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Calabria, Eretiche riflessioni, Società

Non c’è più rispetto

agguato1Hanno destato sdegno, come sempre accade in queste circostanze, le immagini di un duplice omicidio riprese dalle telecamere di un bar di Decollatura, in provincia di Catanzaro, che hanno fatto il giro dei media per spiegare al mondo come si uccide in Calabria, quasi come se si trattasse della preparazione di un piatto tipico, introvabile altrove.
Tutte le persone civili, me compreso, hanno reagito secondo copione affermando che questa non è la Calabria vera, che non si riconoscono in queste immagini, che si tratta di criminali, di bestie etc. etc. Abbiamo, come al solito cercato di rimuovere ciò che ci è sgradito vedere e preso le distanze dalla realtà che ci circonda.
Ma la realtà non può essere rimossa perchè ci siamo immersi e quando tenti di farla uscire dalla finestra puntualmente rientra dalla porta a chiederti di farci i conti. E la porta mi si è spalancata in palestra mentre ero intento a fare i miei esercizi per gli addominali, qualche giorno fa, quando ho captato per caso la conversazione tra una mamma e il proprietario della palestra, nel corso della quale la signora spiegava i motivi per cui aveva deciso di iscrivere il figlio al Karate, nota arte marziale giapponese.
“Quando i compagni lo picchiano lui non reagisce – esclamava sdegnata la mamma del bambino che avrà avuto 7-8 anni – l’altro giorno un compagno mentre correvano gli ha dato uno spintone e lui niente. Ho la piccola (si riferiva alla figlia di 3 anni) che non se ne tiene una e invece il maschio…”
Per capire i grandi fenomeni spesso bisogna osservare i piccoli, quelli quotidiani, dai quali originano. I fenomeni sociali, infatti, sono innanzitutto fenomeni culturali ed è analizzandoli che si scopre, come in questo caso, ciò che li accomuna. Le due scene, la sparatoria nel bar e la conversazione captata in palestra, apparentemente estranee l’una all’altra, traggono origine da una stessa visione, da uno stesso approccio nei confronti del mondo e degli altri che considera il rispetto non come un valore fondato sulle capacità e il valore del singolo ma come indotto dal possedere una maggiore o minore forza nel sottomettere l’altro attraverso l’intimidazione. Il rispetto che i criminali esigono, al pari della mamma in questione, si chiama paura, timore, sentimento che storicamente i vari conquistatori che si sono succeduti nel governo di questa terra hanno trasmesso ai loro sudditi per secoli, al punto che è diventato una vera e propria inclinazione caratteriale del calabrese. Al torto subito il calabrese reagisce con qualsiasi mezzo (lecito e illecito) pur di ottenere quello che lui si ostina a chiamare “rispetto”.
Ma il rispetto non si estorce, si conquista giorno per giorno rivelandosi affidabili agli occhi degli altri, investendo i propri talenti, dicendo la verità, coltivando l’onestà, assumendosi delle responsabilità, in una sola parola costruendosi una reputazione tale da rappresentare per gli altri un valore, per ottenere il quale gli altri sarebbero disposti persino a pagare (in ambito lavorativo ad esempio) per potervi attingere.
Quel bambino, probabilmente, non ha bisogno di imparare a difendersi ma piuttosto di diventare autonomo. La madre invece, unico genitore presente nel corso della lezione di Karate, lo sorvegliava dall’altro lato della vetrata quasi a volerne verificare i progressi in tempo reale, per poter assistere finalmente ad una reazione del figlio al prossimo scontro col compagno.
La signora (occidentale) dovrebbe sapere che il Karate origina da un pensiero (orientale) e significa “purificare se stessi da pensieri egoisti e malvagi, perché solo con una mente e una coscienza limpida il praticante può comprendere la conoscenza che riceve” (da wikipedia) e gli altri calabresi che è proprio il rispetto, a cui tanto diciamo di tenere, che perdiamo puntualmente quando veniamo sputtanati agli occhi del mondo dal media di turno e che forse non vale la pena di spendere così tante energie per difendere qualcosa che non ci appartiene più.

Massimiliano Capalbo

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12 Gennaio 2014/0 Commenti
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