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Comunicazione, Eretiche riflessioni, Hacking, Politica, Società

Il puzzle e le tessere mancanti

Circa un anno e mezzo fa pubblicai su questo blog un articolo dal titolo “L’illusione della conoscenza” parafrasando il titolo di un libro, scritto da due scienziati cognitivi americani, Steven Sloman e Philip Fernbach, nel quale dimostrarono come la più grande illusione dell’essere umano sia quella di credere di sapere. La maggior parte delle persone, infatti, ignora il funzionamento, il ruolo, il perché, della maggior parte delle cose che la circondano. Per carità siamo pieni di diplomi, lauree e certificati appesi al muro che attestano le nostre competenze ma sono competenze parziali, tasselli di un puzzle molto più complesso di cui ci sfuggono la maggior parte delle variabili e, soprattutto, le correlazioni. La nostra convinzione, la nostra presunzione di sapere si basa sul fatto che, nel caso in cui servisse, sapremmo dove andare a reperire le informazioni che ci servono. Sappiamo che ci sono altre persone più esperte o contenitori più capienti della nostra memoria, alle (e ai) quali attingere in caso di bisogno: esperti, libri, Web, banche dati.
Questo appare ancora più chiaro in queste settimane di emergenza da Sars-CoV-2 (che è la denominazione ufficiale del virus, Covid-19 è la malattia). I social sono pieni di persone che brandiscono opinioni e pareri di altri, cosiddetti esperti, da utilizzare contro chi non la pensa allo stesso modo. La conoscenza non viene usata per aprire la propria mente ma per colpire e affondare l’altro. Un pò meno, invece, sono le persone che studiano, si informano, si documentano, ragionano, provano a trarre conclusioni originali, personali, innovative, utilizzando i vari tasselli sparsi dentro e fuori la Rete che ci aiuterebbero a comporre il puzzle senza necessariamente avere le competenze per farlo. Perché questo, ovviamente, richiede impegno e sacrificio. Di questo passo, tra un pò, sarà autorizzato ad esprimere opinioni solo chi dimostrerà di possedere il certificato. Mentre, per poter governare una nazione, una regione o un comune si potrà continuare tranquillamente a dimostrare la propria incompetenza.
Affidarsi agli esperti non è sempre una buona idea, poiché essendo quasi sempre al soldo di qualcuno fanno attenzione e lasciare il puzzle incompleto, ad aggiungere solo le tessere che interessano loro. Il risultato finale è sempre quello di una continua contrapposizione tra esperti, tra sostenitori di esperti, tra ideologie a cui si aderisce come ad una religione, che anche in campo scientifico spesso si fronteggiano a discapito della conoscenza. Se a questo aggiungiamo invidie, gelosie, voglia di primeggiare, personalismi, ego, bramosia di ricchezza, la verità e la conoscenza si allontanano sempre di più come un miraggio all’orizzonte. La cosa giusta da fare ha sempre una vibrazione diversa, più plausibile di quella di un semplice esperto, ciascuno di noi è in grado di riconoscerla quando parla un saggio o una persona appassionata e dalla lunga esperienza.
Una delle ragioni della rapida diffusione nel mondo di Sars-CoV-2 è stata l’assenza di condivisione di informazioni. La Cina ha nascosto per qualche mese l’infezione e questo ha favorito il virus nella sua diffusione mondiale; l’Europa ha fatto finta di nulla fino a qualche settimana fa considerandolo un problema italiano; le regioni del Nord Italia più colpite si sono comportate come se fossero stati sovrani e non regioni di un’unica nazione, presumendo di poter fronteggiare l’emergenza da soli (e i risultati disastrosi sono sotto gli occhi di tutti). Ognuno ha agito e continua ad agire in perfetta solitudine. Ieri sera abbiamo scoperto, nel corso della trasmissione “Di Martedì”, a distanza di un mese dall’inizio dell’epidemia, che non esiste ancora una banca dati relativa a questo virus, cioè la comunità scientifica (che di comunità sembra avere al momento ben poco) ad oggi non ha condiviso alcuna informazione riguardo le sequenze del virus per poter avviare degli studi e, quindi, capire quali risposte mettere in campo per fronteggiarlo. Eppure “la ricerca scientifica è un processo che si dipana nei laboratori e sul campo, ma è anche un dialogo continuo condotto sulle pagine delle riviste scientifiche” ci ricorda David Quammen.
Nell’epoca dell’iperconnessione digitale nessuno condivide le informazioni. Paradossale, oppure no. Gelosie? Protagonismi? Mancanza di tempo? Complotti? Siamo autorizzati a pensare qualsiasi cosa, perché quando mancano le informazioni aumentano i sospetti e anche le cosiddette fake news. Se in Lombardia succede qualcosa di diverso rispetto alle altre regioni qualcuno dovrebbe mettersi a studiare e cercare di dare una spiegazione invece di lasciare campo libero alle supposizioni. Non dobbiamo necessariamente essere scienziati per farlo, è sufficiente avere un pò di curiosità, di amore per la verità, di etica hacker di cui in questo momento ci sarebbe tanto bisogno. Chiunque di noi può diventare esperto di un qualsiasi argomento anche senza conseguire la laurea, basta cercare, scavare, studiare, informarsi, riflettere, ragionare, confrontare, riesumare quello spirito critico seppellito in anni di de-formazione scolastica. Ai tantissimi che dopo aver letto quello che scrivo mi inviano (in pubblico e in privato) articoli, link, video e pubblicazioni pro e contro le tesi riportate dico grazie, perché mi aiutano a completare il puzzle. Alla fine di questa ricerca, come sempre avviene, scopriremo di aver ricavato molto più di quello che cercavamo.

Massimiliano Capalbo

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25 Marzo 2020/0 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/puzzle-1.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2020-03-25 14:25:142020-03-25 14:33:07Il puzzle e le tessere mancanti
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