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Calabria, Eretiche riflessioni, Politica, Società

La mafia ha vinto

Ho atteso una settimana prima di commentare la puntata di Presa Diretta dal titolo “Processo alla ‘ndrangheta“, perché volevo attendere che andasse in onda il solito teatrino che va in onda puntualmente da 30 anni, da quando cioè ho cominciato ad avere l’età per interessarmi al (e comprendere il) fenomeno. E infatti, come da copione, il giornalista ha fatto l’inchiesta, gli avvocati e i magistrati hanno sollevato polemiche sulla base delle categorie o delle correnti di appartenenza, l’opinione pubblica in larga parte è rimasta indifferente (ormai assuefatta a tutto ciò) mentre in minima parte si è schierata di conseguenza, in attesa della prossima puntata.
La cosa che mi stupisce, dopo 30 anni, non è ciò che è emerso dall’inchiesta ma che ci siano ancora giornalisti, intellettuali e finanche magistrati, come il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo, ad esempio, che scrivono lettere aperte ai giornali in cui si domandano come sia possibile che un latitante sia stato eletto sindaco, che un ex parlamentare della Repubblica abbia candidamente ammesso di aver fatto ricorso al boss della zona per acquisire resort di lusso e che il far west si trovasse a pochi chilometri da dove lui lavora.
L’inchiesta di Iacona non ha fatto altro che confermare, ancora una volta, tre cose che sapevamo già e cioè che:
1. non si può delinquere senza la collaborazione di persone cosiddette “per bene” ovvero non direttamente affiliate alle cosche. Nessuna iniziativa malavitosa può raggiungere lo scopo se non trova alleati nelle istituzioni o nella società civile. Lì, dove si è sempre creduto e si continua a credere (per illusione o per ingenuità) che ci sia un muro all’avanzata della criminalità organizzata, si scopre invece, puntualmente, che c’è una sponda, senza la quale il fenomeno si arresterebbe immediatamente, senza bisogno di indagini. Dopo lo scandalo della sanità, descritto benissimo dall’ex commissario Scura nel suo libro, come si fa a non comprendere che questo sistema non cade perché fa comodo a tanti? Come si fa a non comprendere che è proprio dal non funzionamento delle cose che in tantissimi traggono profitto? Se così non fosse il sistema crollerebbe immediatamente. Le connivenze sono così tante che, se i magistrati che indagano volessero arrestare tutti quelli che in qualche modo sono funzionali al sistema, dovrebbero istituire una colonia penale, come fecero gli inglesi in Australia nel 1786, per deportarvi i detenuti;
2. nella guerra tra Stato e mafia, ammesso che sia mai stata dichiarata, ha vinto la mafia. Perché è riuscita a diffondere la propria mentalità che è ormai diventata mentalità comune e condivisa. Perché la mafia, come scrivevo ne “La terra dei recinti” qualche anno fa, è un aggettivo e non un sostantivo. Un aggettivo che qualifica i comportamenti di chiunque e che prescinde dal ruolo, dall’età, dal sesso, dal contesto, dalla geografia, dagli scopi. Decenni di libri, film, inchieste giornalistiche, esempi negativi, connivenze, interessi personali, manifestazioni, ipocrisie istituzionali hanno solo contribuito alla sua mitizzazione, al rafforzamento del fenomeno ed alla sua ascesa. Per ogni arrestato dai magistrati, che si stanno impegnando eroicamente per reprimere il fenomeno soprattutto in Calabria, ce ne sono altri quattro o cinque pronti a prendere il suo posto, perché i desideri delle persone “per bene” non sono molto differenti da quelli dei malavitosi: una bella casa, una bella automobile, un bel conto in banca, un posto fisso in qualche ente statale dove non si lavori troppo, amicizie per risolvere i problemi quotidiani più velocemente e tutto quello che ognuno di noi sa. In una terra di disperati entrare in giri come questi rappresenta un’opportunità non un problema, c’è la fila la fuori. Perché di disperati si tratta. Chi, per conquistarsi uno spazio nella società o il rispetto degli altri, è costretto a pagarli o minacciarli come volete considerarlo se non un disperato, un miserabile?
3. la mafia crea economia, lo Stato no. Gli arresti dei magistrati sradicano il tessuto economico malavitoso che però non viene sostituito da un sistema alternativo virtuoso. Lo Stato non è in grado di farlo perché la logica della partitica (come ci raccontano le numerose inchieste) è più vicina a quella dei mafiosi che a quella dei magistrati. Le realtà economiche virtuose presenti sul territorio, soprattutto se non sono legate alla partitica non vengono messe in evidenza, non vengono indicate come alternativa, non vengono portate ad esempio e il lavoro della magistratura finisce per essere indebolito, messo in pericolo, considerato negativamente anche da chi in lei aveva riposto delle speranze. La strategia è prima indebolire il suo operato e poi attaccarla. Gli arresti finiscono per creare il deserto in territori dove prima c’era un’economia criminale, lo Stato viene quindi visto come un soggetto che sottrae senza restituire, senza bonificare.
La mafia fino ad oggi ha vinto, su tutti e tre i fronti. Se poi, a coronamento di ciò, c’è anche chi nelle istituzioni propone di cancellare i debiti milionari prodotti da questo sistema, a danno della collettività, rafforzando ancora una volta il messaggio che delinquere alla lunga paga, allora la sua vittoria si trasforma in un trionfo.

Massimiliano Capalbo

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24 Marzo 2021/0 Commenti
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