Rimasi fortemente sorpreso anni fa quando venni a sapere che un sacerdote, molto conosciuto a Bologna, era morto suicida a Roma. Era la prima volta che sentivo parlare di un religioso suicida. E sono rimasto altrettanto colpito, ieri, nel leggere un testo accorato di un sacerdote che racconta che nell’ultimo anno si sono suicidati in Brasile ben 9 sacerdoti e altri ancora in un altro paese latino-americano e in altre parti del mondo.
Non importa il motivo del suicidio, qualunque esso sia. Importa che questo atto estremo, quasi “impossibile” per un religioso, sia oggi diventato frequente. E’ un segno che va oltre l’area cattolica e dovrebbe inquietare anche chi cattolico non è. E’ come un presagio, un segno di qualcosa che sta per arrivare, come quando i passeri se ne vanno per l’arrivo dell’inverno.
La Chiesa cattolica, qualunque sia il giudizio che ne si abbia, è pur sempre una delle più antiche istituzioni spirituali del mondo, per millenni ha impregnato nel bene e nel male la nostra storia, che si diffonda in essa il suicidio è il segno che l’inverno dello spirito è arrivato, un segno dei tempi.

Giuliano Buselli

Aspettavo la notizia ed è arrivata. Perché quando intuisci la piega che sta per prendere una data situazione, è solo una questione di tempo. L’aspettavo per poter rispondere ad un amico che, nei giorni scorsi, con un post sciorinava i numeri relativi ai ricoveri in terapia intensiva presso un ospedale del Sud Italia a causa del Covid. Al mio invito a pubblicare anche i numeri relativi ai ricoveri per altre patologie, per avere un termine di raffronto, mi invitava a riflettere su “quanto impattante fosse la scelta di non vaccinarsi sul sistema sanitario. Sono in tanti a ragionare così negli ultimi due anni, aver fatto leva sulla paura ha indotto molte persone a considerare questo come un ragionamento corretto. Chi si ammala è ormai considerato colpevole di non aver saputo prevenire la malattia.
E’ notizia di ieri che il vaccino all’mRna tra 5 anni verrà utilizzato anche per “curare” una serie di altre malattie tra cui il cancro. Sono gli stessi sviluppatori del vaccino anti Covid ad affermarlo. Non è difficile immaginare che, se la nuova religione che crede nel potere dei vaccini di prevenire qualsiasi malattia dovesse, come sta già accadendo, diffondersi anche alle altre patologie, chi si ammala e dovrà ricorrere ad un ricovero in ospedale verrà sempre più visto come un problema e un costo e non come un paziente bisognoso di cure. E’ tutto qui il sottile, quanto perverso, mutamento di prospettiva in corso: quanto sarà considerato impattate sul sistema sanitario un malato? Quanto potrà essere più semplice e “meno costoso” per un partitico obbligare la popolazione a fare un vaccino per ogni malattia (scaricando ovviamente su chi accetta di farlo le conseguenze di quella scelta) invece di investire nel creare un sistema sanitario in grado di prendersi cura dei pazienti? Vi immaginate in regioni come la Calabria che pacchia che sarebbe? D’altronde è già avvenuto per il Covid. E’ scioccante, infatti, come l’assoluto immobilismo in tema di investimenti nella sanità da parte delle istituzioni preposte, in questi anni post-pandemia, non abbia provocato la stessa indignazione che invece ha provocato la caccia all’untore. I tempi sono già maturi per il cambio di paradigma, l’approccio nei confronti del paziente è già da lungo tempo un approccio meccanicistico, l’emergenza Covid ha preparato il terreno per un ulteriore salto di qualità nella stessa direzione.
Quanto sarà più facile e rapido fare business sullo sviluppo delle bio-tecnologie invece che su un approccio olistico nei confronti dell’organismo e alla malattia? La nostra è una società sempre più alla ricerca del minimo sforzo e del massimo rendimento, non è difficile prevedere che sarà una strada in discesa. Siamo di fronte ad un mutamento epocale nel concetto di malattia e di conseguenza di salute. Il malato sarà (ma lo è già ora) sempre più considerato un nemico della salute pubblica, un costo, un problema per la società, un pericolo pubblico da punire ed emarginare.
Ovviamente questi vaccini sono acqua santa, nonostante siano prodotti di laboratorio (creati dall’uomo e quindi fallibili per definizione) e non si abbia uno storico sui loro effetti a lungo termine, sono positivi per definizione, fino a prova contraria che, con il sistema dell’informazione che ci ritroviamo, sarà veramente difficile nell’eventualità far emergere.

Massimiliano Capalbo

E’ da qualche mese che questa storia del green pass, strumento scelto dal governo per indurre le persone a vaccinarsi, va avanti senza che si sia riusciti ad uscire dall’empasse. I contrari continuano a scendere in piazza da settimane e il governo, spalleggiato dal silenzio e dalla manipolazione delle informazioni da parte dei media, continua ad ignorarli.
Premesso, come ho già scritto tempo fa, che il green pass potrebbe rappresentare un’occasione per cambiare la propria vita, a chi volesse rimanere comunque nel recinto costruito dalle istituzioni basterebbe poco per archiviare la pratica green pass, senza grande dispendio di energie e senza fornire alla propaganda governativa e mediatica argomenti per attaccare e strumentalizzare coloro che dissentono rispetto ad un provvedimento quantomeno insensato. Sarebbe sufficiente ubbidire ai dictat governativi per porre fine a questa ipocrita messa in scena istituzionale costruita sulla sabbia. Sarebbe sufficiente recarsi diligentemente presso i centri vaccinali per ricevere la dose miracolosa, rifiutando di firmare la liberatoria (nessuna legge può obbligarvi a farlo) ed al rifiuto, da parte degli addetti alla vaccinazione, di procedere con la somministrazione, pretendere da costoro il rilascio di un documento (adeguatamente predisposto, magari con la consulenza di un legale) che attesti il rifiuto dell’inoculazione per mancata sottoscrizione della liberatoria. A quel punto il cerino verrebbe lasciato in mano al governo, che dovrebbe giustificare il proprio operato ed assumersi tutte le responsabilità conseguenti e nessuno potrebbe essere additato per non essersi sottoposto al vaccino, né essere raggiunto da provvedimenti sanzionatori di alcun genere. Nessuna eversione potrebbe più essere imputata e nessuna etichetta appiccicata ad alcuno. Se a ciò si aggiungesse un’astinenza di massa dai consumi (iniziativa che sta per essere lanciata da alcuni in vista del Natale), non sarebbe necessario eseguire un tampone ogni due giorni o scendere in piazza contro la prepotenza e l’arroganza dell’autorità, perché basterebbero pochissimi giorni per cancellare tale assurda misura, per le evidenti conseguenze che ciò determinerebbe sul piano economico. Il silenzio, come sempre, è più assordante del rumore.
Se poi si volesse essere efficaci anche nel colpire i media, invece di prendersela con quei quattro precari che vengono mandati in piazza a deformare i fatti, sarebbe sufficiente cominciare a non condividere (e dunque rilanciare) le notizie sulle nostre pagine social. I giornali non li compra più nessuno, stiamo assistendo alla fuga dalla tv, agli editori non restano che i nostri click sui social oltre che i finanziamenti dei governi.
Ed allora, prima di pretendere di avere rappresentanti (e dunque provvedimenti) all’altezza del compito, occorre essere cittadini consapevoli e capaci di far valere i propri diritti e di far pesare le proprie azioni in modo appropriato ed efficace. Insomma il salto di qualità che pretendiamo dalle istituzioni dovrebbe essere prima il nostro.

Massimiliano Capalbo