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Calabria, Economia, Eretiche riflessioni, Turismo

Il 31 agosto: il giorno della liberazione della Calabria

Il 31 agosto è il giorno della liberazione per la Calabria. E’ il giorno in cui finisce l’estate, non quella meteorologica ma quella convenzionale, istituzionale, quel periodo dell’anno in cui è consentito per legge, alla maggior parte degli ingranaggi che compongono la catena di montaggio del mondo del lavoro italiano, di fermarsi, di riposarsi, di andare in vacanza. E’ il giorno in cui la Calabria si libera dal (per fortuna breve) assedio di emigrati di ritorno, turisti, curiosi, artisti, vip, giornalisti, etc. Improvvisamente, dalla sera del 31 agosto alla mattina dell’1 settembre, tranne che a Tropea e in pochissime altre destinazioni più affermate, i lungomari si svuotano, il traffico diminuisce, i ristoranti cominciano a ridurre il personale, i lidi smantellano strutture e attrezzature, le scenografie allestite per recitare la farsa del turismo di massa a tutti i costi vengono riposte nei magazzini, in attesa della prossima stagione e si torna alla vita comandata, quella che ci hanno raccontato come degna di essere vissuta, quella costruita attorno ad un posto di lavoro (sempre più precario).
Da oggi in poi nessun comitato chiamerà giornali o tv per denunciare le condizioni del mare o i rifiuti per le strade, i forestieri non ci sono più e per i residenti non fa più notizia anche perché ne sono gli artefici.
Il 31 agosto la Calabria si vuota di quella moltitudine di non residenti che, per 350 giorni l’anno la ritengono indegna di essere abitata, salvo in quei 15 giorni a cavallo di Ferragosto in cui fanno incetta di tutto ciò che di buono può offrire: sole, mare, montagne, cibo, eventi, relazioni, natura, storia, arte, cultura lasciando in cambio rifiuti, inquinamento, seconde case, alterazione dello stato dei luoghi. Così come sono abituati a strappare alla propria vita lavorativa stipendi, opportunità di carriera, benefit e quant’altro, strappano a quei pochi giorni di vacanza concessigli sensazioni, emozioni e piaceri a breve termine, consci di dover tornare presto alla fatale routine.
Dal 1 settembre la prostituta può tornare a vivere, i clienti se ne vanno, si spengono le telecamere e la sovraesposizione mediatica estiva e la Calabria torna nell’oblio, quell’oblio che l’ha sempre preservata dalla devastazione che invece ha travolto altre regioni d’Italia più facilmente raggiungibili. Si smorza quella voglia di protagonismo a tutti i costi, indotta da pareri forestieri, che assale il territorio in agosto. La Calabria ritorna ad essere quella punta dello stivale troppo lontana e troppo diversa dal modello economico imperante e dunque sbagliata, inadeguata. Nessuno più la userà, almeno fino alla prossima stagione, per realizzare video promozionali, strumentalizzazioni partitiche, occasioni di business, speculazioni intellettuali. L’argomento diventa progressivamente meno attuale con l’avvicinarsi dell’autunno.
In autunno (così come in primavera) arrivano i viaggiatori più consapevoli, quelli rispettosi, alla ricerca di autenticità, tradizioni, relazioni. E le trovano in quella miriade di piccole strutture ricettive disseminate nei posti più difficilmente raggiungibili del territorio, gestite da persone che hanno scelto di viverci tutto l’anno e non di recitare una parte per poche settimane. Sono tanti, lavorano in silenzio e stanno costruendo il futuro turistico di questa regione, rappresentano un brand molto più forte di qualsiasi altro creato dalle istituzioni.
L’estate del Covid ha accresciuto l’affollamento (sempre in quei 15 giorni di agosto) e confermato l’insostenibilità del modello turistico dominante, a cui i neocolonialisti (strutture ricettive enormi gestite da società non calabresi) puntano da tempo in collaborazione con la Regione. Questo fuoco di paglia ha generato un incomprensibile entusiasmo da parte degli stessi, abituati a considerare le persone delle merci da spostare sul territorio, facendoli illudere di trovarsi di fronte ad una tendenza. Ci sono regioni che ci sono cascate prima di noi e oggi c’è chi ci mette in guardia dallo svendere l’anima al turismo di massa, ma si sa noi siamo quelli che aprono i Mc Donalds quando gli altri li chiudono.
La paura del Covid ha spinto molti a ricredersi, dopo aver sputato per anni nel piatto in cui d’estate mangiavano e continuano a mangiare, improvvisamente la Calabria è apparsa una delle regioni più sicure e adatte anche per quello che non rappresenta il nostro target. Il posto dove rifugiarsi in caso di pericolo, perché in grado di soddisfare ancora i bisogni di base di una vita degna di essere vissuta. Gli altri, quelli superflui, non le si addicono per fortuna.

Massimiliano Capalbo

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31 Agosto 2020/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/spiaggia-deserta.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-08-31 08:26:532020-08-31 08:47:40Il 31 agosto: il giorno della liberazione della Calabria
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