C’è un giallo in Italia che sembra essere irrisolvibile. Ci vorrebbero Poirot, Sherlock Holmes e il commissario Maigret messi assieme per venirne a capo. Da almeno sei mesi, infatti, ad una categoria di soggetti etichettati come “no-vax” è stato impedito di andare a lavorare, prendere i mezzi pubblici, andare al ristorante, al cinema, in palestra, ai concerti e via vietando, perché ritenuta particolarmente pericolosa a causa della sua contagiosità. Le restrizioni sono state progressivamente estese fino a comprendere il parrucchiere, la banca, il centro estetico, la posta e così via.
Nonostante tutti questi provvedimenti il virus continua inspiegabilmente a circolare, al punto tale che nel mese di dicembre c’è stato un boom di contagi (tasso di positività al 12,28% a fronte del 10,17% del dicembre 2020) e non si riesce proprio a comprendere chi possa essere l’untore.
Il mistero è doppio e si infittisce ancora di più perché pare che, nonostante tutte queste restrizioni e quindi le scarsissime probabilità che i cosiddetti no-vax possano essere entrati in contatto con chicchessia, non si spiega come mai sembrino essere tra quelli che finiscono per occupare la maggior parte dei posti in ospedale, al punto tale che i medici sono costretti a scegliere chi salvare tra no-vax e pro-vax, spesso propendendo per i secondi, probabilmente perché accoppare i primi consente di ridurre ulteriormente le possibilità di contagio. Se a questo aggiungiamo che altri paesi dell’Unione Europea come Spagna e Inghilterra hanno già deciso di eliminare le restrizioni e altri come Svizzera e Francia sono in procinto di farlo, il problema sembra riguardare un unico paese: l’Italia. Che il virus ce l’abbia con noi?
Per risolvere il mistero sono al lavoro da tempo un Comitato Tecnico Scientifico, un governo dei migliori, esperti virologi, giornalisti e intellettuali. Ma nessuno sembra essere riuscito ancora a venirne a capo. A quanto pare si tratta di un caso irrisolvibile.
In realtà un indizio c’è ed è arrivato da un autotesting effettuato in questi giorni in Emilia Romagna su 1.240 persone che avevano già fatto la terza dose di vaccino. Il 70% del campione è risultato positivo al Covid e asintomatico. Ma ovviamente è solo un indizio, per fare una prova ne occorrerebbero altri due. Dagli investigatori ancora non trapelano notizie, sulle indagini vige il più stretto riserbo, attendiamo di conoscerne l’esito.

Massimiliano Capalbo

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