La rivolta contro il regime di Gheddafi, scoppiata da alcuni giorni in Libia, segue il ritmo delle nuove tecnologie perchè da esse è stata determinata. La velocità con cui gli eventi, che hanno interessato e continuano ad interessare il Nord Africa, si stanno evolvendo stride con la lentezza delle risposte da parte dei Paesi Occidentali, in primis l’Unione Europea.
Poichè gli Stati più prossimi, come Malta e l’Italia, hanno stipulato accordi commerciali con la Libia l’atteggiamento è volto alla cautela. Ed è di questa cautela che le migliaia di morti, registrate fino ad oggi e quelle che purtroppo registreremo nei prossimi giorni, sono e saranno vittime.
Gli interessi economici, ancora una volta, vengono prima dei diritti umani.
Gli episodi di queste settimane ci dimostrano che le rivolte, al tempo di Internet, sono rivolte lampo. Scoppiano e si risolvono, comunque vadano, in pochi giorni. La politica ancora una volta ne esce sconfitta, incapace di registrare i cambiamenti sociali. Mentre i capi di Stato si telefonano e organizzano riunioni e incontri per parlare, i giovani rivoltosi comunicano attraverso Facebook e la Rete per agire. La rivoluzione in atto è innanzitutto culturale e generazionale. Siamo alle soglie di una trasformazione epocale.
Non sappiamo quanto durerà e soprattutto chi e cosa travolgerà, ma i confini si prefigurano più ampi di quello che possiamo immaginare.

Massimiliano Capalbo

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