Vediamoci per parlarne!” Quante volte vi è stato rivolto un invito simile da qualcuno che voleva proporvi qualcosa? Immagino tante. E’ un modo di dire divenuto ormai anche un modo di fare o, per meglio dire, per non fare. Infatti non ho mai capito perchè bisogna necessariamente vedersi per parlare di qualcosa. Forse sarebbe il caso di cominciare a vedersi per fare, magari dopo essersi parlati anche senza essersi visti.
Dopo aver accettato l’invito scopriamo, quasi sempre, che ciò che ci viene detto vis-à-vis poteva essere sintetizzato in una mail o semplicemente per telefono senza farci perdere tutto quel tempo in preamboli, premesse e introduzioni. Ma il nostro messaggero vuole vederci, ha quasi sempre la proposta della nostra vita da farci, non si accontenta di comunicarcela a distanza, crede che l’incontro possa dare un valore in più al suo messaggio. In realtà il nostro interlocutore ha una paura matta che qualcuno gliela possa fregare (non sapendo che le idee appartengono a chi le fabbrica) e ci vuole vedere in faccia per essere sicuro e per leggere la nostra reazione e capire in base ad essa se la sua idea è effettivamente l’idea del secolo come lui crede. L’invito “vediamoci per parlarne” è, quindi, la conferma che non c’è molta voglia di farlo ma solo di capire cosa si ha sottomano o meglio in testa, se può essere spendibile in qualche modo o no.
E’ un atteggiamento, questo, molto diffuso anche in ambito lavorativo. Spesso, infatti, chi vuole incontrarti è un commerciale poco preparato e per nulla motivato che tenta, con una retorica da fare invidia al ragionier Fantozzi, di rifilarti un prodotto o un servizio di cui non avverti proprio la necessità o il bisogno. Il paradosso, infatti, sta proprio nel fatto che incontrare di persona il soggetto proponente non dà (contrariamente a ciò che spesso si pensa) alcuna garanzia in più circa la serietà o l’efficacia della proposta e l’onestà della persona. Mi è capitato, per converso e non di rado infatti, di chiudere accordi a distanza ed avviare proficui rapporti di lavoro senza mai aver incontrato la persona con cui li ho stretti e avendola sentita magari soltanto per telefono o e-mail. Per interagire a distanza, oggi, disponiamo di tantissimi strumenti: Viber, Whatsapp, Messenger, Skype, Google Drive solo per citare i più famosi, che potrebbero farci risparmiare tempo da dedicare al nostro agire ma, nonostante ciò, siamo convinti che sia meglio incontrarsi per parlare di un’idea o prefigurare un’iniziativa.
E’ una convinzione radicata anche nei movimenti politici e nell’associazionismo in generale. Ci si incontra spesso, si fanno grandi discussioni, ci si accapiglia, si stilano lunghi verbali e poi magari, quando va bene, la montagna partorisce il topolino. Ecco forse sarebbe il caso di cominciare a ridurre all’osso gli incontri per parlare e ad incrementare quelli per fare perchè ciò che manca, spesso, è la voglia o la capacità di fare probabilmente perchè, quasi sempre, come recita il detto: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Massimiliano Capalbo

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