Poco più di un mese fa, a Zola Predosa, una giovane mamma, messa a dormire la figlia, si impicca. Aveva perso il lavoro, scrivono i giornali. Pochi giorni fa, a Casalecchio di Reno, un padre si impicca perchè aveva perso la casa, scrivono i giornali.
Entrambi i sindaci (che godono di buona reputazione) esprimono stupore, non sapevano nulla delle condizioni in cui versavano i due, affermano che i propri comuni sono preparati ad affrontare situazioni di emergenza e che, se interpellati, avrebbero potuto offrire un aiuto.
Si dirà: la crisi. Certo, ma chi decide il suicidio è uno stato di coscienza e, per quel poco che si può dire di un’esperienza altrui che non conosciamo (si rischia sempre di essere indelicati nei confronti dei suicidi), si può immaginare che ci si senta sconfitti profondamente. Oltre il lavoro o la casa, si può immaginare che si avverta la sconfitta di una vita e non c’è più aiuto da chiedere.
Mi chiedo allora se, in tutto questo, non sia coinvolta (e responsabile) quella visione della vita, propinata in Occidente dalle scuole elementari alla famiglia all’economia ai media, che induce a vedere la propria vita come una battaglia in cui si vince o si perde. Come se solo vincendo la vita acquistasse senso, come se la felicità fosse l’esito di una guerra, come se la vita non avesse in se stessa le condizioni della felicità.
Questo è lo stato di coscienza dominante in Occidente e spiega perchè, nel paese più ricco del mondo, gli USA, 60 milioni di cittadini assumano quotidianamente psicofarmaci e altre decine di milioni droghe e stimolanti di ogni genere e altri ancora si ingozzino fino a morire.
E’ una visione della vita dominata dall’immagine della guerra: vincere o perdere.
La vita è lotta, si dice, e certo la vita comporta delle lotte ma, concepire la vita stessa come lotta, è una distorsione mentale che impedisce di scoprire le infinite occasioni di felicità che aspettano ogni essere vivente.
Non mi stupisce allora che stiano crescendo in modo esponenziale i gruppi che praticano il buddismo nichireniano, in quella visione orientale la felicità è possibile ora e subito, a prescindere dalle condizioni oggettive in cui si vive, non fosse altro che per il respiro che senti circolare, per le pulsazioni che ti accordano con i cicli cosmici, quando ti senti vivere (e lo puoi) sei felice.
Cara mamma e caro papà, non siete stati sconfitti.

Giuliano Buselli

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