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Eretiche riflessioni

Il grande errore

Abbiamo commesso molti errori noi italiani. E’ vero. Ma ne stiamo commettendo uno in particolare. Il più grande di tutti, di cui ancora non si è accorto nessuno. Né l’uomo della strada, né gli intellettuali più illustri. Continuiamo a pensare di poter diventare un giorno quello che non siamo.
L’adesione all’Unione Europea, così come è stata interpretata e realizzata sin qui, ha portato nell’immediato alcuni benefici (di natura economica) ma, nel lungo termine, ci sta facendo ricredere perchè non tutto è oro quello che in principio sembrava luccicare. L’unificazione di più culture, di più storie, di più identità e la conseguente globalizzazione dei mercati stanno contribuendo, infatti, all’appiattendo delle differenze con il rischio di minacciare la sopravvivenza delle varie identità che compongono l’unione, unica vera ricchezza.
E per differenze non intendo solo quelle relative alle lingue, alle monete e alla produzione di beni e servizi ma in particolare agli usi, ai costumi, alle tradizioni, alla mentalità.
I parametri da rispettare sono uguali per tutti ma i Paesi europei non sono tutti uguali. E tra i Paesi europei l’Italia è meno uguale di tutti. Perchè l’Italia è il Paese più imprevedibile, non sa e non può stare imbrigliato nelle regole. L’Italia è il Paese delle non-regole.
La tradizione ci vuole un Paese di santi, poeti e navigatori ma in realtà siamo sempre stati un Paese i cui abitanti hanno amato e amano il bel vivere. Vestire elegantemente, cucinare e mangiare bene, cantare, ballare, suonare, vantarsi, aggirare le regole, inventare, recitare, conquistare, affascinare, lavorare poco, conversare molto, creare opere d’arte. Tutte queste cose sappiamo farle come nessun altro nel mondo, qui sta il nostro principale talento. Questo il nostro “core business” come direbbe un economista. Ma, soprattutto, non sappiamo farlo da soli, abbiamo bisogno di qualcuno a cui mostrare la nostra italianità, di cui andiamo fieri.
Si è perso molto tempo a tentare di cambiare gli italiani per farli assomigliare a qualcun altro, ma la buona notizia è che gli italiani vanno bene così, non bisogna fare alcuna rivoluzione.
Tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 i giovani aristocratici del nord Europa sceglievano l’Italia, e in particolare il Sud, come destinazione di quello che veniva definito “Grand Tour”. Si trattava in sostanza di un periodo, che normalmente aveva inizio al termine del loro percorso di studi, in cui si affrontava un viaggio considerato di formazione. Il mito e la cultura greca esercitavano un grande fascino e rappresentavano nell’immaginario collettivo dell’epoca un modello a cui ispirarsi e dal quale attingere.
Erano attratti fondamentalmente da tre cose: l’atmosfera, la cultura e il paesaggio. Noi la prima l’abbiamo persa (siamo sempre più depressi), sulla seconda non investiamo risorse considerandola (a torto) antieconomica, il terzo l’abbiamo gravemente compromesso. Inseguendo miraggi industriali che nulla avevano a che fare con la nostra storia e la nostra vocazione abbiamo abbandonato ciò che suscitava negli altri paesi invidia ed ammirazione e che oggi, per rientrare nei parametri economici, rischia di essere messo ancor di più da parte. E’ un pò come se un’impresa, i cui prodotti fossero richiestissimi dal mercato, riducesse improvvisamente la loro produzione destinando gli investimenti altrove. Una follia.
A chi ragiona solo di numeri possiamo dimostrare che il comparto del turismo, della cultura, dell’agricoltura e della manifattura pregiata (noi non possiamo abbassarci a competere con i cinesi) possono, se ritenuti una volta per tutte strategici per la nostra economia, generare milioni di posti di lavoro ed enormi ricadute economiche.
Lasciamo agli altri paesi l’inquinamento, la frenesia, la tristezza, la monotonia e l’appiattimento.
E’ inutile pensare che un giorno saremo come la Germania o l’Inghilterra perchè noi non siamo (per fortuna) e non vogliamo essere né la Germania né l’Inghilterra. Noi non sappiamo risolvere i problemi, sappiamo discuterli, sappiamo conviverci, sappiamo scherzarci su, ma non risolverli. Se immaginassimo l’Europa come un grande cervello, noi staremmo nella parte destra, quella deputata alle attività creative.
Se l’Europa vuole avere un futuro politico deve avere la capacità di esaltare i talenti e le differenze di ciascun paese membro, senza appiattirle, ma cercando di collocarle all’interno di un progetto coerente, mettendo a disposizione di un paese i talenti dell’altro e compensando così le deficenze. Questa sì che si potrebbe chiamare Unione.
In un’Europa sempre più depressa (non solo economicamente ma anche psicologicamente) c’è bisogno di Italia, di quell’Italia che può ritornare ad essere, se solo lo decidesse una volta per tutte, la meta turistica numero uno nel mondo, il bel paese, l’oasi del benessere, “l’esempio perfetto – come scrive Bruno Grano – dello sviluppo armonico della personalità umana e delle sue espressioni artistiche più alte” e, scegliendo questa strada, riaccendere anche negli altri europei la voglia di vivere.

Massimiliano Capalbo

Commenti

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18 Febbraio 2012/4 Commenti
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https://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/turismo-italia.jpg 320 800 Massimiliano http://www.ereticamente.it/wp-content/uploads/Ereticamente_logo_1.jpg Massimiliano2012-02-18 12:28:502012-02-18 17:46:55Il grande errore
4 commenti
  1. Umberto Santucci
    Umberto Santucci dice:
    18 Febbraio 2012 in 14:53

    Bellissimo articolo, che mostra come sia possibile immaginare un diverso modello di sviluppo, facendo ricorso ai veri fondamentali della propria identità-paese.

    Rispondi
  2. marco bertelli
    marco bertelli dice:
    19 Febbraio 2012 in 08:54

    Possiamo andare oltre questo modello di pensiero. Lo possiamo fare grazie alla nostra Eresia, e se vogliamo proprio uniformarci alla mentalità competitiva, concentriamoci su di un concetto: al nostro confronto Martin Lutero è un dilettante. 🙂

    Rispondi
  3. Lui Chiarofiume
    Lui Chiarofiume dice:
    21 Febbraio 2012 in 15:18

    Un'analisi preziosa per scoprire un'opportunità che nessuno potrà toglierci: imparando a recuperare un grande errore si può avviare un grande processo di acquisizione di conoscenza.
    [via http://www.italiafutura.it/dettaglio/112830/turis… – via https://plus.google.com/u/0/101438010163979157405…

    Rispondi
    • Lui Chiarofiume
      Lui Chiarofiume dice:
      21 Febbraio 2012 in 15:21

      il secondo link era https://plus.google.com/u/0/101438010163979157405…

      Rispondi

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