Il premier olandese Mark Rutte, quello che suscitò tante antipatie in Italia ai tempi delle trattative per il Recovery Fund, in pieno lockdown, si è dimesso e gli olandesi torneranno tra due mesi alle urne nelle quali, dicono alcuni, il premier rischia di perdere.
Prima lezione: in democrazia le emergenze (in questo caso la pandemia) non interrompono le procedure democratiche, il governo in carica affronta l’emergenza mentre la vita politica procede nel suo corso normale. Un paragone con quanto sta avvenendo in Italia sarebbe molto sconfortante.
Ancor più interessanti sono le motivazioni di Rutte: anni fa l’equivalente olandese della nostra agenzia delle entrate ha chiesto a migliaia di famiglie olandesi con figli minori di restituire i sussidi ricevuti per i bambini, accusandoli di averli intascati senza averne diritto, cioè di aver truffato il fisco. Molte famiglie furono costrette a indebitarsi per restituire i bonus. Una successiva inchiesta parlamentare è invece giunta alla conclusione che le famiglie avevano agito correttamente e che era stata compiuta “un’ingiustizia senza precedenti” che aveva leso ” i principi dello stato di diritto”. Rutte ha preso atto di questo madornale errore del fisco come fosse un suo errore pur non essendone responsabile personalmente e si è dimesso, dopo aver deciso di indennizzare le famiglie con almeno 30.000 euro. Immaginiamo cosa sarebbe successo in simili circostanze in Italia.
Seconda lezione: il senso dello stato significa che chi esercita le funzioni di premier si carica delle responsabilità anche dei governi precedenti, non si esime dal risponderne. Ogni paragone con i politici italiani sarebbe impietoso.
La lezione più stimolante viene dalle parole usate per le dimissioni: “Lo stato di diritto deve proteggere i cittadini dall’onnipotenza dei governi”. Qui valgono simbolicamente alcune immagini: il premier prende la bicicletta e si reca a palazzo reale a dare al re le proprie dimissioni, senza codazzo di fans o oppositori, telecamere, giornalisti vari, tifosi. La democrazia non è quel meccanismo che permette a tutti, anche agli incompetenti, di andare al governo e ostentare poi la propria persona e il proprio potere, la democrazia è quel meccanismo con il quale le persone competenti che vanno al governo si comportano poi come semplici cittadini e rifuggono dall’onnipotenza.
Terza lezione: lo stato di diritto protegge dall’onnipotenza dei governi quando è sopra le parti, se uno stato non protegge i cittadini dai governi è segno che è stato divorato dai partiti, dalle parti, significa che si è fatto partito.
Le immagini che giungono da Roma in questi giorni sono di palazzi presidenziali accerchiati da giornalisti e media, processioni di politici e di presidenti vari nei luoghi istituzionali con code di servitori e clienti, un flusso ininterrotto di parole e di proclami retorici a nome di un popolo suddito, manovre e conciliaboli, bizantinismi, mercato di senatori.
E’ l’immagine di una grande (inarrestabile?) decadenza del costume politico sia dei professionisti della politica che dei tanti cittadini che si prestano al gioco con le loro diatribe di parte e di fazione. E’ confortante che non sia così in tutta Europa.

Giuliano Buselli

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