Il Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB) rileva, in una nota pubblicata il 10 gennaio scorso, il conflitto di interesse tra i doveri dei giornalisti e i contributi straordinari erogati dal governo italiano ai media che si impegnano a trasmettere i suoi messaggi riguardanti l’emergenza sanitaria.
Il CIEB ha invitato la Commissione Europea a verificare con un’indagine “se e in quale misura i provvedimenti adottati dal governo italiano siano confliggenti con le norme europee” in materia di concorrenza e aiuti di Stato.
Il CIEB ha pertanto raccomandato al governo italiano di revocare i contributi e di astenersi dal concederli in futuro, ha infine raccomandato all’Ordine dei giornalisti di accertare eventuali violazioni del “Testo unico dei doveri del giornalista” e di applicare, se necessario, le sanzioni previste dall’ordinamento della professione del giornalista.
Va notato:
– l’incredibile vicenda, unica a livello europeo, di giornali e tv che sono comprati dal governo per raccontare la versione propria dei fatti (manipolando anche i dati statistici) viene sollevata da un organo internazionale e non da quell’Ordine dei giornalisti che sarebbe dovuto intervenire;
– giunge finalmente a conoscenza pubblica, a livello mondiale, che il ceto dei giornalisti italiani, sia della stampa che delle tv, quotidianamente adatta l’informazione dietro elargizione di denaro dei contribuenti;
– l’Ordine dei giornalisti non interverrà, come potrebbe? E’ composto dai responsabili della vicenda;
il grande pubblico è ormai assuefatto alla narrazione scritta dal denaro, ma comincia a traballare il pilastro finanziario messo in opera da Conte e consolidato da Draghi.

Giuliano Buselli

Agostino Miozzo, consulente per la regione Calabria in materia sanitaria e di Protezione Civile ha rilasciato delle dichiarazioni gravissime al Corriere della Sera. Per quelli che definisce “no-vax” ha proposto “anche l’arresto. Perché grazie a chi vuole correre pericoli, e li fa correre agli altri, ci sono morti…
Adesso basta. Non è possibile continuare a sentire simili idiozie, soprattutto da persone che vengono mantenute anche con i soldi di quelli che vorrebbero sanzionare o addirittura far arrestare. Miozzo è un consulente per la pubblica amministrazione e come tale non può permettersi di sputare nel piatto in cui mangia e dovrebbe mantenere un profilo alto fatto di equilibrio e saggezza, soprattutto in situazioni di emergenza come quella che stiamo attraversando. I suoi datori di lavoro siamo noi e pretendiamo rispetto. Non è possibile continuare ad assistere a questa narrazione piena di menzogne, a questa continua manipolazione della sintassi con l’obiettivo di alterare la realtà dei fatti per fini che certamente non sono quelli della tutela della salute pubblica. Miozzo deve dimettersi immediatamente.
Nessuno scienziato serio si sognerebbe di affermare che l’aumento di contagi a cui siamo assistendo (nonostante la copertura vaccinale abbia oltrepassato il 90% dei soggetti vaccinabili) possa essere attribuito al 10% dei non vaccinati. Chi lo afferma è in evidente malafede.
Ormai è una gara a chi le spara più grosse, a chi esprime l’odio maggiore verso qualche categoria appositamente creata, a chi crea divisioni, a chi fa uscire fuori il peggio che ha dentro. La malattia più diffusa in questo momento non è il Covid-19 ma la voglia di vendetta e di discriminazione, ormai imperante che circola negli ambienti istituzionali. L’angolo visuale viene scientemente e artatamente spostato. Il problema non sono gli ospedali fatiscenti e inadeguati ad affrontare le emergenze, il più delle volte pieni di raccomandati, dove le fatture vengono pagate due volte e dove l’apatia, la vagabondaggine, l’ignavia, il lassismo, l’incompetenza, la disorganizzazione regnano sovrani, no il problema è rappresentato da quel 10% che vuole decidere della propria salute, un diritto fondamentale dell’essere umano, riconosciuto da tutte le dichiarazioni internazionali come inviolabile.
E non può ritenersi sufficiente etichettare simili dichiarazioni come gravi e insensate, occorre ricollegare ad esse delle conseguenze disciplinari. Miozzo deve dimettersi. L’assuefazione alla suddetta narrazione, fa si che l’asticella della barbarie venga spostata sempre più in alto. Ormai ci stiamo assuefacendo a tutto e, come con i vaccini, questa lenta assuefazione porterà piano piano ad un abbassamento della risposta immunitaria, che è importantissima come deterrente nei confronti di chi prova a scardinare le istituzioni democratiche.
È importante acquisire questa consapevolezza e rendersi garante delle istanze delle minoranze. In democrazia funziona così. Non bastano le leggi per metterla al riparo dai pericoli se poi non c’è nessuno che le fa rispettare. Serve esercitare una pressione sociale, serve la reazione dei cittadini, serve far sentire il fiato sul collo a chi cerca di fare delle forzature. Forse non servirà a farlo dimettere ma inviare una mail al presidente della Regione Occhiuto per protestare e chiedere a gran voce le dimissioni di Miozzo servirà a fargli sapere che noi ci siamo e siamo vigili, perché non ci riprovino più. Il nostro silenzio, invece, li incoraggia ad andare avanti. Per chi avesse bisogno di un suggerimento di seguito una bozza di testo.

Massimiliano Capalbo

Egregio Presidente Occhiuto,

a seguito delle gravissime dichiarazioni espresse dal dott. Agostino Miozzo al Corriere della Sera, che ha proposto l’arresto per chi non intende vaccinarsi, le scrivo per chiedere le sue immediate dimissioni. Il dott. Miozzo è pagato con i soldi di tutti i contribuenti calabresi, quindi anche con i miei, pertanto le sue affermazioni non sono compatibili né con il ruolo che ricopre né con l’atteggiamento, equilibrato e super partes, che dovrebbe caratterizzare un consulente pubblico in qualsiasi situazione, soprattutto di emergenza come quella che stiamo vivendo. Certa/o di un suo sollecito riscontro porgo cordiali saluti.

Premesso che i vaccini anti-Covid-19 sono chiamati così per suggerire un’analogia che non c’è con i vaccini tradizionali, si tratta di farmaci di nuova concezione che non erano mai stati utilizzati su niente che si avvicinasse a questa scala. Come ha spiegato in un brillante intervento Peter Doshi del BMJ, si è arrivati a far cambiare all’inizio del 2021 (tra il 18 e il 26 gennaio) la voce “vaccine” in uno dei più famosi dizionari della lingua inglese (il Merriam-Webster) per perfezionare questo trucco da imbonitore. Nel contesto Covid-19 bisognerebbe quindi scrivere sempre “vaccini” (e derivati) con le virgolette, se non lo faccio è solo per non appesantire la scrittura.
Ma come si fa per capire se una campagna vaccinale è riuscita o ha fallito? Innanzitutto, prima di promuoverla si sarebbe dovuto definire sotto quali condizioni la si sarebbe giudicata fallita. Non è un paradosso, ma un requisito minimale per poter presentare come scientificamente fondata una tale campagna. Un celebre epistemologo, Karl Popper, sostenne che una teoria è scientifica solo se nella sua formulazione sono indicate condizioni sotto le quali dovrebbe essere considerata in disaccordo con fatti osservabili (o falsificata), e quindi da scartare. Spostare o modificare arbitrariamente il traguardo via via che l’esperienza si incarica di mostrare il mancato raggiungimento di quello prefissato significa agire da pseudoscienziati.
Benché sulle posizioni di Popper si sia sviluppato un ampio dibattito nell’ultimo mezzo secolo, questa sua intuizione circa la natura della scienza empirica – peraltro anticipata in termini sostanzialmente identici da diversi grandi pensatori, compreso Einstein – si può considerare corretta, e tanto più corretta quanto più delimitato è il campo di indagine di cui si occupa la teoria in esame.
Facciamo un esempio. Dire: “il vaccino Pfizer-Biontech (o Astra-Zeneca ecc.) funziona” non configura, come tale, una tesi scientifica, perché non specifica sotto quali condizioni la considereremmo confutata dai fatti. Non si tratta di ambire alla “purezza metodologica”, ma di poter considerare affidabile quella opinione, ovvero:
1) in primo luogo, quale tipo e livello di protezione il vaccino conferirebbe all’individuo vaccinato?
2) quale sarebbe la percentuale di vaccinati e a quali classi (sesso, fasce d’età, professioni ecc.) apparterrebbe – raggiunta la quale si considererebbe “protetta”, e in che senso, la popolazione?
3) entro quanto tempo dal raggiungimento della fissata copertura vaccinale si realizzerebbe la suddetta protezione della popolazione?
Se non si precisano questi parametri non si sta facendo scienza, ma solo gettando fumo negli occhi e alimentando illusioni nella cittadinanza – e basta questo a far sorgere nel cittadino consapevole sospetti del tutto giustificati di finalità non sanitarie.
Per esempio, il 4 ottobre 2020 il prof. Crisanti dichiara: «L’immunità di gregge si raggiunge tra il 63 e 70% della popolazione». Il 25 dicembre 2021, però, lo stesso scienziato polemizza duramente: «Se fossi stato lì presente, gli [a Draghi] avrei chiesto che fine ha fatto l’immunità di gregge, con la quale hanno veramente confuso gli italiani fino a pochi mesi fa».
Con maestri di pensiero di tale limpidezza penso che la confusione degli italiani non sia straordinariamente difficile da spiegare. In ogni caso, il «Piano vaccinale anticovid» della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in data 13 marzo 2021, poneva come obiettivo la «vaccinazione di massa (almeno l’80% della popolazione [vaccinabile, cioè dai 16 anni in su] vaccinata) entro il mese di settembre». Ecco come descrive la situazione l’11 dicembre il sito del Sole24Ore sotto il significativo titolo “Quando raggiungeremo il 90% di vaccinati?”: «L’80% della popolazione vaccinabile è stato raggiunto il 9 ottobre 2021, in linea con le previsioni del governo per fine settembre. Per arrivare al 90%, nuovo target per poter alleggerire l’obbligo di green pass, a questo ritmo ci vorrebbero 2 mesi e 9 giorni
Veniamo così a sapere che l’obiettivo logistico prefissato (cioè quante persone vaccinare entro quando) era stato raggiunto. Invece il traguardo sostanziale (o “bersaglio”, target) è stato nel frattempo modificato. Cioè è cambiata l’ipotesi sull’effetto che ci si aspettava dalla campagna vaccinale e sul raggiungimento della immunità di gregge. O, per essere ancora più chiari, si ammette, anche se solo implicitamente, che l’ipotesi originaria è stata falsificata. Dai grafici sottostanti si vede che i casi hanno ricominciato a partire da poco dopo il raggiungimento del traguardo originario. Un grafico ancora più chiaro è quello che confronta il 2021 con il 2020. La linea scura è quella corrispondente al 2021. Come si faccia a considerare un successo una campagna vaccinale il cui effetto sui “contagi” è quello rappresentato dai due grafici qui riprodotti (i numeri si possono trovare muovendo il mouse sui grafici originali che si trovano su questo sito) costituisce un problema più difficile da risolvere di quello circa le origini del SARS-CoV-2.

Prof. Marco Mamone Capria
PhD Università di Perugia

L’articolo è tratto dalle “Considerazioni sul primo anno di una strana campagna vaccinale” pubblicate dal prof. Mamone Capria.