L’Italia, si sa, è il Paese dove lo sport più praticato è quello del giudizio sugli altri, del commento alle azioni altrui anche perchè è maggiore il numero delle persone che parlano e si lamentano rispetto a quelle che agiscono. D’altronde il gran numero di talk show che vanno in onda sulle varie tv locali e nazionali ne è la riprova. In una società siffatta la polemica, lo scandalo, il polverone è sempre dietro l’angolo. E la Calabria non ne è esente.
L’ultimo esempio ci è fornito dalla cronaca recente. Una brochure realizzata dal comune di Cosenza, per essere distribuita nel corso della Borsa Internazionale del Turismo di Milano, è salita alla ribalta delle cronache, in questi giorni, perchè riportante un’immagine e un rigo di testo relative ad Heinrich Himmler, comandante della polizia e delle forze di sicurezza del Terzo Reich, interessato ai tesori archeologici del re Alarico, sepolto da qualche parte nella città dei Bruzi. Ed è scattata subito la polemica, costruita ad arte in collaborazione con i media che oggi non si limitano più a riportare le notizie ma le creano ad arte, con tanto di richiesta di dimissioni del sindaco della città. C’è sempre una predilezione per l’autolesionismo, per la polemica sterile, nel nostro Paese, mai per una contestazione puntuale dei fatti, perchè le battaglie ideologiche sono le più dure a morire e le più facili da proclamare.
Se invece di gridare allo scandalo per una citazione storica innocua si fosse richiesto un risarcimento danni al comune per danno erariale, visto che decidere di stampare delle brochure da distribuire alla BIT di Milano, una fiera inutile e incapace di rinnovarsi da anni, a prescindere dal contenuto veicolato, equivale a buttare dei soldi pubblici nel cestino, la polemica sarebbe stata più costruttiva e avrebbe contribuito ad aprire un dibattito su come si gestisce la promozione e l’immagine della nostra regione all’esterno. Mi piace pensare che chi decide queste cose non ne sia consapevole, altrimenti sarebbe diabolico, in un periodo di grave crisi economica come questo, che una regione che ha fatto del vittimismo la sua principale arma psicologica e che ama definirsi “povera” come la Calabria decida di spendere quasi due milioni di euro per partecipare ad un’altra fiera inutile: l’Expo. Non si capisce perchè, infatti, una regione (e nel caso di Cosenza una città) che non ha mai puntato seriamente sul turismo debba necessariamente partecipare ad iniziative sul tema per far credere ai malcapitati visitatori dello stand che sia organizzata in tal senso e pronta ad accoglierli.
La citazione di Himmler, ironia della sorte, è stato l’unico pretesto (non voluto) per far parlare in qualche modo di Cosenza, città inesistente nell’immaginario turistico internazionale che, altrimenti, sarebbe passata inosservata (come è accaduto puntualmente in tutte le edizioni passate) in una fiera dispersiva come la Bit. Se chi si occupa di promozione, in Calabria, ne fosse più consapevole e decidendo di partecipare a fiere inutili attuasse volutamente delle tecniche di guerriglia marketing, molti eventi potrebbero essere sfruttati a proprio uso e consumo invece di essere subiti come avviene puntualmente. Ma, un pò come in tutti gli ambiti, si naviga a vista e la Calabria finisce puntualmente per rimanere vittima, anche degli eventi.

Massimiliano Capalbo

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