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Economia, Eretiche riflessioni, Società

Assenza di fiducia + incapacità di creare valore = crisi

“Crisi”, uno dei termini più usati (o abusati?) degli ultimi tempi al quale, quasi sempre, si associa l’aggettivo “economica”.
La parola deriva dal greco “κρίσις” che significa “scelta” e fu utilizzato inizialmente in medicina, teologia e giurispridenza per poi diffondersi in Occidente per caratterizzare situazioni che esigevano una decisione, un provvedimento concreto.

Oggi pare, invece, che il termine venga utilizzato per giustificare l’immobilismo nel quale siamo impantanati e il fallimento di una serie di scelte politiche, economiche e sociali che hanno di fatto generato la crisi in cui ci troviamo. Non si guadagna perchè c’è la crisi, non si investe perchè c’è la crisi, non si cresce perchè c’è la crisi, non si va in vacanza perchè c’è la crisi e via giustificando.
Siamo tutti in attesa che questa “crisi” passi, così come avviene con le perturbazioni atmosferiche, ma nessuno fa nulla per tirarsi fuori. Non crediamo di essere in grado di contribuire fattivamente a quest’obiettivo. Pensiamo siano problemi più grandi di noi che possono risolvere solo i governi. E se neanche loro dovessero riuscirci? Beh, basta mandarli a casa per invertire la rotta.
In realtà la crisi deriva da due fattori che hanno poco a che fare con le scelte dei governi (che comunque hanno il potere di incentivare o disincentivare determinati fenomeni) e molto con i nostri atteggiamenti: l’assenza di fiducia e l’incapacità di creare valore.
L’assenza di fiducia: l’economia, al contrario di ciò che normalmente si pensa, è una materia che ha a che fare molto con la psicologia ed in particolare con il concetto di fiducia. I mercati oggi non si fidano più dei governi, i consumatori non si fidano più delle aziende, gli elettori non si fidano più dei politici, i giovani non si fidano più degli adulti e così via. Abbiamo perso di credibilità perchè abbiamo perso valori e visioni. Una società siffatta è destinata al fallimento e al caos.
L’incapacità di creare valore: le generazioni cresciute negli ultimi 30 anni sono state educate a consumare ma non a produrre. Non siamo più in grado di generare valore da nulla. Sono sempre più numerose le persone che consumano e sempre di meno quelle che producono. La sproporzione è divenuta tale da generare uno squilibrio a scapito della crescita. Sono sempre di più le professioni intellettuali e sempre meno quelle manuali. Sempre più il virtuale e sempre meno il reale. L’unica cosa che siamo in grado di produrre sono i rifiuti, gli scarti del nostro consumo.
Leggo, in un interessante articolo di Andreas Ernst trovato su Internet, che nell’epoca delle rivoluzioni il concetto di “crisi” esprimeva, nella filosofia della storia, “una nuova esperienza del tempo”, e costituiva “il fattore e l’indice di un cambiamento di epoca” irripetibile, che modificava la storia in maniera “fondamentale” (Reinhart Koselleck)
Non possiamo prevedere esattamente quando avverrà questo cambiamento e quanto durerà questa crisi ma di certo il tempo necessario a riacquistare fiducia e capacità di creare valore.

Massimiliano Capalbo

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7 Agosto 2011/2 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/crisi1.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2011-08-07 13:38:462015-11-02 08:46:57Assenza di fiducia + incapacità di creare valore = crisi
2 commenti
  1. Nuccio Cantelmi
    Nuccio Cantelmi dice:
    8 Agosto 2011 in 09:36

    Crisi. Che termine abusato. Si parla di crisi come se fosse una metastasi, una modificazione teratogena dello status quo. In realtà, la crisi sta alla normalità come il fiume sta al mare: prima o poi tutto sfocia in un momento di biforcazione. I sistemi non lineari sono detti lontani dal punto di equilibrio. Contrariamente a ciò che si pensa un sistema complesso non è in equilibrio, ma tende a raggiungere un punto di equilibrio senza mai approdarvi (l'omeostasi nei sistemi viventi si raggiunge con la morte dell'organismo). Orbene, il passaggio per il momento di "crisi" è endemico e connaturato con l'instabilità del sistema e la sua tendenza a retroagire al fine di raggiungere un equilibrio. Benoit Mandelbrot, nella sua analisi della natura turbolenta dei mercati economici, arrivò a teorizzarne l'imprevedibilità e grazie all'analisi dei picchi nell'andamento del prezzo del cotone, riuscì ad intravedere la natura frattale, ovvero lo schema iterativo ad invarianza di scala. In altre parole, il sistema ha "bisogno" di crisi. Essa è un passaggio obbligato del meccanismo di autoregolazione. Non si può certo pensare di crescere sempre o di stare sempre bene…. Sta di fatto che il sistema, ad un certo punto della sua storia, si trova dinnanzi una biforcazione, uno stato critico e deve "decidere" da che parte andare. Ovviamente tale "decisione" è affidata a leggi del tutto caotiche, per cui non è dato sapere prima come si comporterà il sistema. Di fatto, però, lo stato critico deve avvenire in un dato momento perché il sistema si muova verso altri approdi di equilibrio. Ecco che la crisi non dipende da fiducia e valori, ma da un andamento qualitativamente predicibile del sistema (non quantitativamente perché nessuno può sapere con certezza quando e e come). Io starei molto attento, dunque, ad attribuire cause alla crisi o ricette per risolverla (toc toc, Tremonti ci senti?). La "crisi" fa parte di noi, che ci piaccia o no.

    Rispondi
  2. katia
    katia dice:
    2 Settembre 2011 in 14:55

    Ciao Nuccio, questo interessante articolo di Massimiliano lo faccio presente alla redazione di ECV…grazie. __Katia

    Rispondi

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