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Calabria, Eretiche riflessioni, Società

Epidemia di paura

Dopo tre giorni di cortocircuito istituzionale tra il Viminale, il comune di Reggio Calabria, quello di Villa San Giovanni e quello di Messina, le oltre cento persone bloccate agli imbarcaderi di Villa San Giovanni, sono state autorizzate all’imbarco per la Sicilia. In larga parte si trattava di lavoratori meridionali, impegnati nei cantieri del Nord, che da un giorno all’altro si sono trovati senza lavoro (e anche senza alloggio) perché le imprese per cui lavoravano hanno smesso di garantirli. Una parte sono stati sorpresi in viaggio dal decreto che ha impedito i trasferimenti da regione a regione. Un’altra parte, come sempre avviene nel nostro Paese, ha tentato di fare il furbo. Alla fine il collo di bottiglia è stato lo stretto di Messina dove, fino a domenica scorsa, nessuno aveva predisposto i necessari controlli agli imbarchi. L’ordinanza del sindaco di Messina, che prevede l’istituzione di una banca dati dei passeggeri che devono attraversare lo Stretto e un servizio di prenotazione online, è entrata in vigore ieri (26 marzo). Né il Viminale né il sindaco di Messina, dunque, ci hanno pensato per tempo, per ammissione dello stesso sindaco De Luca che, intervistato da Barbara d’Urso, ha dichiarato, riferendosi alle persone ferme a Villa San Giovanni: “sono lì per i nostri errori, noi ci facciamo carico di questo errore e non possiamo lasciarli più lì.“ Nel frattempo, però, ha messo in scena una rappresentazione mediatica che ha indotto la gente a schierarsi per l’uno o per l’altro dei contendenti, come sempre avviene in Italia. Sono nati addirittura dei gruppi Facebook a sostegno del sindaco De Luca (un cognome che in Italia è ormai divenuto sinonimo di intransigenza) perché non è importante cosa hai fatto di concreto ma, come insegnano i consulenti di Salvini, quanto sei bravo a dare la percezione di esserti battuto per qualcosa, a suon di urli e a favore di telecamera. In Italia più non si ha contezza di quanto sta accadendo e più ci si schiera, ovviamente.
L’epidemia da Sars-Cov-2 sta mettendo a nudo tante nostre miserie e ipocrisie. Mette a nudo i comportamenti di chi, per esempio, dopo aver abbandonato la propria regione (attribuendole tutte le colpe circa le proprie disgrazie), nel momento del pericolo realizza che (a conti fatti) forse è il posto più sicuro dove rifugiarsi oppure quelli di chi è rimasto (per scelta o per ripiego) e adesso si sente dalla parte giusta e prova un sentimento di rivalsa nei confronti di chi torna. Alla base di tutto c’è la paura, un sentimento umano dettato quasi sempre dall’ignoranza, dal non conoscere il nemico contro il quale si combatte e i possibili rimedi. La paura che già muove le persone in tempi normali figuriamoci ora, in tempi di emergenza. Un nemico invisibile, reso ancora più inafferrabile e temibile dalla narrazione veicolata dai media. La stragrande maggioranza delle persone si accontenta di questa narrazione, in pochi sono quelli che si documentano e, con equilibrio e ragione, riescono a gestire e attraversare senza grandi scossoni il momento di crisi che stiamo vivendo.
Questa mattina, al supermercato, un signore con un pezzo di stoffa davanti alla bocca mi ha rimproverato di non avere la mascherina. Quando il nemico non è visibile e non è descritto per quello che è, la fantasia prende il sopravvento e genera mostri, persone in preda al panico, che vedono nell’altro il potenziale untore. Ed è anche più semplice fare i coraggiosi. Non ho mai visto amministratori prendere posizioni così nette e adottare provvedimenti così stringenti nei confronti di altri virus che imperversano nei nostri territori da molto più tempo, come la criminalità organizzata per esempio. E’ un fenomeno trasversale capace di accomunare anche persone ideologicamente schierate. Tra i sostenitori del sindaco di Messina e dell’intransigenza nei confronti di chi rientra nella propria regione, infatti, ci sono molti sostenitori dell’ex sindaco di Riace, ci sono molti di quelli che in tempi di non-virus si battevano per gli sbarchi delle ONG sul territorio italiano. Quando il pericolo è lontano da noi e il panico non si impossessa delle nostre menti è più facile essere altruisti, battersi per i diritti degli altri. Ma la vera umanità, la vera solidarietà non si esprime in tempi di abbondanza e di tranquillità, si esprime in tempi di carestia e di pericolo. E’ quando abbiamo un solo pane da dividere e dobbiamo decidere se e quanto darne ai nostri figli invece che a degli estranei che esce fuori la vera pasta di cui siamo fatti. Per diventare razzisti non c’è bisogno di aderire ad un movimento è sufficiente averne l’occasione, essere messi alla prova.
La paura può essere giustificata per un semplice cittadino, non è giustificabile per un amministratore pubblico che, al contrario, deve agire per dare serenità alla popolazione e non esasperare gli animi. E’ facile mostrarsi invincibili in campagna elettorale, quando ci si descrive come dei veri e propri superman, meno facile è affrontare con equilibrio e lungimiranza le problematiche e gli imprevisti che si incontrano lungo il percorso. E non si fa inseguendo i cittadini con i droni, no, questa è una concezione infantile (e anche autoritaria) del ruolo dell’amministratore. Lo si fa impedendo che accada quello che è accaduto a Villa San Giovanni nei giorni scorsi.

Massimiliano Capalbo

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27 Marzo 2020/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/de-luca-stretto.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-27 16:59:312020-03-27 17:10:51Epidemia di paura
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