Ascolto i commenti stupiti del post-referendum e mi accorgo che nessuno si è accorto che non c’è nessuna sorpresa. La narrazione dominante, imposta dai media, ci racconta che la Meloni è stata maggioranza fino al giorno prima del referendum e che, in virtù del risultato referendario, avrebbe perso il consenso. C’è chi dà il merito ai giovani, chi all’amore per la Costituzione, chi agli errori comunicativi della maggioranza, chi agli scandali Del Mastro-Bartolozzi, chi a tutte queste cose messe assieme. Nessuno, invece, si è accorto di una cosa molto semplice. Il Referendum ha reso palese la manipolazione della volontà popolare attraverso le leggi elettorali, tutte, nessuna esclusa, da quando è stato introdotto il sistema maggioritario quindi almeno dal 1993 a questa parte. Quella legge fu soprannominata Mattarellum (dal nome del suo relatore, l’attuale presidente della Repubblica) e prevedeva l’assegnazione del 75% dei seggi tramite collegi uninominali a turno unico e il restante 25% in modo proporzionale. La legge fu approvata con Referendum e fu l’unico vero errore commesso dagli italiani. L’idea che le istituzioni possano funzionare meglio se il sistema che le regola consente a chi le anima di avere più potere è una delle tante leggende metropolitane che circolano in Italia da allora. L’Italia è un paese dove la frattura politica è rilevante e il sistema più adatto per fare emergere queste differenze sarebbe il proporzionale non il maggioritario. Ma la tendenza dei governi (di qualsiasi colore politico) è quella di tendere ad un’illusorio efficientismo, si pensa che bypassando il Parlamento (che ormai è considerato un luogo dove si perde solo tempo e dove insultarsi), il paese possa correre più spedito, verso dove però non è dato saperlo. Nei sistemi democratici maturi il Parlamento è il luogo del dibattito e del confronto e la maggiore o minore capacità di far passare delle leggi che trovino il consenso della maggioranza dei cittadini risiede nelle capacità oratorie, diplomatiche, comunicative dei membri che lo compongono. Le istituzioni funzionano se gli uomini e le donne che le animano sono di spessore, onesti, in buona fede e dotati di saggezza e visione, non se li si obbliga a seguire delle norme burocratiche che possono essere eluse in mille modi. Non è un caso se tutte le riforme approvate finora non abbiamo migliorato nulla e tutto continua a non funzionare come dovrebbe. Basterebbe scegliere meglio gli esseri umani che vi si insediano per risolvere il problema sia nel contesto locale che in quello nazionale. Il Mattarellum fu peggiorato ulteriormente nel 2005 da un padre dalla patria come Calderoli (non a caso la sua legge fu soprannominata Porcellum), una legge che alterò il risultato delle elezioni politiche dal 2006 al 2013, dietro indicazione di Silvio Berlusconi che temeva di perdere contro le sinistre. La legge prevedeva le liste bloccate (gli elettori non potevano esprimere preferenze, limitando quindi il potere di scelta); introduceva un premio di maggioranza senza soglia (la coalizione vincente otteneva automaticamente seggi aggiuntivi, anche con un margine ridotto); un sistema misto (il 75% dei seggi veniva assegnato con il sistema maggioritario, il 25% con sistema proporzionale. La legge fu duramente contestata per aver accresciuto il potere dei partiti sulle candidature, ridotto la rappresentanza territoriale e favorito la formazione di maggioranze diverse tra Camera e Senato. Era così truffaldina che la Corte costituzionale, con la sentenza n. 1/2014, la dichiarò parzialmente incostituzionale, annullando il premio di maggioranza e ripristinando la possibilità di esprimere preferenze. La legge fu, poi, definitivamente abrogata con l’entrata in vigore della Rosatellum, nel 2017, che la sostituì per entrambe le Camere e che non vi descrivo perché non ci capireste nulla e vi verrebbe solo il mal di testa.
Il Referendum sulla separazione delle carriere, quindi, non ha fatto altro che dimostrare che quando agli italiani viene consentito di esprimere in maniera lineare e senza sotterfugi la propria volontà politica, lo fanno molto volentieri e solitamente si rivelano saggi. L’alta astensione elettorale, ormai divenuta endemica, deriva proprio da questa sfiducia, da questa consapevolezza di non potere incidere democraticamente sulla vita politica del Paese, oltre che dalla mediocrità dei candidati che si presentano. Il referendum è molto chiaro e semplice, si contano il numero totale di SI e il numero totale di NO e chi prende più voti vince. Punto. Il messaggio appare in tutta la sua chiarezza e spiazza perché non siamo abituati. Berlusconi, la destra e gli altri accoliti non sono mai stati maggioranza nel Paese nonostante tutte le furberie messe in campo. Meloni governa, come Berlusconi, col 20% o poco più dei consensi solo grazie a queste leggi elettorali. Il referendum ha svelato il trucco che tiene questo paese ostaggio dei più furbi da decenni, lontani gli elettori dalle urne e che convince i giovani ad emigrare. La vita democratica italiana è sempre stata condizionata, prima pesantemente dai servizi segreti americani (il sequestro Moro fu solo il primo atto), dalla mafia e dalla massoneria deviata e poi, in maniera più subdola, attraverso la manipolazione degli strumenti utili ad esprimere correttamente la volontà popolare. Un paese può essere considerato democratico quando anche il più ignorante dei suoi cittadini viene messo nelle condizioni di poter comprendere cosa sta andando a votare (quindi presuppone un sistema dell’informazione super partes) e come gli strumenti che gli vengono forniti incidono sull’esito del voto. Tutto questo in Italia non è garantito. Sarà un caso se il prossimo atto del governo Meloni sarà la modifica della legge elettorale?

Massimiliano Capalbo

Ho deciso che andrò a votare (e questa è una notizia, visto che faccio parte della maggioranza degli italiani (60%) che non vota da tempo, nauseata dallo stato in cui versa la partitica) e, soprattutto, che voterò NO. Ma il mio non sarà un voto contro la non-riforma della giustizia, no. Io, come il 90% degli italiani, non sono né avvocato né magistrato, non ho le competenze sufficienti e neanche il tempo e la voglia di studiare e acquisire le conoscenze necessarie per votare su un argomento così astruso. Non ho intenzione di fare il lavoro che, chi è pagato decine di migliaia di euro al mese dai contribuenti, dovrebbe fare e non fa. Come la maggioranza degli italiani che andranno a votare, infatti, lo farò senza entrare nel merito del quesito, anche perché per farlo occorrerebbe un sistema dell’informazione super partes che in Italia non è mai esistito. Il referendum in Italia è un’arma spuntata, pensata appositamente per illudere i cittadini di poter influire sulle decisioni del Parlamento, di vivere in una vera democrazia. Gli eventi che stanno precipitando attorno a noi stanno dissolvendo quest’incantesimo. Per giunta un referendum costituzionale senza quorum (che può consentire ad una minoranza sparuta della popolazione di dare l’assenso alle modifiche alla carta costituzionale che appartiene a tutti) la dice lunga sull’idea di democrazia che aleggia nelle istituzioni italiane. I referendum in Italia non sono né propositivi, né consultivi, né confermativi, né deliberativi. Gli italiani, come i burattini, possono solo fare si o no con la testa approvando le logiche perverse di una delle fazioni in campo, lasciandosi arruolare in uno degli eserciti come avveniva con le crociate.
Il mio NO è, forse, l’unica possibilità che mi viene concessa, in questa democrazia formale (e non sostanziale) nella quale vivo da sempre, per esprimere il mio disgusto (siamo oltre il dissenso) per questo modus operandi fatto di prevaricazione, violenza, ottusità, ignoranza. Un governo che indice un referendum su uno spigolo della realtà, quando attorno a noi emergenze di portata planetaria esercitano i loro effetti senza trovare alcun ostacolo, è un governo che non sa neanche perché si trova lì. Siccome l’unico soggetto ad avvertire l’esigenza di un referendum di questo tipo è il governo e tutto ciò che proviene dai governi, ormai lo sanno anche i bambini, non ha lo scopo di fare gli interessi del popolo, l’unico modo per ostacolarli è votare NO, non è importante per cosa. Un governo che non ha rispetto per i propri elettori e che mente quotidianamente sapendo di mentire non merita rispetto. Il NO scombina i piani, smonta ogni brama di potere, ogni meschina strategia, ogni vendetta trasversale. Più le energie impiegate dai rappresentanti del governo sono alte, più i toni impiegati sono veementi, più vuol dire che la posta in gioco è alta. Dunque l’unica cosa che posso fare, per esercitare quel briciolo di libero arbitrio che mi concedono, è mettergli i bastoni tra le ruote, è chiudere la porta in faccia ad ogni loro proposta, per far scattare la resa dei conti interna e determinarne la caduta, e porre fine a questo patetico e imbarazzante teatrino di incompetenti (che ha di gran lunga surclassato il M5S) che si trascina da quattro anni, che si atteggia a maggioranza non essendola e che si sarebbe dovuto dimettere all’indomani della strage di Cutro. Un governo che ogni giorno che passa si rivela quello che era sin dall’inizio, un bluff. Che ha promesso ordine e ci ha condotti nel disordine mondiale; che ha promesso rigore e ha disinnescato tutti gli organi di controllo; che ha invocato il patriottismo e si è genuflesso agli interessi delle nazioni più forti; che ha promesso sicurezza e ci ha traghettati nell’era dell’insicurezza; che ha promesso il controllo dei prezzi e li ha portati fuori controllo; che ha promesso di colpire le banche e le multinazionali e che, invece, ha permesso loro di brindare a profitti mai registrati prima; che avrebbe fatto la voce grossa in Europa e che invece si è dimostrato afono; che predica bene in pubblico e razzola male in privato; che mente sistematicamente su tutto. Non credo nei referendum come strumento per esercitare la democrazia, ma un pò di fastidio quello si.

Massimiliano Capalbo

Domani sera (venerdì 6 marzo) andrà in onda in prima serata su RaiTre il programma dell’anno. No, non è il Festival di Sanremo che, come la maggior parte dei programmi Rai, puzza di naftalina ma qualcosa di molto più straordinario. Finalmente si parlerà di futuro, di argomenti importanti, direi fondamentali per la vita del pianeta e di tutti noi, finalmente il grande pubblico potrà ascoltare qualcosa che non ha mai sentito prima, qualcosa che per alcuni (quelli più insensibili) potrà sembrare sconvolgente o folle per altri (i più sensibili) semplicemente una conferma di ciò che avevano sempre pensato e intuito. Si intitola “La pelle del mondo” e sarà un viaggio in sei puntate dedicato alla vita sulla Terra, alla biosfera e al ruolo delle piante nel nostro futuro, condotto da Stefano Mancuso, scienziato di fama internazionale e uno dei massimi esponenti della neurobiologia vegetale, originario di Catanzaro ma assolutamente sconosciuto alla maggioranza dei calabresi impegnati, come la maggior parte degli esseri umani contemporanei, a escogitare un modo per tirare a campare invece che ad immaginare un mondo diverso.
La neurobiologia vegetale, la nuova e dibattuta disciplina scientifica che dal 2005 (quindi parliamo ormai di più di venti anni) studia come le piante siano capaci di percepire ciò che accade nell’ambiente in cui vivono e di utilizzare queste informazioni e adottare delle strategie per sopravvivere. D’altronde se esistono da molto più tempo rispetto agli esseri umani e se sopravviveranno a noi un motivo ci sarà, ed è il fatto che sono molto più intelligenti di noi. Mancuso, rispetto agli altri scienziati che, come lui, si occupano di botanica e scienze naturali (e che fin dal primo momento hanno storto il naso rispetto al suo approccio che comunque è un approccio assolutamente scientifico) ha il pregio di trattare questi argomenti non con la superbia del docente universitario ma col fascino del divulgatore perché sa, da un lato, che l’essere umano non è in grado di comprende tutto ciò che non gli assomiglia e dall’altro che l’intelletto non è l’unica via per arrivare alla comprensione. Mancuso guiderà il pubblico in una riflessione profonda e accessibile sul destino del pianeta e dell’umanità, dialogando con numerosi protagonisti del mondo della cultura, della scienza e dello spettacolo. Ogni puntata sarà dedicata a un tema specifico, affrontato attraverso una divulgazione scientifica rigorosa, mai banale e allo stesso tempo divertente e fruibile. Farà comprendere al grande pubblico quali sono i temi importanti di cui occuparsi con urgenza e che, ovviamente, sono completamente assenti dalle agende politiche di mezzo mondo. Sono passati venti anni dalla nascita della neurobiologia vegetale e quasi dieci dall’avvio del primo Master su questi temi, che si chiama “Futuro Vegetale” e che Mancuso tiene presso l’Università di Firenze fin dal 2018. In quell’anno il sottoscritto fu tra i partecipanti alla prima edizione e quell’esperienza fu poi alla base della nascita del Giardino Epicureo, quest’oasi nata per fermare la desertificazione ambientale, sociale e culturale che avanza sempre più nel nostro territorio e di cui molti ancora non sono consapevoli. Ci sono voluti venti anni perché queste nuove intuizioni, scoperte e ricerche approdassero sul piccolo schermo, e arrivassero alla maggior parte degli italiani, questo ci fa capire come i cambiamenti siano molto lenti e richiedano tempo per avvenire e anche quanta responsabilità abbia l’informazione pubblica, in Italia, nel ritardare la presa di coscienza del suo pubblico sui temi che davvero contano. D’altronde non abbiamo ancora compreso a fondo le implicazioni delle teorie di Darwin e di Einstein che hanno visto la luce rispettivamente due secoli e un secolo fa figuriamoci qualcosa di cui si parla da appena qualche decina d’anni. Le decide di studenti che hanno frequentato il Master di Mancuso da 8 anni a questa parte, come il sottoscritto, sono degli ambasciatori della biofilia che, in giro per l’Italia e per il mondo, stanno creando oasi, sistemi, progetti, tecnologie e iniziative per sensibilizzare, spiegare, coinvolgere, mostrare, le implicazioni concrete di queste scoperte. Ma soprattutto per fermare le forze della necrofilia che, come stiamo vedendo in queste settimane, hanno ricominciato una nuova scellerata guerra contro l’umanità e contro il pianeta. Chi non vive a contatto con la natura impazzisce, perde di vista la realtà, crea disastri, diffonde sfiducia, semina morte. Anche se tutto sembra andare in un’altra direzione siamo all’inizio di una rivoluzione copernicana del modo di intendere il rapporto tra gli esseri umani e gli altri esseri viventi e tra gli esseri umani e il pianeta e Mancuso in queste sei puntate ce lo dimostrerà chiaramente. Il futuro sarà certamente influenzato dagli argomenti che Mancuso affronterà nelle sei puntate del programma, ciò che non sappiamo è se faremo in tempo a scongiurare l’estinzione delle future generazioni. Perché il pianeta ci sopravviverà, non abbiamo il potere di distruggerlo, possiamo solo distruggere la nostra specie. Seguendo Mancuso in questo viaggio potremo apprendere, quindi, le istruzioni utili per salvarci la pelle.

Massimiliano Capalbo