bronziCi siamo riusciti anche quest’anno, stiamo diventando sempre più bravi. Alla vigilia delle vacanze estive riusciamo sempre a far parlar (male) di noi. In mancanza di stragi, rifiuti radioattivi, inquinamento e compagnia denigrando quest’anno siamo riusciti a sollevar polemiche persino sui Bronzi di Riace, gli unici che fin qui erano stati risparmiati e che avevano contribuito a veicolare un’immagine positiva di questa disgraziata regione.
Lo spot della Regione Calabria, che sta andando in onda sulle principali tv nazionali e che vede protagonisti i due guerrieri è, in questi giorni, al centro di accese polemiche che hanno a che vedere più col gusto personale di alcuni “intellettuali” (che si improvvisano esperti di turismo) che non con le analisi degli addetti ai lavori.
Parlare di turismo è un pò come parlare di calcio, è un argomento da bar o da salotto, tutti si improvvisano allenatori, tutti hanno la formazione vincente in tasca, pochi si sono mai cimentati veramente.
Ed ecco che i commenti diventano i più vari, ogni fotogramma dello spot viene analizzato al microscopio, un pò come si fa con le canzoni al Festival di Sanremo.
Mentre tutti sono intenti ad accapigliarsi sullo spot il problema fondamentale, ovverosia l’assoluta mancanza di una strategia che continua a caratterizzare l’Assessorato al Turismo della nostra regione (nonostante il cambio di colore politico) resta, ed è sempre più evidente. E non è una questione di mancanza di fondi, scusa alla quale ricorrono i responsabili attuali, perchè ciò che continua a mancare è un’idea, una strategia che sia per lo meno più giovane e innovativa dei due protagonisti dello spot.
E’ lo stesso spot a svelarcelo anche abbastanza grossolanamente. Mentre i due guerrieri litigano su dove trascorrere le vacanze (il mare o la montagna) il turista post-moderno ha già scelto ed è molto più avanti. Mentre ci ostiniamo a veicolare “sostantivi” il turista sceglie ormai da tempo “aggettivi”. Il mare, la montagna, l’archeologia, i fiumi, i laghi e la cultura non sono esclusiva o prerogativa di nessuno. Bisogna vendere “aggettivi” e non “sostantivi”. La storicità (nel caso dell’archeologia) e non i reperti archeologici. L’universo di significati racchiusi all’interno delle risorse e non le risorse stesse. Perché è quello che può fare la differenza, che può differenziarci rispetto ai tanti concorrenti che affollano il mercato e consentirci di raggiungere i target di riferimento.
Ed è proprio il target di riferimento la seconda nota dolente. A chi è rivolto questo spot? Prima di commissionarlo qualcuno si è posto la domanda? Dubito.
Ho immaginato, quindi, di compiere il percorso inverso, di mettermi nei panni del committente ed ho pensato: se mi avessero proposto uno spot del genere a quale target l’avrei rivolto?
Senza alcun dubbio al mercato del turismo GLBT (Gay, Lesbian, Bisex e Transgender) che rappresenta un’importante nicchia di mercato in Italia, con un fatturato complessivo del 7% pari a circa 3,2 miliardi di euro. I due simpatici guerrieri (belli, muscolosi e nudi) hanno tutte le carte in regola per fare colpo su questo target. Ma la Calabria non è una destinazione gay friendly, siamo ancora impegnati come i due bronzi a litigare tra mare e montagna, figuriamoci se possiamo permetterci di osare.

Massimiliano Capalbo

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