Don’t look up (non guardare in alto) intima il titolo di un film in uscita in questi giorni. Racconta la fine del pianeta Terra per l’arrivo dallo spazio di un corpo solido che nessuno vuol vedere fino al giorno della distruzione. Il 2021 finisce così con diversi racconti sulla distruzione del nostro mondo e della nostra civiltà. E’ di questi giorni anche la pubblicazione dell’ultimo romanzo dello scrittore francese Houellebecq “Annientare”, è dedicato al crollo interiore della società francese, un annientamento. Non diversamente Sorrentino descrisse qualche anno fa nel film “La grande bellezza” il crollo morale della borghesia italiana, ormai irrimediabilmente volta al pettegolezzo e alla vacuità in un’atmosfera talmente noiosa che rende noioso anche guardare il film.
Scrive Houellebecq nel suo romanzo: “un miglioramento delle condizioni di vita va spesso di pari passo con un deterioramento delle ragioni di vita“, la società occidentale vive in un’atmosfera “pseudo-ludica, in realtà in una normatività quasi fascista“.
Come trovare “ragioni di vita”? Continuando a guardare ciò che siamo abituati a guardare? Non sarà il caso di guardare proprio a quell’alto che il film dice di non guardare?
Il cielo produce la sua pura essenza vitale, la Terra produce la sua forma corporea” si legge nel Neye, il Tao dell’armonia interiore. Diceva il grande registra teatrale Eimuntas Nekrosius che “a guardare sempre il fango lo sguardo si intorpidisce“.
“Don’t look up” viene da una consuetudine a vedere nel cosmo solo ciò che è fisico-materiale, che è poi il meno della “materia” cosmica, guardare in alto non è solo volgere lo sguardo verso il cielo e il cosmo alla ricerca di segni viventi. Guarda in alto chi concepisce progetti, chi vede oltre il proprio orizzonte immediato, chi sente in sé l’impulso a divenire ciò che ancora non è, guardare in alto significa volgersi alla luce piuttosto che al fango, ciascun essere umano ha il suo alto e il suo basso, penso che “Don’t look up” avrà successo perché va incontro a un sentimento che si sta purtroppo diffondendo: l’accettazione inerte della propria fine, come se l’unico futuro fosse il basso, è la malattia che divora l’Occidente.
Quando Davide decide di combattere Golia (Samuele, 31) la prima cosa che fece fu di liberarsi delle armature che Saul gli aveva fatto indossare per andare al combattimento (non si affronta il nemico con le stesse sue armi), se ne liberò e scelse per se solo “cinque ciottoli lisci dal torrente”, prese in mano il suo bastone, il sacco da pastore, la fionda e mosse contro il filisteo. “Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli e alle bestie..” gli gridò Golia, adirato perché lo vide disarmato. “Sono forse un cane perché tu venga a me con un bastone?” Ma il ragazzo gli rispose: “Tu vieni a me con la spada, con la lancia, e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore… il Signore ti farà cadere nelle mie mani…” Non conta qui il richiamo al Dio della tradizione ebraica, conta il richiamo a un principio superiore, a un alto, è questo alto che Davide vede e richiama, è sempre un alto che ispira gli uomini nel corso della loro evoluzione. Guardiamo in alto nel nuovo anno, là dove si produce l’essenza vitale, let’s look up!

Giuliano Buselli

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