Non scrivo mai di religione perchè, checchè ne dicano i “devoti”, credo sia un tema che attenga molto alla sfera personale, alla parte più intima di se stessi, al privato di ciascuno di noi. Pertanto non lo farò neanche oggi, anche perchè di religione nella manifestazione che nei giorni scorsi è stata organizzata, a Milano, per celebrare l’Incontro mondiale della famiglia, non se nè vista traccia.
Ho visto invece un palco da far invidia ai Pink Floyd. Ho sentito una moltitudine di persone, incapaci ormai di adattare i comportamenti alle circostanze (perchè gli eventi si assomigliano ormai sempre più e si confondono) invocare con cori da stadio il nome del Papa. Ho visto tanti sacerdoti riprendere con cellulari e macchine fotografiche l’arrivo del Papa sul palco, come se fosse una rockstar, invece di farsi il segno della croce al passaggio del Vicario di Cristo. Ho letto uno slogan “One world family love”, ho visto depliant e loghi degni dei migliori esperti di marketing. Ho visto merchandising, gadget e souvenir in vendita proprio come ai concerti rock. Ho visto annulli filatelici in onore della visita del Papa. Ho visto carovane di turisti della religione sbarcare a Milano e affollare hotel, ristoranti, bar. Ho sentito un vicario del vicario affermare a gran voce e con grande enfasi che il capo (che è a capo di un’organizzazione che negli ultimi duemila anni ha sistematicamente pensato principalmente ad accumulare denaro, proprietà, immobili, terreni, oboli, collette, donazioni, 8xmille, e chi più ne ha più ne prenda) ha deciso di elargirne una piccola parte per le popolazioni terremotate dell’Emilia.
Ma soprattutto ho avvertito la sensazione che tutti loro fossero altro da noi che non abbiamo partecipato, che non eravamo li e che non abbiamo potuto ostentare la nostra bella famigliola. Li ho percepiti come un club riservato, come un circolo dei fortunati, come una riserva indiana, quelli con la famiglia perfetta formato “Mulino Bianco”, che la mattina si alzano con slancio per fare colazione tutti insieme.
Poi ho provato a mettermi nei panni degli altri, degli esclusi: dei divorziati, delle coppie di fatto, dei single (per scelta o per necessità), delle coppie omosessuali, cioè delle persone normali che cercano più di ogni altro Dio, che magari attendevano una parola di incoraggiamento, e che si sono sentiti ancora una volta dalla parte sbagliata, e ho pensato che in realtà quello che parlava (e che in zona Cesarini ha avvertito la necessità di aggiungere due paroline sulle coppie divorziate) non era il Vicario di Dio ma, insieme con tutti gli altri rappresentanti dell’organizzazione, un vicario di se stesso.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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7 commenti
  1. Gloria
    Gloria dice:

    Per fortuna ero senza TV e non ho visot tutto ciò!!! In compenso ero 'sintonizzata' sulla terra che mi ha accolto sposa … Sì, avrei preferito che avesse rinunciato alla gita e avesse indicato di devolvere i molti milioni risparmiati all'Emilia terremotata! E la mia sofferenza di cattolica praticante è grande a questo scempio!

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  2. Nuccio Cantelmi
    Nuccio Cantelmi dice:

    il fatto stesso che si avverta la necessità di fare un "day" in favore di qualcosa ne testimonia l'assenza di valore di fondo, di sedimento e di condivisione. A me pare che costoro stiano per rinchiudersi sempre di più in gabbie protettive per accorgersi, dopo, che il mondo sta fuori…

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  3. Maurizio Giungato
    Maurizio Giungato dice:

    Mi ritengo un Cristiano o meglio mi riconosco nel messaggio che mi è stato detto sia di Cristo… ma cosa c'entra questa chiesa con Cristo?… Dicono di sapere cosa Dio si aspetta da noi, ma non sono uomini? Chi può osare tanta presunzione?… Sono pagliacci al pari di tanti politici che non fanno altro che fare statistiche sugli ascolti come se la responsabilità che dovrebbero assumersi sia soltanto un effetto collaterale. La chiesa ha fallito tanto, ma tanto tempo fa… ha fallito quando si è sentita il diritto di decidere cosa dovesse essere giusto e cosa sbagliato. L'unico modo di insegnare (se comunque davvero credono di esserne degni) è essere d'esempio. Chiudesse i battenti e facesse chiarezza sul suo ruolo prima a se stessa e poi al mondo.

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  4. umberto santucci
    umberto santucci dice:

    Concordo su tutto, tranne che sulla premessa: mi pare troppo comodo dire che la religione è altro: la religione è proprio questo: rituali, celebrazioni, spettacolo, potere, marketing dell'imponderabile e incontrollabile, clero, caste, teocrazia. Tutto il resto: comportarsi bene, aiutare gli altri, avere una visione positiva di sé e degli altri, appartiene all'etica, non alla religione. E se la religione fa a meno dell'etica, l'etica può far benissimo a meno delle religioni.

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  5. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    Hai scritto un incipit che da solo dice tutto: "Non scrivo mai di religione". Beh, Massimiliano, secondo me non l'hai fatto nemmeno questa volta. Da secoli la chiesa cattolica non professa più una Religione (Religione ha come radice etimologica ri-legare, ovvero riportare all'Uno). Dovrebbero cercare e trovare la riunione tra tutte le anime, che sono presenti in tutte le persone, di ogni colore, razza, ceto sociale e, ovviamente, di ogni tendenza sessuale. Questi fanno di tutto per creare spaccature nella società, come mi pare tu abbia rilevato nel tuo articolo. Ma aldilà della mia opinione personale, mi sembra ineluttabile constatare che queste esibizioni costose (da Rockstar, come hai giustamente fatto presente) sono dei gridi disperati di dolore, lanciati da voci di uomini altrettanto disperati perchè stanno sprofondando nell'anonimato. Lo sfarzo col quale si propongono non deve ingannare. Stanno scomparendo.

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