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Mandiamoli su Marte

Da un pò di tempo si parla della terraformazione di Marte, cioè della possibilità di colonizzare e rendere abitabile il pianeta rosso. L’ultima missione inviata dagli Stati Uniti, quest’anno, si chiama Mars 2020 e consiste in un rover (Perseverance) e un drone (Ingenuity) per esplorare la superficie di Marte, studiarne l’abitabilità e cercare tracce di vita biologica.
Raggiungere Marte richiede circa nove mesi di viaggio, nelle condizioni più favorevoli, quando il pianeta è più vicino alla Terra e gli astronauti dovrebbero restare sul pianeta rosso almeno un anno e mezzo prima di poter tornare a casa. Tra le varie difficoltà della missione ce n’è, dunque, una che non è di natura tecnica o fisica ma psicologica. Per degli esseri umani trascorrere così tanto tempo lontano dal nostro pianeta e in condizioni così estreme potrebbe essere psicologicamente insostenibile. L’essere umano, infatti, non può vivere per così tanto tempo lontano dagli ambienti terrestri, ha bisogno di aria pura, di vedere alberi e piante, di bagnarsi con l’acqua, di vedere l’alba, il tramonto, le nuvole, il cielo, di vivere a contatto con la natura, condizione esistente al momento solo sul pianeta Terra.
Esistono però, sulla Terra, degli esseri che appartengono ad una categoria speciale e che potrebbero compiere questa missione per noi. Mi riferisco, ad una buona parte di quelli che ricoprono ruoli di governo nelle varie istituzioni del pianeta e che vivono per gran parte della loro vita chiusi nei palazzi in preda alle proprie paranoie. Per loro, non poter stare a contatto con la natura e non avere relazioni umane vere per qualche anno, non dovrebbe essere un grosso problema. Non dovrebbe fare una grossa differenza inviare uno di loro al posto di un rover o di un drone. Hanno il loro stesso approccio nei confronti della realtà, sono sempre alla ricerca di risorse da sfruttare, di cui appropriarsi, di paesi da sottomettere e colonizzare, di popolazioni da controllare, di campioni da analizzare.
I migliori sarebbero quelli che hanno lunga esperienza in istituzioni internazionali e che sono considerati tra i più autorevoli, perché avendo trascorso milioni di ore della loro vita e tenere riunioni, conferenze, discussioni, a fare scelte che non richiedono empatia ma l’utilizzo di un algoritmo, sarebbero l’equivalente dei piloti con più ore di volo alle spalle. Se li spedissimo su Marte magari potrebbero essere anche utili, potrebbero scoprire qualcosa di nuovo, potrebbero fare spazio sul nostro pianeta lasciando il posto ad una nuova generazione più attenta ai cambiamenti climatici e alle emergenze che affollano l’agenda politica. Magari potrebbero scoprire tracce di vita biologica in se stessi e tornare a casa un pò cambiati e più consapevoli.

Massimiliano Capalbo

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