario Scura ci racconta nel suo libro, proprio dalla politica. Nessuno ha disposto un alt a questo modo di fare che rappresenta il vero pericolo in termini di emigrazione. Non deve essere l’emigrazione delle popolazioni del Sud del mondo a spaventarvi e neanche i rigurgiti estremisti, cari paesi frugali, ma l’emigrazione di questa mentalità che è il vero pericolo in grado di minare alla basi la tenuta dell’UE. Se questo modo di agire e di gestire le finanze e l’economia conquisterà anche il resto dell’Europa sarà la fine per l’intera Unione. Resistete, siete la nostra ultima speranza, dopo di voi c’è solo l’Artide.

Massimiliano Capalbo

Ad Amantea i cittadini hanno riacquistato la vista dopo decenni di cecità, al punto tale che adesso vedono anche oltre l’invisibile. Quando il 14 dicembre del 1990 (cioè 30 anni fa) sulla spiaggia di località Formiciche si arenò la nave Jolly Rosso, con una stazza lorda di 2.307,86 tsl, una lunghezza di 100,7 metri e una larghezza di 16, nessuno si accorse di nulla. La nave, sospettata di trasportare rifiuti pericolosi, e pertanto soprannominata la nave dei veleni, venne demolita su luogo un anno dopo e il suo contenuto radioattivo sepolto nell’alveo del fiume Oliva, ma nessuno battè ciglio. Da decenni in quel territorio si continua a morire di tumore ma non si era mai vista una reazione (per intensità e rapidità) paragonabile a quella che si registra, invece, in questi giorni per l’arrivo in città di un gruppo di extracomunitari risultati positivi al Covid-19. La popolazione si è improvvisamente risvegliata, percependo alla stregua di un veggente un pericolo che in confronto a quello certo, che da anni sta decimando la popolazione, risulta alquanto ridicolo e improbabile. E’ proprio vero che vediamo con i nostri pregiudizi invece che con i nostri occhi. Chi abita vicino alla struttura che ospita gli extracomunitari racconta, ai numerosi giornalisti che si sono avventati sulla notizia, con il piglio del secondino che vigila sui carcerati e con dovizia di particolari, gli spostamenti che questi ragazzi hanno fatto da quando sono arrivati ad oggi. Nessuna testimonianza all’epoca, invece, aiutò gli investigatori nel comprendere dove fossero stati sotterrati i rifiuti pericolosi, nessuno aveva visto nulla. Che strano.
Ottenere una reazione così rapida ed efficiente in Calabria da parte di una qualsiasi comunità, a tutela di se stessa e della propria incolumità, non è cosa da poco, si tratta di una notiziona. Da secoli gli abitanti di questa regione, infatti, si comportano da sudditi e vengono puntualmente trattati come tali perché è nota la loro remissività e incapacità di coalizzarsi per raggiungere obiettivi comuni. Ne erano così certi gli organizzatori di questo trasferimento di immigrati che non hanno nemmeno ritenuto doveroso avvisare i cittadini, pare che neanche la governatrice Santelli abbia saputo nulla (anche perché in Calabria non c’è mai). D’altronde se è possibile smontare una nave, in pieno giorno, sotto gli occhi dei residenti e nasconderne il contenuto senza che battano ciglio, figurarsi se non è possibile introdurre nottetempo qualche decina di immigrati, avranno pensato. E invece no. E’ scoppiato il putiferio. Anche perché è facile fare i forti con i deboli, ci vuole invece un certo coraggio per reagire al prepotente di turno. Come mai, dunque, ad Amantea si registra una risposta così efficiente? Chi è il regista che sta guidando così bene questi attori? Lo capiremo col tempo. Per il momento il film è solo alle prime battute.

Massimiliano Capalbo