Lo scorso 8 febbraio la Camera ha definitivamente approvato il disegno di legge di riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione in materia ambientale. La legge costituzionale attende solo la promulgazione da parte del Capo dello Stato. Non sarà necessario, infatti, in questo caso, il referendum confermativo, perché la legge è stata approvata, così come prescrive l’art. 138 ultimo comma della Costituzione, con doppia deliberazione e con la maggioranza dei due terzi dei componenti delle camere.
Segnalo, subito, l’assoluta assenza di dibattito pubblico e di informazione durante il concepimento e la discussione della riforma, nonostante si tratti, in assoluto, della prima revisione di uno dei “Principi fondamentali” della carta (l’art. 9 appunto) nella storia della Repubblica. Dibattito e informazione che vi sono sempre stati, invece, in casi di precedenti revisioni costituzionali (come la riforma, poi abortita, delle norme sul bicameralismo perfetto di renziana memoria), oppure in occasione della discussione di normali disegni di legge (come il DDL Zan, anch’esso prematuramente scomparso). La mancata informazione può essere dovuta a due fattori: o la distrazione dei media nazionali (ma tenderei ad escluderlo) o la volontà politica di calmierare l’influenza dell’opinione pubblica sul Parlamento: in altri termini, per evitare polemiche che avrebbero potuto condurre al nulla di fatto, come accadde nei due esempi sopra richiamati.
L’altra cosa singolare è che, per la prima volta, una legge così importante viene approvata con una incredibile tempestività e praticamente all’unanimità. Per altro su un tema che è sempre stato altamente divisivo: l’ambiente. Non ricordo un solo caso in cui un disegno di legge con risvolti ambientali non abbia avuto la netta opposizione di qualche partito politico o di qualche lobby. Inoltre, tutto è stato fatto appena prima che inizi la grande operazione di spesa del PNRR, destinata in gran parte alla costruzione di impianti di produzione energetica e di infrastrutture. E poiché il denaro dell’Europa dovrà essere speso rapidamente, sarebbe davvero strano che il Parlamento abbia inteso, proprio ora, complicare la vita al governo e ai privati, introducendo una tutela ambientale più stringente.
Le reazioni sono caute da parte dei giuristi, che conoscono bene l’argomento, ed entusiastiche, invece, da parte di alcune associazioni ambientaliste che vorrebbero intestarsi la riforma.
Ma vediamo di che si tratta. L’art. 9 della Costituzione venne posto dai costituenti a promozione della cultura e della ricerca scientifica (primo comma) ed a tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione (secondo comma). Furono Concetto Marchesi ed Aldo Moro – il primo, letterato comunista, il secondo, giurista di ispirazione cattolica – a difendere strenuamente, in sede costituente, l’originaria formulazione di questa importante norma. Racconta la lunga e complessa vicenda dei prodromi della formulazione dell’art. 9 e della sua travagliata approvazione Salvatore Settis in un suo libro fondamentale: “Paesaggio, Costituzione, Cemento”, Einaudi 2010. Proprio grazie all’art. 9 si è potuta costruire, in tutti questi anni, la tutela giuridica congiunta dei beni culturali ed ambientali, sulla base di ripetuti interventi interpretativi da parte della Corte Costituzionale e dell’emanazione del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (Decreto Legislativo n. 42 del 2004).
Per fortuna, i due commi di cui era composta la norma non sono stati in alcun modo toccati dalla riforma. È stato aggiunto, invece, un terzo comma che così recita: “[La Repubblica] tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. In sostanza, accogliendo proprio le interpretazioni venute dalla Corte Costituzionale e uniformandosi alla legislazione comunitaria, il legislatore ha “chiarito” che oggetto di tutela non è solo il paesaggio ma anche l’ambiente (aria, terra, acqua etc.), la biodiversità (tutte le forme di vita) e gli ecosistemi (ambiti di territorio in relazioni dinamiche fra le varie forme di vita che li popolano e fra esse e l’ambiente).
Nel caso dell’art. 9 l’intervento del legislatore, benché rappresenti quasi un atto dovuto, si può guardare senza sospetto all’integrazione di cui alla riforma. L’ambiente (che già la Corte Costituzionale aveva ricompreso nel termine “paesaggio”), la biodiversità e gli ecosistemi divengono soggetti di tutela costituzionale e non semplici “oggetti”. Ma, ripeto, molto si era già fatto, anche, ad esempio, nel 2015, con la riforma dei reati ambientali.
L’articolo 41 si trova, invece, nel titolo III della Carta intitolato “Rapporti economici” ed è noto per il testo del primo comma, di stampo tipicamente liberale: “L’iniziativa economica privata è libera”. I successivi due commi furono posti a mitigazione del principio generale: nel secondo, la riforma ha introdotto “la salute e l’ambiente” fra i limiti che già la Carta aveva imposto a tale liberà, la quale “non può svolgersi in contrasto con o in modo da recar danno a …”, e “i fini ambientali” – oltre che quelli sociali (che preesistevano nel testo) – verso i quali l’attività economica deve essere indirizzata e coordinata. Benché le aggiunte apportate al testo originario appaiano come conseguenziali al nuovo valore costituzionale riconosciuto all’ambiente con il già citato art. 9, è proprio sulla riforma dell’art. 41 che, a mio parere, occorre porsi qualche domanda. Ad esempio: non sarà che con le parole “ambiente” e “salute” si sia voluto far dire alla nostra Carta che, ad esempio, l’energia nucleare – recentemente definita dalla UE fonte energetica necessaria per ridurre le emissioni in atmosfera – non finisca con l‘esser fatta passare – nel caso di costruzioni di nuove centrali – addirittura come uno strumento per tutelare la “salute” e l’ “ambiente” e così ottenere corsie preferenziali per l’autorizzazione alla realizzazione di nuovi impianti? E così per i parchi eolici (o le centrali idroelettriche, o quelle a biogas o quelle a biomasse etc.), che, proprio perché producono energia da fonti rinnovabili, possono essere più facilmente presentati come tutele per l’ “ambiente” e la “salute” e così essere agevolati nella loro marcia trionfale verso l’assalto ad ogni crinale delle montagne italiane rimasto ancora integro.
Per questi motivi non me la sento di unirmi al coro degli ottimisti che inneggiano alla grande vittoria ambientalista. Proprio da ambientalista (non integralista, ma nemmeno ingenuo) e da operatore del diritto mi preoccupo dinanzi a questa improvvisa folgorazione sulla via di Damasco dei nostri politici. Ben sapendo che gli attuali rappresentanti del popolo non sono proprio tutti dei San Paolo. E perché mi pare di vederli, multinazionali e speculatori vari, che già si fregano le mani in attesa della pioggia di miliardi (quasi tutta a loro vantaggio) del famoso – e fumoso – PNRR.

Francesco Bevilacqua

Mi sono recato dal dentista il mese scorso. Avvertivo una sensibilità al caldo e al freddo ad un dente. Dopo la visita e una panoramica della mia dentatura, non viene riscontrata alcuna carie o altro problema ma solamente un uso scorretto dello spazzolino che, scoprendolo, ha reso lo spazio compreso tra la gengiva e il dente in questione sensibile alle variazioni di temperatura. Il dentista mi consiglia l’utilizzo di un dentrificio di una certa marca (di cui mi regala un campione) per ridurre la sensibilità e mi prenota la visita con l’igienista per apprendere il corretto uso dello spazzolino ed effettuare una pulizia (che solitamente effettuo una volta l’anno) dei denti. E’ bastato utilizzare il nuovo dentifricio per una settimana per far rientrare il problema.
Successivamente, mi sono recato alla visita con l’igienista che mi ha dato i suoi consigli per migliorare la tecnica di spazzolamento, prescrivendomi alcuni prodotti per la cura e l’igiene dentale. Oltre al dentifricio suggeritomi dal suo collega nella precedente visita (costo tra i 6 e i 7 euro), mi ha consigliato di utilizzare: un dentifricio avanzato che aiuta a rigenerare lo smalto dentale che agisce sugli stadi precoci e invisibili dell’erosione (costo tra gli 8 e i 9 euro); un colluttorio all’acido ialuronico che risana le gengive e lenisce i tessuti infiammati (costo tra gli 8 e gli 11 euro); degli scovolini monouso per rimuovere efficacemente placca e residui di cibo in tutte le aree della bocca grazie al design curvo ed ergonomico del manico e all’impugnatura più larga (costo tra i 3 e i 4,5 euro); una soluzione spray per igienizzare spazzolino, scovolino e altre attrezzature atte all’igiene orale (costo circa 15 euro) e, infine, un nuovo spazzolino che consente di migliorare la tecnica di spazzolamento creando un angolo di 45° per una pulizia ottimale sotto il margine gengivale (costo tra i 2,5 e i 4 euro) anticipandomi che in futuro potremo passare a quello elettrico. Ho subito pensato alla Hunziker che mi sprona con un: “go electric!” alla modica cifra che oscilla tra i 120 e i 200 euro, a seconda del modello.
Ora appare chiaro a tutti che, nonostante l’assenza di tutti questi prodotti, i miei denti non hanno subito gravi danni fino ad oggi e, se dovessi comportarmi come i parabolani della scienza che negli ultimi due anni sono spuntati come funghi nel nostro paese e che ci danno lezioni su come occorra fidarsi ciecamente della scienza e dei suoi rappresentanti, io dovrei seguire senza se e senza ma i consigli dell’igienista. Non sono un dentista, non ho un pezzo di carta che attesta che posso esprimere un parere su cosa sia meglio per la mia igiene dentale, dovrei dunque spendere subito tra i 42,50 e i 50,5 euro e poi aggiungerne almeno un altro centinaio per fare un fantastico salto tecnologico. Non dovrei ragionare e selezionare, tra i consigli ricevuti, quelli più adatti alle mie esigenze di carattere sanitario, economico o di altro genere, di fronte all’autorità dello “scienziato” dovrei comportarmi come un automa.
Per fortuna possiedo ancora la capacità di scelta, una qualità che non si impara a scuola e che non è certificabile attraverso un pezzo di carta, e vorrei poterla esercitare, soprattutto quando si tratta della mia salute. Sono consapevole del fatto che ormai i medici (come la maggior parte delle figure professionali), a qualsiasi specializzazione appartengano, hanno dietro delle industrie produttrici (non ci vedo nulla di scandaloso se tutto ciò viene dichiarato) delle quali “consigliano” i prodotti e per i quali ricevono in cambio gratificazioni di vario genere (viaggi, premi, macchinari, strumenti etc.). So che la medicina (al pari di altri ambiti) è pervasa dalla logica del profitto e posso distinguere tra quello che è il mio interesse e quello che è l’interesse di chi, attorno al mio problema, propone delle soluzioni. L’importante, dunque, è avere la capacità e la libertà di scelta. E’ solo per questo, lo so, che meriterei d’ufficio l’etichetta di irrazionale, complottista e nemico della scienza.

Massimiliano Capalbo

Caro vaccinato,

circola sui social un messaggio rivolto ai no-vax per spiegare le ragioni per le quali tu saresti dalla parte giusta e loro sbagliata. Ho deciso di scriverti non perché mi riconosca in una delle due categorie, create ad arte dal sistema politico-mediatico per contrapporci e distrarci dalla verità, ma perché credo che in questa risposta siano in tanti a riconoscersi in entrambe le categorie che, col passare, del tempo sono destinate a fondersi sempre di più, man mano che le bugie che ci sono state raccontate emergeranno.
Non sono vaccinato per scelta e non per ideologia. Una scelta che è possibile fare in autonomia e libertà solo se si dispone delle informazioni corrette, per reperire le quali occorre saper scegliere le fonti e valutarne l’attendibilità, evitando accuratamente quelle mediate da giornalisti finanziati da governi e multinazionali. Si può scegliere solo se si ha la capacità di discernere (incrociando queste informazioni) tra ciò che è plausibile e ciò che non lo è.
E’ ormai chiaro, a chi si informa correttamente, che il virus è stato creato ed è sfuggito dai laboratori di Whuan e che se non abbiamo l’antidoto è perché chi lo ha progettato non lo ha prodotto. Per sviluppare un vaccino sarebbe servito ottenere immediatamente il virus selvaggio originario (totipotente) da parte della Cina, perché il virus una volta liberato nell’ambiente muta velocemente. Ma la Cina si è rifiutata, se lo avesse fatto avrebbe ammesso le sue responsabilità nella creazione della pandemia con le conseguenti enormi richieste di risarcimento. Se lo sapessi ci penseresti due volte prima di fidarti ciecamente degli stessi governi che hanno contribuito a scatenare la pandemia. E sapresti anche che siamo solo all’inizio di una nuova era in cui le guerre verranno combattute con armi non convenzionali progettate (manipolando proprio i virus) nei laboratori di mezzo mondo e per la quali non esistono norme nè controlli. Invece di farti sviare dalle polemiche sui tamponi, le mascherine, il green pass, chiederesti normative per garantire a livello internazionale maggiore sicurezza circa le attività che vengono svolte nei laboratori e che un domani potrebbero diventare armi per bioterroristi.
Non sono vaccinato e non intendo farlo perché gli scienziati (quelli che studiano nei laboratori, non quelli che passano il tempo negli studi televisivi) ci dicono che questo non è un “vaccino” (è stata cambiata addirittura la voce sul dizionario Merriam-Webster per perfezionare il trucco) ma un prodotto di ingegneria biotecnologica (ad Rna messaggero). Si tratta di un mini-virus creato sinteticamente, in appena 3 mesi, nei laboratori delle nuove multinazionali del settore biotech, che viene inoculato nell’organismo umano semplicemente per attenuare gli effetti di Sars-Cov-2, per un periodo massimo di 4 mesi, occupando il suo posto ma lasciandolo libero di circolare e mutare nell’ambiente, in attesa che l’effetto termini. E’ per questo che non sei immune dalla malattia e ogni 6 mesi ti dicono che occorrerà iniettare una successiva dose booster, con il risultato finale di deprimere la tua immunità naturale ed esporti anche ad altre malattie, senza contare gli effetti a lungo termine di cui non sappiamo nulla, essendo quello a cui ti stai sottoponendo il più grande esperimento biotecnologico mai compiuto nella storia dell’umanità. E’ per questo motivo che i paragoni che fai con i vaccini ricevuti da bambino non reggono e anche le tue paure di essere contagiato da me che non lo sono. Chi ha un sistema immunitario sano e non ha particolari patologie può servirsene per reagire a questo virus, quanti tuoi amici non vaccinati lo hanno avuto e non hanno sviluppato la malattia e, se l’hanno sviluppata, sono ancora vivi?
Se i “vaccini” fossero trasparenti (ovvero se le case farmaceutiche produttrici non si barricassero dietro il segreto industriale) e pubblici (ovvero prodotti dagli Stati che li hanno finanziati invece che dai privati) io non avrei alcuna preclusione nei loro confronti. Penso, per esempio, che nonostante tutto, per le persone anziane e per quelle affette da gravi patologie questi vaccini già in uso siano il compromesso migliore in termini di rischio/beneficio.
La campagna vaccinale, che era stata promessa come risolutoria, è stata un fallimento, nonostante abbia raggiunto il 90% della popolazione vaccinabile il virus continua ovviamente a circolare, perché lui fa quello per cui esiste, replicarsi. Nessuna iniziativa è stata presa per contenerne la diffusione ma solo per attenuarne gli effetti. Che è quello che la politica fa tutti i giorni, nascondere la polvere sotto il tappeto. Le restrizioni imposte dal governo hanno aggiunto problemi di natura occupazionale, economica e sociale a quelli sanitari, di cui vedremo gli effetti, anche per questi, nel lungo periodo.
Io non ho paura di ammalarmi di Covid ma di finire in ospedale (soprattutto in quelli della mia regione) dove i medici rimasti (quelli più saggi e coscienziosi sono stati allontanati ed emarginati) e gli infermieri che ci lavorano sono accecati da un’ideologia che non ha precedenti nella storia della medicina che mi fa più paura di qualsiasi epidemia. Se autorizzassero le cure domiciliari non ci sarebbe bisogno di ingolfare gli ospedali come sta avvenendo da due anni, uno dei motivi principali che hanno determinato l’elevato numero di morti nel 2020. Il 90% dei positivi in condizioni di salute normali è asintomatico oppure ha lievi sintomi che possono essere curati a casa, senza fare tanto rumore, ma nessuno gli dice come fare. Il non vaccinato che si ammala di Covid non sa a chi rivolgersi, non ha diritto a cure alternative al dogma del vaccino, non mi sembra un atteggiamento scientifico nè da paese civile e democratico
Da due anni (soprattutto nel periodo invernale) evito di frequentare posti affollati per evitare di diventare veicolo a mia volta del virus, al contrario di tanti altri vaccinati che hanno pensato, in virtù della loro puntura, di essere immuni e di poter tornare a fare “la vita di prima”.
Al contrario di te io so cosa c’è nelle carni contenute nei panini dei fast food: antibiotici. La ricerca sui virus patogeni per l’uomo ha assunto grande importanza soprattutto a seguito dello sviluppo degli allevamenti intensivi. Io so che queste pandemie nascono anche dall’abuso di antibiotici e di farmaci che quotidianamente nel mondo avvengono da parte di persone che, come te, al minimo sintomo di malessere ricorrono ai farmaci per annullare il dolore non per guarire (che è quello che sta avvenendo anche per il virus) perché tu sei cresciuto in una società che non ti ha abituato a fare sacrifici e soffrire ma ti offre in continuazione scorciatoie in nome della sicurezza. Tu non sai, per esempio, che l’uso smodato di antibiotici, assieme all’inquinamento e ad altri fattori, ha determinato uno spostamento del microbiota terrestre dai batteri ai virus e che i virus stanno soppiantando i batteri. Per sintomi banali come mal di testa, mal di denti, raffreddore e altro la natura ha pensato a tutto. Nelle piante ci sono tutti i pricipi attivi per curarli e noi la stiamo inquinando.
Ogni anno, prima dell’inverno, faccio quello che un Ministero della Salute degno di questo nome dovrebbe incentivare a fare, a prescindere dalla presenza di Sars-Cov-2: prevenzione. Mi rifornisco di prodotti naturali che rafforzano le difese immunitarie (la natura guarda caso ci rifornisce di farmaci naturali proprio alle porte dell’inverno) e mi reco alle terme dove mi sottopongo a trattamenti che mi hanno fatto dimenticare cosa sono i raffreddori, le febbri e altre patologie di cui prima ero affetto.
Al contrario di te non mi fido ciecamente del mio medico perchè so che dietro le sue prescrizioni ci sono delle case farmaceutiche che gli regalano viaggi e benefit per somministrare i farmaci che mi prescrive, il che non significa che lo faccia senza criterio o che non debba seguirle ma che posso usare anche in questo caso la mia capacità di scelta e, per molti sintomi non gravi, gli stessi farmaci possono essere sostituiti con rimedi naturali (basta conoscere quali sono). Conosco quali sono i singoli ingredienti del mio sapone o dello shampoo, non perchè sia un esperto ma perché basta digitarli sul sito biodizionario.it per scoprirlo e sceglierne di meno dannosi. Internet non serve per diventare medici ma per trovare le informazioni utili, se so cosa cercare.
Non ho bisogno di conoscere esattamente l’effetto a lungo termine dell’uso del telefono cellulare perché mi è bastato studiare a scuola un pò di fisica e biologia per capire che i campi elettromagnetici influenzano gli organismi viventi attorno a noi, in primis il funzionamento delle cellule, visto che utilizzano una differenza di potenziale per scambiarsi le sostanze nutritive, quindi cerco di ridurne l’impatto utilizzando il vivavoce o l’auricolare a filo per quanto riguarda lo smartphone e il cavo di rete invece del wi-fi per il pc.
Quanto al cibo cerco di mangiare poco nei locali e quando lo faccio scelgo quelli che utilizzano ingredienti naturali, mentre a casa preferisco procurarmi cibi direttamente da contadini o da produttori di fiducia locali invece che dai supermercati.
Da quando è iniziata questa psicosi collettiva ho fatto solo un tampone e dopo aver visto quanta plastica produce ciascun tampone (che finirà negli inceneritori e dunque nei nostri polmoni) ho capito che forse il virus è il problema minore.
Io non mi fido della scienza perché la scienza non è una religione, essendo un’interpretazione umana di fatti osservabili è fallibile. Mi fido, invece, di chi si lascia sfiorare sempre dal dubbio e antepone alle proprie opinioni e ai propri interessi dati certi, sperimentabili da chiunque e l’amore per la verità.
Io non mi sono mai illuso che ce la saremmo cavata in poco tempo, so che i processi naturali hanno i loro tempi e che siamo noi esseri umani ad avere fretta e a non sapere più attendere o fare sacrifici, una fretta innaturale che ci fa compiere errori e disastri ad ogni piè sospinto e prendere scorciatoie come quelle che ti vengono proposte quotidianamente dalle istituzioni.
Lo ammetto, ci sono tante cose che non so e che, forse, non conoscerò mai. D’altronde, parafrasando un famoso libro, rispetto allo scibile universale la nostra è solo un’illusione di conoscenza, ma cerco di ridurre al minimo la mia ignoranza perchè so che la mia esistenza nel mondo dipende dall’attendibilità di queste informazioni. Se le nostre cellule rifiutassero di informarsi come fai tu non esisterebbe la vita. La vita è informazione, chi si rifiuta di ricevere ed elaborare informazioni è destinato a fare scelte sbagliate e dunque alla lunga a soccombere.
Detto questo io non ti critico, non ti biasimo, non ti faccio alcuna predica, non cerco di convincerti a cambiare il tuo modo di pensare e di agire, lo ritengo legittimo anche se so che molte delle tue scelte hanno delle ricadute anche su di me. Sono del parere che tu abbia tutto il diritto di restare nella tua beata ignoranza, di continuare a vivere serenamente (perchè ti assicuro che chi sa perde la propria spensieratezza) e sono convinto che tu abbia anche tutto il diritto di avere paura. Ma quello che non ti permetterò mai di fare, perché non ne hai il diritto, è di trasferirmi le tue paure e, in ragione di ciò, pretendere che io adotti i tuoi comportamenti acritici e insensati.
Ah dimenticavo, ricordati che la condizione di no-vax è una condizione momentanea, appiccicheranno anche su di te questa etichetta non appena comincerai a rifiutare l’ennesima dose. Non temere, è solo questione di tempo e torneremo a far parte dello stesso club.

Massimiliano Capalbo