La vicenda di doping che ha visto protagonista il marciatore Alex Schwazer alle Olimpiadi di Londra è emblematica del modo post-moderno di concepire la vita. Le persone dopate, al contrario di quanto si possa pensare, non sono presenti solo nel mondo dello sport ma un pò in tutti i settori della società e le loro azioni influenzano spesso anche il nostro destino.
C’è una frase pronunciata da Schwazer che più di altre spiega, in quella conferenza stampa di un’ora, la vera ragione che può spingere un essere umano a ricorrere al doping per andare avanti.
Ero stufo e non ce la facevo più. Non ho piacere ad allenarmi 35 ore a settimana facendo sempre la stessa cosa. Ho fatto giornate intere di fatica, mi veniva la nausea. Quando fai una cosa che oltre qualsiasi ambizione e risultato ti piace, allora ok, sta qui la differenza con Carolina, a lei pattinare piace“.
Conosciamo le ragioni (quelle ufficiali da lui stesso fornite) che lo hanno spinto ad assumere sostanze dopanti ma non sappiamo quali ragioni, invece, lo abbiano indotto ad avvicinarsi alla disciplina sportiva che lo ha reso ricco e famoso. Solitamente, se si ambisce a diventare campioni, si comincia molto presto a gareggiare. Sul suo sito ufficiale apprendiamo, infatti, che “gli allenamenti di Saluzzo, sotto l’instancabile guida di Sandro Damilano, lo portano sul podio a soli 19 anni: nel 2005 vince infatti i Campionati Italiani di Augusta“. Non sappiamo se le ambizioni di un allenatore o di un genitore possano avere spinto il giovane Alex ad intraprendere quella carriera in giovane età, capiamo però dalla sua affermazione che le motivazioni esteriori hanno finito per prevalere su quelle intrinseche. E siccome le motivazioni o le spinte provenienti dall’esterno (spesso dall’ambiente in cui si vive) sono molto più fragili di quelle interiori (ovvero di quelle che effettivamente si avvertono dentro di sè) si comprende bene come le difficoltà, anche le più piccole, possano trasformarsi in ostacoli insormontabili e i sacrifici in un peso insopportabile. Le motivazioni interiori, infatti, sono molto più forti di qualsiasi premio o punizione proveniente dall’esterno. La società post-moderna, invece, incentiva i secondi a discapito dei primi.
Il successo o il fallimento di qualunque opportunità – scrive Jack Zufelt nel suo libro La forza dei desideri – è causato da qualcosa che si trova dentro di noi: dal desiderio essenziale.” Ciascuno di noi nasce con un talento e con un desiderio essenziale, solo che quando lo scopriamo abbiamo solo 12-13 anni e non la forza di difenderlo con i denti e spesso l’ambiente nel quale cresciamo ci induce a cambiare strada e ad abbandonarlo per coltivare altri desideri, per lo più indotti. Solo nel nostro desiderio essenziale possiamo trovare la forza e la resistenza necessari per superare ogni ostacolo e sopportare ogni sacrificio che inevitabilmente incontreremo durante il nostro cammino verso la realizzazione di noi stessi.
Mentre nel mondo dello sport i dopati vengono scoperti, sanzionati e anche esposti al pubblico ludibrio nella vita di tutti i giorni si aggirano in incognito negli uffici, nelle aziende, nelle scuole, nelle istituzioni.
La gran parte dei problemi e delle frustrazioni che subiamo quotidianamente in questi ambienti, infatti, nascono dall’aver a che fare con individui che non hanno scelto di seguire o non sono riusciti a realizzare il proprio desiderio essenziale e scaricano le proprie frustrazioni sugli altri. Anche in questo caso si tratta di vite dopate, sacrificate, che si accontentano di un risarcimento in denaro. Conosco, infatti, molte persone che lavorano in banca e che cambierebbero lavoro domattina se potessero mantenere gli stessi livelli di retribuzione.
Ecco perchè dalla crisi, soprattutto di idee e valori che stiamo attraversando, non possiamo che uscire ricominciando a guardarci dentro, alla riscoperta di quei desideri sepolti, gli unici in grado di farci battere forte il cuore e di annullare ogni tentazione di doping. E’ questo l’augurio per il futuro che sento di fare al giovane Alex.

Massimiliano Capalbo

Commenti

Lascia un commento

2 commenti
  1. marco bertelli
    marco bertelli dice:

    La frase di Schwazer, che io ho sentito in diretta e che i giornali non hanno riportato fedelmente, è la seguente: "Lei (la fidanzata) ama quello che fa, io faccio questo sport solo (SOLO) perchè sono bravo". La chiave di lettura di quanto è accaduto, a mio avviso, è tutta qui. Massimiliano ha centrato il punto. Il doping è un veleno che si assume prima di rivolgersi ad uno spacciatore di sostanze dopanti (di qualsiasi genere). Lo si assume accettando un modello di vita imposto da altri, che ci fa sembrare lecito anche il veleno. E' una scelta che si fa quando si decide di arrendersi a forze esterne a noi, cui lasciamo il potere di entrare in noi. E' una specie di patto col demonio (qualcuno addirittura pensa che lo sia per davvero), ma per fortuna possiamo uscirne. Schwazer ha avuto la forza di caricare su se' stesso le proprie responsabilità, e dovremmo ringraziarlo per quello che ha fatto, perchè ha mostrato il lato oscuro del successo. Non solo. Ha rifiutato di far parte di quella schiera di persone che annullano se' stesse pur di raggiungere le vette del successo (dalle quali, prima o poi, dovranno pur scendere) facendo finta di non vedere il confine tra merito e frode (che poi è una frode prima di tutto verso se' stessi), cercando di spacciare per eccellenza ciò che in realtà è pochezza.

    Rispondi
  2. Giorgia
    Giorgia dice:

    Personalmente credo che non avere la forza di realizzare la propria strada (che cmq oltre a non essere unica spesso è più chiara dopo averla percorsa che prima di inziare il cammino) non sia una colpa ma non puo' nemmeno essere la giustificazione per un comportamento di per se' scorretto (oltre che illegale). Molte persone che si "accontenano" (secondo il ns giudizio personale e quindi opinabile) del lavoro che hanno, spesso è perche' non hanno alternative(mutui da pagare, famiglia…tanto per banalizzare). Avere la forza e la capacità di percorrere il cammino che ci si è scelti è senz'altro un merito, ma non riuscire a farlo non è demerito, siamo solo diversi; oltre alla forza d'animo ci sono altre qualità da ricercare nelle persone…e se le cerchiamo resteremo stupiti!
    In quanto alle frustrazioni…be'…per esperienza personale ho subito le frustrazioni di persone che fanno il lavoro che vogliono (e lo fanno anche bene) ma come esseri umani sono semplicemente meschini…
    Attenzione a non guardare il mondo da supereroi…

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *