Li hanno sgomberati, dicono, ma sarebbe meglio dire che hanno semplicemente demolito la baraccopoli. Non tanto perché ci vivevano peggio degli animali, soffrendo il freddo in inverno e il caldo d’estate (non gliene è mai fregato niente a nessuno) ma perché non se la sentivano più, ogni volta che qualcuno vi restava morto bruciato all’interno, di gestire l’assalto mediatico che ne seguiva. E’ questa la vera motivazione che ha indotto lo Stato Italiano ad agire dopo 10 anni di assoluta indifferenza (quando non complicità) in una terra di nessuno chiamata San Ferdinando.
Le “istituzioni” hanno “festeggiato”, questa mattina, nel corso di una conferenza stampa tenutasi in prefettura a Reggio Calabria. Il prefetto, Michele Di Bari, ha sciorinato raggiante i numeri dell’operazione: di un totale di 1.500 occupanti (praticamente un comune di piccole dimensioni) 207 sono stati trasferiti presso CAS e SPRAR regionali, 450 sono andati via “spontaneamente” (ma nessuno ci dice dove, alla faccia della sicurezza), ne restano 835 che sono stati trasferiti qualche metro più in là rispetto alla baraccopoli, in una tendopoli allestita dallo Stato Italiano. Il sindaco di San Ferdinando ha vagamente affermato, in un’intervista al TGR Calabria di ieri: “rimangono dei problemi che saranno affrontati all’interno di un progetto più complessivo” mentre la giornalista sottolineava che tra i compiti del comune ci sarà, adesso, quello dello smaltimento dei rifiuti (in un posto dove in questi anni è stato “smaltito” di tutto senza alcun controllo) per un costo di 569 mila euro a carico della collettività, ovviamente. Le cose, ancora una volta, sono state gestite in perfetto stile italiano.
E’ veramente uno scandalo senza precedenti quello che si protrae ormai da 10 anni in quel lembo di terra compreso tra Rosarno e San Ferdinando. Uno Stato, quello italiano, membro dell’Unione Europea che si fonderebbe sui valori comuni, si legge nella Costituzione Europea: “della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani” consente, da 10 anni, che centinaia di extracomunitari, sbarcati sulle coste della Calabria in cerca di una vita migliore, vengano mantenuti in stato di schiavitù e sfruttati per garantire i profitti dei caporali della zona. Circa 1000 extracomunitari restano, infatti, ancora lì, a disposizione di chi voglia continuare a sfruttarli per pochi euro al giorno.
In 10 anni nessun governo, di qualsiasi colore e orientamento politico, ha posto fine a questa vergogna. Se i precedenti hanno permesso la creazione della baraccopoli, quello attuale si sta limitando a rendere la schiavitù di chi resta un pò più confortevole. Tutto questo avviene alla luce del sole, a favore di telecamere, senza che nessuno agisca per porvi fine.
Dov’erano 10 anni fa e dove sono adesso i sostenitori di Mimmo Lucano? Dov’erano 10 anni fa e dove sono adesso i manifestanti che nei giorni scorsi sono scesi in piazza contro il razzismo? Dov’erano 10 anni fa e dove sono adesso gli intellettuali che lanciano frasi ad effetto solo se intervistati nei salotti televisivi? Perché questo argomento non viene richiamato dai media con la stessa insistenza con cui ci hanno ammorbato per mesi con il reddito di cittadinanza e ci stanno ammorbando in questi giorni con il TAV? Perché non diventa, questa si, una seria motivazione per far traballare il governo?
Occorre adire la Corte Europea dei diritti dell’uomo perché avvii un processo contro l’Italia per riduzione in schiavitù di esseri umani e si pronunci, così come ha fatto nei giorni scorsi, per l’inquinamento prodotto nella terra dei fuochi e a Taranto. I cittadini più responsabili dovrebbero farsi ancora una volta istituzione e interrompere una festa vergognosa che dura, ormai, da 10 anni. Io ci sarei e voi?

Massimiliano Capalbo

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