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Il mito della Silicon Valley e il complesso di inferiorità del Nord

Circa una settimana fa il presidente della Repubblica, Mattarella, è stato invitato a inaugurare l’accensione del supercomputer Leonardo a Bologna. Il quarto computer più veloce e potente al mondo, capace di milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo. Durante l’inaugurazione, il sindaco di Bologna, Lepore, ha affermato: “il nuovo supercomputer ci lancia verso la rivoluzione digitale, ci consentirà di esplorare le nuove frontiere dello sviluppo e della ricerca. Penso agli effetti dei cambiamenti climatici e della pandemia“. A quanto pare il complesso di inferiorità non riguarda solo il Sud del paese e, così come molti meridionali hanno sbavato e continuano a sbavare di fronte al modello di sviluppo industriale del Nord, i settentrionali hanno sbavato e sbavano di fronte al modello tecnologico della Silicon Valley americana.
Affermazioni come queste le abbiamo sentite migliaia di volte nell’ultimo mezzo secolo e sono state e continuano ad essere smentite dalla storia e dalla realtà di tutti i giorni. La nostra vita non solo non è migliorata in seguito all’introduzione di nuove tecnologie sempre più sofisticate, ma stiamo cominciando ad accorgerci che hanno iniziato a costruire attorno a noi delle gabbie, delle prigioni che sono prima di tutto mentali e poi fisiche contro le quali, prima o poi, ci ribelleremo. Nessuno di questi annunciati “progressi” è mai riuscito ad andare oltre la propria materialità, oltre la mera quantificazione numerica, oltre l’aumento della velocità e il consumo ossessivo di energia. Eppure c’è ancora chi si lancia in proclami positivisti riguardo il futuro della tecnologia. Ci sono rubriche televisive che, ogni settimana, si limitano a diffondere questa narrazione positivista riguardo le nuove tecnologie che è semplicemente parziale e acritica, un’ossequiosa telecronaca dove l’equazione è sempre la stessa: tecnologia = progresso/miglioramento.
In questi giorni Mattarella è in visita ufficiale in Svizzera e che cosa gli hanno fatto visitare? Il Politecnico di Zurigo dove studenti e docenti italiani hanno mostrato altre mirabolanti tecnologie. Ma possibile che ogni volta che Mattarella si reca in visita di Stato gli unici “esempi di progresso” che possono essere mostrati riguardano diavolerie tecnologiche? Possibile che sia solo quello l’indicatore di progresso? Possibile che non ci sia nessuno in grado di mostrare al presidente una nuova idea di convivenza pacifica, un nuovo modo di pensare, un nuovo approccio filosofico nei confronti dell’esistenza, un nuovo modo di coltivare la terra o di rigenerarla partendo dal reale e non dal virtuale? Ma veramente pensiamo che il progresso di uno Stato o dell’umanità sia rappresentato da un capannone stipato con 155 ‘armadi’ pieni di processori del peso di 340 tonnellate, energivoro, che è possibile mettere ko semplicemente disattivando l’interruttore generale? Possibile che questo dogma sia indiscutibile? Possibile che l’annunciata crisi dei social media e la nuova bolla creata dalle big tech statunitensi non spinga nessuno a porsi delle domande? Ma quando guariremo dalla sindrome del pene piccolo e cominceremo a puntare sulle naturali vocazioni dei territori? Ma perché occorre fare continue gare per assomigliare a qualcun altro e diventare quello che non si è?
Quando ci risveglieremo da questa grande illusione? Quando la finiremo di fondare tutte le nostre convinzioni sulla scienza che si occupa di studiare e spiegare il 5% della realtà tralasciando il restante 95%?

Massimiliano Capalbo

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